Massoneria Occulta,Rosa Rossa,Sette,Esoterismo e Delitti seriali...un mondo sconosciuto, misteri insormontabili e casi irrisolti

L'Omicidio di Luigi Tenco

La morte di Luigi Tenco è stata definita (sul sito Misteri d'Italia) una delle indagini più demenziali e pasticciate mai svolte in Italia. Presentato, come molti altri casi simili, sotto veste di suicidio, è in realtà un palese omicidio. Anzitutto una prima stranezza riguarda il foro d'entrata; la stranezza sta nel fatto che un calibro 7.65 a contatto, avrebbe spappolato il cranio e non fatto un semplice buco. L'altra cosa strana è che quel foro d'entrata non presenta micro-bruciature tipiche di un colpo d'arma da fuoco sparato a contatto (il suicida solitamente appoggia la pistola ponendola a contatto con la pelle). Sono state trovate residui di polvere da sparo sulla tempia destra, ma sulla mano che avrebbe sparato è stato trovato solo antimonio, di fatto rendendo il guanto di paraffina negativo e non positivo come attestano gli esiti della riesumazione nella 2006.Tenco si sarebbe sparato un colpo in testa, con una PPK 7.65 (ma altre fonti indicano una Beretta calibro 22), in una camera d'albergo (la 219), ma nessuno ha sentito niente. Alcune foto (vedi il video) mostrano che sul volto di Tenco ci sono ferite lacero contuse.

Come se fosse stato picchiato. Una è addirittura dietro la testa. Questo in contrasto con il rapporto della polizia (anche questo ricorda molto il caso Manca).Gli organi di PG giunti sul posto portano il cadavere all'obitorio senza effettuare i rilievi di rito. Di conseguenza il cadavere sarà nuovamente trasferito nella stanza d'albergo. Particolare curioso: la camicia di Tenco è bianca, linda, e nel secondo trasporto scompare la macchia di sangue che compariva sulla camicia la prima volta. Come se qualcuno lo avesse rivestito per l'occasione. Il corpo di Tenco risulta sporco di sabbia in più punti. La circostanza è apparentemente inspiegabile, visto che aveva passato la serata al ristorante con amici e poi - secondo le ricostruzioni - si sarebbe diretto subito in albergo. E poi il solito balletto di incertezze sull'ora della morte, ad oggi mai appurata, sulla posizione del cadavere, l'autopsia mai fatta, la prova del guanto di paraffina non effettuato. La solita storia. Il solito copione già visto in centinaia di casi, Cagliari, Gardini, Niki Aprile Gatti, Attilio Manca, di recente Stefano Anelli. Infine.

Il biglietto lasciato da Tenco per spiegare la sua morte dice: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.Il biglietto sarà giudicato autografo da una perizia, ma dopo oltre trenta anni (evidentemente i periti se la sono presa comoda e hanno analizzato una parola all'anno).In realtà alcuni esperti che conoscevano Tenco sostengono che la firma sia falsa e, come potete vedere nel video, pare che il biglietto sia stato artefatto.In effetti, comparando la firma del biglietto con quella del cantautore ne viene fuori un tratto completamente diverso. Da notare poi che Arrigo Molinari, il questore che all'epoca dette la notizia del "suicidio" di Tenco, telefonò all'Ansa, prima di essere giunto a fare un sopralluogo personalmente. Insomma, aveva già appurato il suicidio, senza aver mai visto il cadavere. Per sentito dire cioè.

Concludiamo con le parole usate dall'autore del video: La verità è che Tenco è stato ucciso sulla spiaggia e poi riportato nella stanza 219 dell'Hotel Savoy, ecco perché nessuno ha udito il colpo di pistola, ecco perché il corpo è stato immediatamente portato in obitorio e poi ritrasportato in camera (era improbabile come omicida), ecco perché gli hanno cambiato la camicia (era sporca di sabbia), ecco perché gli hanno nascosto i piedi sotto il cassettone (era necessario per non far vedere la sabbia sulle scarpe). In conclusione: quello di Tenco è stato un omicidio. Resterebbe da capire il perché dell'omicidio. Il cosiddetto movente. Al riguardo può essere utile ricordare che secondo l'esperto di servizi segreti Aldo Giannuli, Tenco era stato indicato in una lista del Sifar come persona scomoda e sovversiva. Uno contro il sistema, insomma. Da eliminare. Come Rino Gaetano, come De Andrè, come Pasolini, come tanti altri di cui ancora neanche si sospetta che siano morti per altri motivi rispetto a quelli che le versioni ufficiali ci hanno riportato. Aggiungo una nota finale. Il biglietto è stato artefatto non a caso, perché comparissero quelle "rose" nella giustificazione della morte; rose, che, unite alla data della morte, 27.1.1967 (la cui somma fa 33), danno la firma della Rosa Rossa.

Nota finale.

Per approfondire il caso Tenco:

http://luigitenco60s.forumfree.it/?t=26753305

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zU55FGhwT7I#!

Avv. Paolo Franceschetti  http://paolofranceschetti.blogspot.com/

Il nome della Rosa e i misteri della Rosa Rossa

Paolo Franceschetti

Stefania Nicoletti

Sommario.

1. Premessa. 2. Il misterioso libro proibito: la Divina Commedia di Dante. 3. Riflessioni conclusive, e un po’ di coincidenze. 4. Poscritti.

1. Premessa.

Il romanzo di Umberto Eco è un romanzo che contiene molti riferimenti impliciti alla Rosa Rossa e destinato a far capire molte cose di questa organizzazione, se lo si legge attentamente e cogliendone i numerosi riferimenti nascosti. Lo stesso Eco dice che il suo libro può avere diversi piani di lettura e qualunque lettore capisce che tale romanzo contiene una serie di riferimenti: alcuni espliciti, altri impliciti. Tutta la trama è costruita attraverso una fitta rete di citazioni che rimandano ad altri libri e/o autori. Tanto che qualcuno ha detto che il romanzo di Eco, in realtà, è un libro scritto “con libri e sui libri”. Sempre Eco, poi, ci dice che i libri parlano sempre di altri libri. Cosa vuol dire Eco con questa frase enigmatica? Egli vuol dire che la Rosa Rossa nei secoli ha comunicato attraverso i libri (ma oggi anche attraverso film, giornali, ecc...) e, leggendo attentamente alcune opere, esiste una fitta rete di citazioni e rimandi, che comunicano messaggi precisi. Il significato generale dell’opera mi è sempre apparso abbastanza chiaro: chiunque arriva a scoprire “il nome della Rosa” muore. Mi ero sempre domandato però a quale libro specifico si riferisse Eco, quando ne “Il nome della rosa” parla di un libro “che uccide e per il quale gli uomini uccidono”. Esiste, per la Rosa Rossa, un libro importante che uccide e per cui si uccide? Ad un’analisi attenta la risposta diventa chiara. Anzitutto il racconto si incentra su di un libro maledetto e una serie di omicidi che avvengono in un convento. Nel romanzo il libro maledetto è il secondo libro della “Poetica” di Aristotele, che tratta della commedia. A quale libro si riferisce realmente Eco? Quale è questo libro maledetto? E’ realmente la “Poetica” di Aristotele, o altro?

                                                                                                                                                                                                       Paradiso, canto 31: Dante è vicino alla Candida Rosa. Illustrazione di Gustavo Dorè.

2. Il misterioso libro proibito: la Divina Commedia di Dante.

Partiamo dal libro maledetto nel romanzo, e concentriamoci non tanto sul titolo, quanto sull’argomento che tratta: esso è il secondo libro della “Poetica” di Aristotele, dedicato alla “Commedia” e al riso. In realtà il testo è inesistente, in quanto questa parte dell’opera aristotelica è andata perduta.“Commedia” è il titolo reale della Divina Commedia di Dante. Il termine divina apparve infatti solo successivamente, perché Dante aveva initolato la sua opera semplicemente “Comedìa”, senza il divina.Perché Eco sceglie proprio l’opera di Aristotele come libro maledetto su cui incentrare tutta la trama del suo romanzo? Perché tra Dante ed Aristotele esiste un rapporto profondo, in quanto egli lo definisce “maestro di coloro che sanno” e la struttura dell’opera dantesca è “tolemaico aristotelica”.Altro riferimento che ci riconduce a Dante è in uno dei protagonisti del romanzo, ovverosia nella figura dell’assassino; il suo nome è Jorge da Burgos, ed è un frate che spesso, nel suo parlare, utilizza espressioni chiaramente riferentesi a San Bernardo di Chiaravalle.Qui il riferimento dantesco è duplice. 1) San Bernardo è colui che guida Dante in Paradiso, negli ultimi canti, per arrivare alla Candida Rosa dei Beati. E san Bernardo non è stato certamente scelto a caso; egli era infatti il creatore della regola templare, il che conferma quello che molti studi storici hanno affermato, cioè che Dante era un templare e un rosacroce.

2) Il nome del personaggio richiama esplicitamente Jorge Luis Borges. Costui è uno scrittore e poeta, tanto appassionato di Dante che le sue opere sono state definite “intrise di immanentismo dantesco”. L’autore, tra le altre cose, fa spesso riferimento simbolico alla rosa, e ha dedicato a Dante più di un’opera, in particolare “Nove saggi danteschi”; le sue opere contengono inoltre riferimenti cabalistici e alla cultura ebraica (“Il Golem”, “Una difesa della Cabala”). C’è poi una sua opera, in particolare, che fonde riferimenti danteschi a riferimenti cabalistici (“L’Aleph”; ovverosia la prima lettera dell’alfabeto ebraico). Si pensi che Borges ha addirittura influenzato Alan Moore, dai cui fumetti sono stati tratti i film “V per vendetta” e “From Hell, la vera storia di Jack lo squartatore”, ove i riferimenti alla Rosa Rossa sono assolutamente espliciti.Inoltre, proprio perché la rosa è uno dei temi ricorrenti nell’opera di Borges, uno dei suoi racconti si intitola “La rosa di Paracelso”, racconto dedicato alla figura del grande alchimista e rosacroce.

E una delle sue opere poetiche si intitola “La rosa profonda”.Nessun personaggio poteva quindi essere più indicato, come assassino e difensore del libro maledetto, di Jorge da Burgos. Il quale ricorda lo scrittore Borges non solo nel nome, ma anche nelle caratteristiche: la cecità, la biblioteca, il labirinto, lo specchio... sono tutti temi presenti nel romanzo di Eco, che alludono allo scrittore argentino, le cui opere hanno proprio questi temi ricorrenti.Già da queste poche osservazioni ci si può convincere che in realtà il libro misterioso che non deve essere mai aperto è la Divina Commedia.Ma i riferimenti e il parallelismo tra Il nome della Rosa e la Divina Commedia non sono finiti qui.Intanto il libro di Eco si presta a 4 livelli diversi di lettura; esattamente come la Divina Commedia di Dante (letterale, allegorico, morale ed anagogico).Poi, l’ispirazione di base del libro – pare – viene da un libro dal titolo “L’ordalia”, di Italo Alighiero Chiusano. Alighiero, proprio come Dante Alighieri.Pensiamo ora al titolo stesso.

Il nome della Rosa. Tutta la Divina Commedia è, in fondo, il viaggio di Dante per arrivare a vedere Dio e la Candida Rosa dei Beati.Eco ha, quindi, disseminato la sua opera di indizi che riconducono a Dante Alighieri.Si può allora concludere che il libro maledetto, il libro che non si può decifrare, il libro “che uccide e per il quale gli uomini uccidono”, altro non è che la Divina Commedia di Dante.Del resto, che i riferimenti danteschi compaiano in molti dei delitti che hanno insaguinato l’Italia, lo diciamo da tempo; dal delitto Moro, al delitto di Cogne, ai delitti del Mostro di Firenze, la maggior parte dei delitti della Rosa Rossa sono intrisi di simbologia dantesca (v. al riguardo il video “Delitti mediatici e disinformazione”, oppure gli articoli relativi alla Rosa Rossa).Soprattutto, la maggior parte degli omicidi dei testimoni o dei personaggi scomodi avvengono tramite la cosiddetta legge del contrappasso dantesco, come abbiamo detto fin dal primo articolo sull’omicidio massonico: la persona muore con una pena adeguata al peccato commesso. Ad es. i testimoni di Ustica, che muoiono in un incidente aereo; Fabio Piselli, che doveva testimoniare sul rogo del Moby Prince e per poco non muore nell’auto in fiamme; Elisabetta Ciabiani, che doveva testimoniare riguardo ai delitti del Mostro di Firenze e si “suicida” con un coltellata sul pube; Luciano Petrini che doveva fare una perizia sulla morte del collonnello Ferraro (suicidatosi impiccandosi al portascuigamani del bagno) e morto a colpi di portasciugamani; oppure penso alla recente morte di un carabiniere di Viterbo, che si è suicidato sparandosi proprio nel quartiere Santa Barbara (la protettrice dei militari).

In particolare, quando deve essere eliminata una persona scomoda, l’uccisione avviene spesso per mezzo di un finto suicidio (generalmente per impiccagione, oppure la persona si spara).Il suicidio è la morte dei traditori (si suicida infatti Giuda, dopo aver tradito Cristo; e si suicida il personaggio dantesco Pier della Vigna, perché non reggeva la vergogna delle accuse di tradimento a Federico II).Il messaggio finale del libro è quindi chiaro. Chiunque si avvicini a capire il nome della Rosa, e riesca a capire i segreti della Divina Commedia (collegandola ai delitti dei giorni nostri), farà una brutta fine.

3. Riflessioni conclusive, e un po’ di coincidenze.

Resta da vedere se arriveranno i soliti geni a dire che questi riferimenti danteschi sono casuali.Se infatti questa solfa della “coincidenza” ci viene propinata ad ogni piè sospinto per i riferimenti simbolici nelle canzoni di Rino Gaetano, per i film di Benigni, ecc., è però impossibile pensare ad una coincidenza per un romanzo scritto da una persona colta come Umberto Eco, che è senz’altro una delle persone più colte e sottili che abbiamo in Europa, il quale ha volutamente, e per sua stessa ammissione, disseminato il romanzo di allusioni e citazioni. Peraltro stiamo parlando di un personaggio che conosce benissimo i Rosacroce, Dante, i Templari, il simbolismo, e tutto ciò di cui noi parliamo in questo blog.Parlare di una coincidenza sarebbe veramente una follia, oltre che offensivo nei confronti di Umberto Eco!questo punto, appare chiaro il significato della frase conclusiva al libro di Eco. Queste sono le sue parole:Pare che il gruppo dell’Oulipo abbia recentemente costruito una matrice di tutte le possibili situazioni poliziesche e abbia trovato che rimane da scrivere un libro in cui l’assassino sia il lettore. Morale: esistono idee ossessive, non sono mai personali, i libri si parlano tra loro, e una vera indagine poliziesca deve provare che i colpevoli siamo noi.

Cosa vuole dire Eco con queste frasi? Dicendo “i libri si parlano tra di loro”, allude anche al fatto che alcune organizzazioni – in particolare la Rosa Rossa – parlano tra di loro tramite i libri. Il concetto lo ripete molto meglio in un’altra parte del libro (pag. 288 dell’edizione Bompiani del 2007). Scrive Eco, facendo parlare Guglielmo da Baskerville: “Spesso i libri parlano di altri libri”. “Ma allora – chiede Adso – a cosa serve nascondere i libri se dai libri palesi si può risalire a quelli occulti?” “Sull’arco dei secoli non serve a nulla. Sull’arco degli anni serve a qualcosa. Vedi infatti come noi ci troviamo smarriti”. “E quindi una biblioteca non è uno strumento per distribuire la verità, ma per ritardarne l’apparizione?”. “Non sempre e non necessariamente. In questo caso lo è”. Qui Eco sta dicendo che la verità sulla Rosa Rossa e i Rosacroce prima o poi verrà fuori, come in effetti sta succedendo. Quindi, in teoria, non serve a molto nasconderla per mezzo di simboli, nei libri, nell'arte, ecc.

Ma nell’immediato serve a qualcosa (infatti, pochi hanno capito il filo rosso che unisce molti delitti, i quali rimangono sempre irrisolti; vai infatti a convincere un magistrato ad aprire come omicidio un caso di suicidio in ginocchio, oppure uno dei tanti casi di omicidio-suicidio che infestano il nostro paese facendogli notare i riferimenti simbolici che riconducono alla RR... un’impresa impossibile!). Rimane solo da scrivere un romanzo in cui l’assassino sia il lettore, dice poi Eco. C’è da notare che egli lascia fuori un’altra possibilità: un libro in cui l’assassino sia lo scrittore. La lascia fuori probabilmente perché questo tipo di romanzi è già stato scritto. Infatti molti autori appartenenti alla Rosa Rossa hanno pubblicato libri su delitti commessi da... loro stessi (o addirittura hanno fatto dei film, su delitti commessi da loro stessi). Ora, ci dice Eco, una vera indagine poliziesca dovrebbe provare che i colpevoli siamo noi, cioè noi scrittori. Ma, lascia intuire, le indagini poliziesche (perlomeno quelle sui delitti più efferati) non sono mai vere, e la prova non verrà mai raggiunta. Oggi, la maggioranza degli investigatori e della gente è propensa a pensare che le nostre idee siano fantasiose.

Che la Rosa Rossa non esista. Come disse Amedeo Longobardi al convegno su Rino Gaetano? Testualmente: “Avendo lavorato al delitto di Erba, non ha trovato indizi che riconducano quel delitto alla Rosa Rossa”. Nessun indizio, nessuna prova. Infatti, a parte il nome dell’assassina (che unita al cognome forma la doppia, RR, marchio della Rosa Rossa), il nome della città (Erba), il nome della città confinante (Albavilla), il nome delle vittime, la data, la dinamica… a parte tutto questo, non c’è nulla che riconduca alla Rosa Rossa. Lo stesso Umberto Eco, nella prefazione al libro “Storia dei Rosacroce” di Paul Arnaud, scrive che i Rosacroce non si sa se siano davvero esistiti. Già. Le principali città italiane, Firenze, Napoli, Milano, Torino, Roma, e anche Viterbo, hanno una pianta completamente incentrata sul simbolismo dei Rosacroce; romanzi, opere d’arte, quadri, sono intrisi di simbologia rosacrociana; esistono migliaia di titoli di libri che riguardano i Rosacroce; centinaia di opere sono scritte da autori che si definiscono “rosacroce” e in molti casi sono stati pubblicati i testi con i loro riti. La maggior parte dei delitti segue una simbologia rosacrociana e dantesca, e tali delitti ricalcano esattamente quello che è scritto nei libri.

Ma la maggior parte degli autori nega ancora che esistano. Compreso, ovviamente, Umberto Eco che, solo casualmente, ha intitolato il suo libro “Il nome della Rosa”. E probabilmente per caso ha iniziato il prologo del suo libro con “In principio era il verbo e il verbo era Dio, e il verbo era presso Dio”, che è il primo verso del Vangelo secondo Giovanni (il santo patrono della Rosa Rossa). Sempre per caso il primo capitolo inizia con “era una bella mattina di fine novembre”; Eco ha dichiarato (http://www.kataweb.it/multimedia/media/333828) che questo incipit è un riferimento al famoso “era una notte buia e tempestosa”, con cui inizia (a parte il romanzo scritto da Snoopy) un racconto di Edward Bulwer Lytton, autore di “Zanoni”, l’unico romanzo in tutta la letteratura mondiale che è dichiaramente rosacrociano e che tratta di Rosacroce. Un romanzo scritto da un rosacroce che - pare - è stato il vero fondatore della Golden Dawn (da cui la Rosa Rossa discende). E, sempre per puro caso, esiste un sito (www.rosarossa.it, registrato a nome di Margherita Marcheselli, coordinatrice della rivista online Golem l’indispensabile: rivista diretta, tra gli altri, da Umberto Eco) come quello della figura in alto, all’inizio dell’articolo, in cui compare solo un breve testo, senza senso apparente, con l’immagine di una rosa rossa, che comincia così:

Qui si parla di qualcosa che forse non esiste,ma forse sì.

4. Poscritti.

PS.

Alcuni versi dell’opera “Il Golem”, di Jorge L. Borges: Se è vero (come nel Cratilo è detto) / che l’archetipo della cosa è il nome, / nella parola rosa è già la rosa / e il Nilo nelle lettere di Nilo Tra l’altro, come abbiamo detto, Golem è il titolo della rivista online (del gruppo Motta) diretta da Umberto Eco, Gherardo Colombo, Renato Mannheimer, e altri. E il coordinatore della rivista è Margherita Marcheselli, creatrice del sito rosarossa.it. Bene... questa frase (soprattutto “l’archetipo della cosa è il nome, nella parola rosa è già la rosa”) non ricorda il titolo del libro di Eco, Il Nome della Rosa? E non solo il titolo, ma anche la famosa frase finale: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”; la rosa esiste in quanto nome, possediamo solo nudi nomi.

PS2.

Leggiamo attentamente poi i primi passi de “Il nome della rosa”. Anche qui l’autore ci sta dicendo delle cose molto importanti. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.

Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.” Insomma, Eco ci dice chiaramente che vuole lasciare “segni di segni”, “perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione”, ovverosia ci dice che vuole lasciare dei segni, affinché siano decifrati da altri. Non sappiamo se li abbiamo decifrati correttamente. Si tratta di cose che, purtroppo, più si approfondiscono, e più si vorrebbe avere torto. E aver decifrato il libro di Eco (grazie all’intuizione di Stefania) mi dona un profondo senso di sconforto.

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Le Carte degli Illuminati

Si parla spesso in rete di un particolare gioco di carte, chiamato “Illuminati Card Game”, che appartiene ad una vasta serie di giochi basati sulle diverse teorie che riguardano gli Illuminati, i poteri occulti e il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. (*) Ciò che rende questo gioco interessante è la presenza di molte carte che descrivono con anticipo(“Illuminati Card Game” è del 1994/95) eventi di portata mondiale che sono poi realmente accaduti.

                   

Fra questi spiccano soprattutto la distruzione del Pentagono e delle Torri Gemelle, la cui rappresentazione grafica sembra addirittura ricalcata da una fotografia del fatto reale, avvenuto nel2001. Altre sorprendenti “coincidenze“ sono, ad esempio, la pandemia con tanto di “quarantena", la“manipolazione dei mercati finanziari”, oppure “l’esplosione del vulcano”, che ci ricordano da vicino eventi accaduti di recente. Ci sono poi immagini più generiche, come la “riduzione della popolazione“, … o la “riscrittura della storia“, che corrispondono sicuramente ai sogni più o meno nascosti degli Illuminati del “Nuovo Ordine Mondiale”.Il fatto che questo set di carte sia stato effettivamente pubblicato nel ’94 sembra fuori discussione, in quanto il gioco è talmente diffuso che se certe carte non comparissero nel mazzo originale, ma fossero state aggiunte dopo, qualcuno lo avrebbe sicuramente denunciato. Siamo quindi di fronte ad un curioso minestrone di progetti attribuiti al “Nuovo Ordine Mondiale” -alcuni specifici, altri generici, alcuni realizzati e altri no - che di certo non può essere spiegato con una semplice serie di coincidenze. Fra le varie possibilità, la spiegazione più probabile è che il creatore del gioco, Steve Jackson, abbia ricevuto informazioni riservate da qualcuno che era a conoscenza diretta dei progetti che circolavano nell’ambito del “Nuovo Ordine Mondiale”.E’ possibile che Jackson sia stato usato come “altoparlante inconsapevole“, a cui vengono passate informazioni da diffondere, in modo apparentemente triviale, con l’intento di rafforzare la pubblica percezione del potere degli Illuminati.

                                                 

Oppure potrebbe appartenere lui stesso al NWO, oppure ancora può essere una persona che cerca solo di sfruttare commercialmente certe informazioni di cui in qualche modo è venuto in possesso. In fondo, la Steve Jackson Games dichiara un reddito lordo annuo superiore ai 2 milioni e mezzo di dollari .Il caso di Jackson ricorda da vicino quello di certi libri “fortunati”, come ad esempio “Il Candidato Manciuriano”, che hanno saputo descrivere in anticipo vicende che si sono poi realizzate nella realtà. Vi sono anche autori dotati di intuito particolare, che percepiscono in anticipo certe onde di “sentire collettivo”, come ad esempio “Il Nome della Rosa”, oppure il “Codice da Vinci”, sfruttando al meglio il nascente interesse popolare per certi argomenti “occulti” - o comunque occultati. In certi casi diventa addirittura difficile capire quanta informazione originale esista fra le righe di un libro, e quanta invece sia il riflesso di quel sentire collettivo, introdotto - consciamente o inconsciamente – dallo stesso autore nelle sue pagine .In realtà, a ben guardare, le carte degli Illuminati non rappresentano nulla di stupefacente, se non l’eventuale conferma che ciò che accade nel mondo sia spesso il risultato di una precisa volontà di un ristretto gruppo di persone. Il primo attentato al World Trade Center risale al 1993, indicando che un progetto di un attentato con esplosivi alle Torri Gemelle dovesse essere in circolazione almeno da quella data (che precede l’uscita del gioco di carte).

Vi è anche una possibilità più remota, più difficile però da sostentare in modo analitico: che l’autore non riceva affatto informazioni esterne, ma che sia dotato di particolari “poteri di preveggenza“, che gli permetterebbero di visualizzare in anticipo eventi che poi accadono nella realtà. A sua volta, si potrebbe teorizzare che questo tipo di preveggenza consista nella capacità di accedere ad un insieme di archetipi, che esisterebbero fuori della nostra dimensione spazio-temporale, i quali vengono ad assumere le forme specifiche degli eventi che poi accadono nel nostro tempo. In questa ottica si può anche spiegare un fenomeno come quello di Nostradamus, le cui quartine, più che anticipare eventi specifici, sembrano rappresentare archetipi universali, sufficientemente dettagliati però da poterli applicare in seguito a certi fatti realmente avvenuti. Qui però dobbiamo fermarci, perchè stiamo entrando in un territorio assolutamente ipotetico, che non ci permette di utilizzare il metodo analitico, e ci offre risposte che possono avere al massimo un valore individuale. Di certo possiamo affermare una cosa: man mano che procede il cammino dell’umanità, scopriamo che è sempre più grande il numero di cose che non conosciamo rispetto a quelle che conosciamo. E questo è già un notevole passo in avanti, volendo, che ci possa almeno liberare da quell’ignoranza,travestita da falso sapere, che ci offusca costantemente la vista.

Massimo Mazzucco

* Uso il termine “cosiddetto”, per il Nuovo Ordine Mondiale, perchè personalmente ritengo che non esista un solo gruppo di potere, sic et simpliciter, ma che la questione sia molto più complessa ed intricata.

http://www.luogocomune.net/

note** Steve Jackson che ne inizia lo sviluppo nel 1981, per lanciarlo sul mercato l’anno successivo riscuotendo un notevole successo sia tra il pubblico che tra gli addetti ai lavori. Nel 1995 lancia dunque la versione composta da carte collezionabili, che viene distribuita in lingua inglese e tedesca. Ciò che risulta quantomeno curioso, è l’attinenza tra alcune carte e fatti realmente avvenuti 6 anni dopo; emblematica l’immagine delle 2 torri che identifica l’avvenimento dell’ undici settembre 2001 con una chiarezza a dir poco agghiacciante, che dire poi della carta relativa alle fusioni ed agli assorbimenti bancari, che si stanno regolarmente verificando ?Ci sono carte relative all’ ecoterrorismo, al controllo subliminale, alle scie chimiche al controllo climatico e così via… Ma questo signor Steve Jackson ha solo tirato ad indovinare ?

Mostro di Firenze

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Mostro di Firenze è la denominazione sintetica utilizzata dai media italiani per riferirsi all'autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. L'inchiesta avviata dalla Procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di almeno 4 duplici omicidi, i cosiddetti compagni di merende: Mario Vanni e Giancarlo Lotti mentre un terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto ad un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell'annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione. Le Procure di Firenze e Perugia sono tutt'ora impegnate in un'indagine volta a individuare i presunti mandanti dei duplici omicidi. La vicenda ebbe molto risalto anche dal punto di vista sociale, suscitando estrema paura per la tipologia di vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi) ed aprendo l'opinione pubblica italiana al dibattito sull'opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l'intimità a casa, evitando i luoghi pericolosi[1][2][3][4][5].

Le modalità dei duplici delitti

I reati del mostro di Firenze si sono sviluppati nell'arco di quasi due decenni, e hanno riguardato giovani coppie appartatesi nella campagna fiorentina in cerca di intimità. Le costanti della vicenda attengono anche ai mezzi usati e al modus operandi dell'omicida: i delitti sono avvenuti nelle medesime circostanze di tempo e di luogo. Tranne nel duplice omicidio del 1985, in cui le vittime erano in una tenda da campeggio, tutte le altre coppie di vittime erano all'interno di autoveicoli. Luoghi appartati e notti di novilunio, o comunque con cielo coperto, quasi sempre d'estate, nel fine settimana o in giorni prefestivi[6]. È sempre stata usata la stessa arma da fuoco, identificata in un modello di pistola Beretta appartenente alla serie 70, calibro .22 Long Rifle, in commercio dagli anni Cinquanta, probabilmente un modello con canna lunga, sviluppata come propedeutica alla disciplina sportiva del tiro a segno, caricata con munizioni Winchester marcate con la lettera "H" sul fondello del bossolo (provenienti da almeno due scatole da 50 cartucce ciascuna), con palla in piombo nudo e con palla in piombo ramato galvanicamente. In quattro degli otto duplici omicidi, l'assassino ha asportato il pube delle donne uccise, negli ultimi due casi anche il seno sinistro delle vittime. I luoghi dei delitti (Signa, Vicchio, Calenzano, Scopeti, ecc.) erano per lo più stradine sterrate nascoste, chiamate tratturi, o piazzole frequentate da coppie. Ciò ha portato a pensare che l'assassino fosse una persona esperta dei luoghi e ad ipotizzare che seguisse le sue vittime a distanza[7].

La serie di delitti e i primi sospettati

21 agosto 1968: L'omicidio di Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, Signa

La notte del 21 agosto 1968, all'interno di una Alfa Romeo Giulietta bianca posteggiata presso una strada sterrata vicino al cimitero di Signa, vengono assassinati Antonio Lo Bianco, muratore siciliano di 29 anni, sposato e padre di tre figli, e Barbara Locci, casalinga di 32 anni, di origini sarde. I due erano amanti, la donna era sposata con Stefano Mele, un manovale sardo emigrato in Toscana alcuni anni prima. Al momento dell'aggressione, intorno alla mezzanotte, i due sono intenti in preliminari amorosi. Sul sedile posteriore dorme Natalino Mele, di 6 anni, figlio di Barbara Locci e Stefano Mele. L'assassino si avvicina all'auto ferma ed esplode complessivamente otto colpi da distanza ravvicinata, quattro colpiscono la donna e quattro l'uomo. Verranno repertati cinque bossoli di cartucce calibro .22 Long Rifle Winchester con la lettera "H" punzonata sul fondello. Intorno alle 2:00 del mattino del 22 agosto, il piccolo Natalino Mele suona alla porta di un casolare sito in via del Vingone 154, ad oltre 2 chilometri di distanza da dove e' parcheggiata l'automobile del Lo Bianco. Il proprietario, sveglio per via del figlio malato che ha chiesto dell'acqua, si affaccia immediatamente alla finestra, e davanti alla porta vede il bambino che scorgendolo a sua volta gli dice: "Aprimi la porta perché ho sonno, ed ho il babbo ammalato a letto. Dopo mi accompagni a casa perché c'è la mi' mamma e lo zio che sono morti in macchina."[8]. Dopo averlo soccorso, l'uomo chiede a Natalino cosa sia successo, e questo stentatamente riferisce altri particolari sul suo arrivo fin lì: "Era buio, tutte le piante si muovevano, non c'era nessuno. Avevo tanta paura. Per farmi coraggio ho detto le preghiere, ho cominciato a cantare la tramontana... La mamma è morta, è morto anche lo zio. Il babbo è a casa malato."[9]

I Carabinieri, chiamati mezz'ora dopo dal signor De Felice, il padrone di casa, si mettono alla ricerca dell'auto portandosi dietro il piccolo Mele. Intorno alle 3:00 del mattino l'auto viene ritrovata grazie anche all'indicatore di direzione lampeggiante, nella stradina che si trova su via di Castelletti, a 100 metri dal bivio per Comeana, in una zona abitualmente frequentata da coppie in cerca di intimità[10]. Le indagini conducono al marito della donna, Stefano Mele, 49enne manovale originario di Fordongianus all'epoca in provincia di Cagliari, ora di Oristano, che si sospetta possa aver commesso il delitto per gelosia. Questo elemento è tuttavia reso piuttosto implausibile dal fatto che lo stesso Stefano Mele aveva più volte in passato esternato un temperamento decisamente succube, giungendo persino ad ospitare in casa sua per diverso tempo tal Salvatore Vinci, suo amico ed amante della moglie, da taluni indicato come il vero padre del piccolo Natalino. I pettegolezzi del paese insinuavano persino che l'uomo, al mattino, portasse il caffè a letto agli amanti della donna e che accondiscendesse ad avere rapporti sessuali con alcuni di loro, incluso lo stesso Vinci. [11]). Il 23 agosto, dopo 12 ore di interrogatorio[12], e dopo aver negato inizialmente un suo coinvolgimento ed aver gettato sospetti sui vari amanti della moglie, arriva a confessare il delitto.

Durante il sopralluogo effettuato quello stesso giorno, l'uomo mostra di conoscere alcuni particolari che solo chi fosse stato presente all'omicidio poteva sapere, ma al contempo risulta totalmente incapace di maneggiare un'arma, e sbaglia il finestrino da cui furono portati i colpi[13]. Dopo poche ore Mele ritratta in parte la confessione, e coinvolge come complice Salvatore Vinci. Dice che è lui ad avergli fornito l'arma, ed è stato sempre il Vinci a portarlo fino alla stradina di Castelletti con la sua auto. La pistola, dopo aver sparato, il Mele l'avrebbe buttata nel canale che corre lungo il cimitero, ma l'arma malgrado le ricerche non viene mai trovata. Il pomeriggio del 24 agosto i due uomini vengono messi a confronto, nonostante il Vinci abbia portato un alibi confermato da due testimoni. Il confronto però dura molto poco, perché dopo le prime battute Stefano Mele ritratta ancora e scagiona Salvatore[14]. Non passa mezz'ora che Mele fornisce una nuova versione, e questa volta al posto di Salvatore Vinci c'è il fratello Francesco, anch'egli amante della Locci e, a detta di Mele, assai geloso della donna. Francesco Vinci per un certo periodo aveva addirittura convissuto con la Locci a casa di questa, venendo denunciato dalla propria moglie per abbandono del tetto coniugale e concubinato. Il giorno successivo, visto che quella nuova accusa non è sostenuta da riscontri, Stefano punta il dito contro un terzo amante della moglie, tal Carmelo Cutrona, asserendo che, il pomeriggio prima del delitto, si fosse recato a casa sua in cerca di Barbara e, vedendo lì presente il Lo Bianco (che Mele conosceva col nome di "Enrico"), se ne fosse andato via molto turbato. I magistrati intanto stanno nuovamente sentendo il piccolo Natalino Mele, che dopo aver sostenuto per giorni di non aver sentito, né visto nulla, adesso ammette di aver visto al suo risveglio il padre, e che questo lo avrebbe preso sulle spalle portandolo fino alla casa del Vingone dopo avergli fatto promettere di non dire nulla[15]. È a questo punto che Mele cede confermando la versione del figlio, e scagionando le altre persone accusate fino a quel momento. Nonostante le molte incongruenze, e l'assenza dell'arma, nel marzo del 1970 Stefano Mele viene condannato dal tribunale di Perugia in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione.

La pena è piuttosto mite perché l'uomo viene riconosciuto parzialmente incapace di intendere e di volere. Gli vengono inoltre inflitti 2 anni di reclusione per calunnia contro i fratelli Vinci.[16]. Durante il processo a Stefano Mele, Giuseppe Barranca, cognato di Antonio Lo Bianco e collega di lavoro di Mele, raccontò che la Locci, pochissimi giorni prima del delitto, si era rifiutata di uscire con lui dichiarando che "potrebbero spararci mentre siamo in macchina" e, in un'altra occasione, gli aveva raccontato che c'era un tale che la seguiva in motorino. Una deposizione analoga fu resa da Francesco Vinci, che parlò di un uomo in motorino che avrebbe pedinato la Locci durante i suoi appuntamenti con gli amanti[17].

15 settembre 1974: L'omicidio di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, Borgo San Lorenzo

Il 15 settembre 1974 ha luogo il primo duplice omicidio di apparente natura maniacale; Pasquale Gentilcore di 19 anni, impiegato alla Fondiaria Assicurazioni, e Stefania Pettini, 18 anni, segretaria d'azienda impiegata alla Magif, vengono uccisi in una strada sterrata nella frazione di Rabatta, vicino a Borgo San Lorenzo. I due si frequentavano da circa due anni anche se non avevano ancora ufficializzato la relazione[18]. Pasquale Gentilcore, dopo aver accompagnato la sorella Cristina alla discoteca Teen Club di Borgo, promettendole di tornare a prenderla al più tardi per le 12, raggiunge la fidanzata a Pesciola di Vicchio, presso l'abitazione di lei. Da lì, verso le 22:00, i due giovani ripartono per raggiungere gli amici che li aspettano in quello stesso locale per proseguire la serata. Durante il tragitto decidono però di appartarsi in un tratturo sulle sponde del Sieve, da loro già conosciuto, e normalmente frequentato dalle coppiette della zona.[19] Intorno alla 23:45 (verrà appurato sulla base di una testimonianza che ode dei colpi a quell'ora[20]) qualcuno spunta forse dall'attiguo vitigno e comincia ad aprire il fuoco. Pasquale Gentilcore, seduto al posto di guida, viene raggiunto da cinque colpi esplosi da una Beretta calibro 22 Long Rifle, la stessa utilizzata nel delitto del 1968; i colpi mortali arrivano dal lato sinistro della 127.

La ragazza viene raggiunta da tre colpi che tuttavia non la uccidono; viene trascinata fuori dall'auto ancora viva, e uccisa con tre coltellate profonde allo sterno.[21] Dopo averne disteso il corpo dietro l'auto, l'assassino continua a colpirla per altre 96 volte, colpendo anche il seno ed il pube[22][23]. Successivamente l'omicida penetra la vagina della ragazza con un tralcio di vite; particolare questo che, anni dopo, farà pensare ad un possibile movente esoterico, ma che può anche essere interpretato come un segno di sfregio da parte dell'assassino. Considerato che il luogo del delitto era sito in prossimità di alcune piante di vite, è comunque possibile ipotizzare che il gesto non fosse premeditato. Le sevizie sul corpo della ragazza furono tanto violente da causare, in sede processuale, lo svenimento di un Carabiniere durante l'udienza in cui venivano mostrate le foto del corpo della ragazza[24]. Prima di lasciare il luogo l'omicida colpisce con il coltello anche il corpo esanime di Pasquale con 5 coltellate all'altezza del fegato [25]. In occasione di questo delitto, scoperto la mattina seguente da un contadino che abitava e lavorava da quelle parti, vengono ritrovati, sparsi sul terreno, gli oggetti contenuti nella borsetta della ragazza (particolare questo che si rivelerà costante in tutti gli omicidi). La borsa ed il reggiseno della Pettini verranno invece ritrovati sul far della sera in un luogo poco distante in seguito ad una telefonata anonima, mentre orologio e anelli della ragazza non verranno più trovati. Il pomeriggio prima di essere uccisa, la Pettini aveva confidato ad un'amica di aver fatto uno "strano incontro" con una persona poco piacevole che l'aveva turbata, ma non ebbe tempo per approfondire il fatto. In ogni caso la ragazza non fu la sola, tra le vittime femminili del maniaco, ad aver lamentato molestie da parte di ignoti poco prima dei delitti. [26]. Gli inquirenti esaminarono anche il diario della ragazza ma senza trovarvi alcuna annotazione insolita. Qualche anno dopo i quotidiani tornarono a parlare del caso dopo che la tomba di Stefania (sepolta assieme al fidanzato, nel cimitero di Borgo San Lorenzo) fu manomessa e danneggiata da ignoti.

6 giugno 1981: L'omicidio di Giovanni Foggi e Carmela Di Nuccio, Scandicci

Il primo dei due duplici omicidi del 1981 viene commesso nella notte tra il 6 ed il 7 giugno nei pressi di Mosciano di Scandicci. Le vittime sono Giovanni Foggi, 30 anni, dipendente dell' Enel, e la sua ragazza, Carmela De Nuccio, pellettiera di 21 anni. I due si conoscevano da pochi mesi ma avevano già programmato di sposarsi. La sera del delitto, un sabato, cenano a casa dei genitori di Carmela, poi, verso le 22:00, escono per una passeggiata e si appartano con l'auto, una Fiat Ritmo color rame, in una stradina sterrata sulle colline di Roveta, non lontano dalla discoteca "Anastasia", e in una zona frequentata abitualmente da coppiette e guardoni. Giovanni viene raggiunto da tre colpi di pistola esplosi attraverso il finestrino anteriore sinistro, mentre altri cinque proiettili colpiscono Carmela.[27] In fase di sopralluogo verranno però rinvenuti solo cinque bossoli su otto[28], un particolare, quello dei bossoli mancanti, che si ripresenterà ancora nel 1983, nel 1984, e che già si era verificato nel 1974 e nel 1968. La ragazza viene tirata fuori dalla macchina e trascinata in fondo al terrapieno rialzato su cui scorre la stradina, dove le verranno recisi i jeans e, per mezzo di tre precisi fendenti, le verrà asportato interamente il pube. Anche in quest'occasione l'omicida, presumibilmente prima di lasciare il luogo del delitto, colpisce con il coltello il corpo esanime del ragazzo. I corpi dei due giovani saranno rinvenuti il mattino dopo. L'uomo è ancora a bordo dell'auto, come nel delitto del 1974. Anche in questa occasione le armi usate sono la Beretta calibro .22 ed un coltello. Anche in questo caso si verifica l'accanimento sui cadaveri, soprattutto su quello della donna. Ma le analogie non sono finite, perché stranamente, proprio come a Borgo, la borsetta della ragazza viene rovistata, e il contenuto gettato a terra senza che però questa volta risulti mancare nulla. Per il delitto viene inizialmente sospettato l'ex fidanzato della Di Nuccio, che in passato aveva avuto screzi con lei, ma il giovane risultò avere un alibi inattaccabile[29].

L'arresto di Vincenzo Spalletti

Nelle fasi successive al delitto del giugno 1981 entra in scena Vincenzo Spalletti, trentenne, sposato e padre di tre figli. Spalletti era, ai tempi, un autista di autoambulanze presso la Misericordia di Montelupo Fiorentino. Tuttavia era conosciuto in famiglia e presso la "Taverna del Diavolo", un ristorante della zona, per essere anche un guardone. Il fenomeno del voyeurismo era peraltro in quei tempi marcatamente diffuso nella provincia fiorentina. [30] La domenica mattina seguente al duplice delitto, rientrato all'alba dopo aver trascorso la serata fuori con un amico guardone, racconterà alla moglie, e ad alcuni avventori di un bar da lui frequentato, di aver visto "due morti ammazzati"; racconterà inoltre particolari inerenti al delitto (in particolare la mutilazione inflitta alla ragazza) che non potevano essere già stati divulgati dagli organi di stampa e dai mass media. In seguito alle indagini alcune persone testimoniarono di aver visto la sua auto nei pressi del luogo del delitto nella notte del 6 giugno. Spalletti viene quindi arrestato; durante l'interrogatorio afferma di aver letto la notizia sui giornali, cosa impossibile in quanto i giornali che riportavano il fatto non erano stati pubblicati prima di lunedì e, inoltre, mente sull'orario di rientro a casa per la notte del delitto. Viene quindi accusato di falsa testimonianza e incarcerato, ma col sospetto che l'assassino possa essere proprio lui. Mentre Spalletti si trovava in carcere sua moglie e suo fratello ricevettero diverse telefonate anonime, in cui veniva loro assicurato che il loro congiunto sarebbe stato presto scagionato[31], cosa che in effetti accadrà nell'ottobre dello stesso anno a seguito di un nuovo duplice delitto che scagionerà completamente Spalletti [32][33]. Un conoscente dello Spalletti, anch'egli noto come guardone, sentito dagli inquirenti, asserì di essere stato fermato nei boschi, all'incirca all'epoca del delitto, da un tizio con una divisa che non aveva saputo identificare. L'uomo in divisa gli avrebbe rivolto velate minacce, rimbrottandolo aspramente e mostrandogli - a suo dire - una pistola [34].

22 ottobre 1981: L'omicidio di Stefano Baldi e Susanna Cambi, Le Bartoline

Il 23 ottobre 1981, a soli quattro mesi di distanza dal precedente omicidio, a Travalle di Calenzano vicino a Prato, in località "Le Bartoline", lungo una strada sterrata che attraversa un campo, a poca distanza da un casolare abbandonato, vengono uccisi Stefano Baldi, di 26 anni, operaio tessile di Calenzano e Susanna Cambi commessa di 24 anni. I due giovani, che avrebbero dovuto sposarsi entro pochi mesi, avevano cenato a casa di Stefano la sera prima quindi erano usciti a bordo dell'auto del giovane, una Golf nera, e non avevano più fatto ritorno. Alcuni amici del ragazzo riferirono che il Baldi inizialmente intendeva restare con loro, guardando una partita di calcio ma poi aveva cambiato idea e deciso di trascorrere la serata (vigilia di uno sciopero generale) con la fidanzata. La Cambi viene raggiunta e uccisa da cinque colpi, il ragazzo viene invece colpito quattro volte. Le cartucce sono di marca Winchester con la lettera "H" sul fondello, sparate dalla stessa Beretta calibro .22 LR, di cui solo 7 bossoli dei 9 complessivi che si sarebbero dovuti rinvenire saranno repertati.In questo caso l'omicida, per raggiungere la ragazza e compiere l'escissione del pube, è costretto ad estrarre dall'auto anche il corpo di Stefano. Il corpo della ragazza verrà trovato ad una decina di metri dall'auto, in un canaletto, con la maglia sollevata fino al collo. Il seno sinistro presenta gravi ferite inferte con arma bianca. Anche in questo caso verranno ritrovati gli oggetti contenuti nella borsetta della vittima femminile sparsi nelle zone circostanti il luogo del delitto. Il corpo di Susanna Cambi presenta ferite da arma da taglio, almeno quattro, di cui tre alla schiena. Il giorno successivo al delitto, prima del rinvenimento dei corpi, un uomo telefonò alla zia di Susanna chiedendo di parlare con la madre della giovane che, in effetti, in quel periodo era ospite con le due figlie presso la sorella. A causa di un guasto sulla linea tuttavia, la comunicazione venne interrotta subito. Si tratta di un particolare decisamente misterioso considerato che il numero di telefono, appartenente ad un indirizzo nuovo, era provvisorio e quindi nessuno avrebbe dovuto conoscerlo. [35] Secondo quando sostenuto dall'avvocato Nino Filastò, inoltre, poco prima del delitto Susanna Cambi avrebbe fatto capire alla madre di essere pedinata da qualcuno. In una occasione, mentre guidava l'auto in compagnia della madre, aveva rischiato di provocare un incidente spiegandole che "un tale, il solito" la stava seguendo e che era sua intenzione evitare di incontrarlo.

19 giugno 1982: L'omicidio di Paolo Mainardi e Antonella Migliorini, Baccaiano

La notte del 19 giugno 1982, a Baccaiano di Montespertoli vengono uccisi Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19, dipendente di una ditta di confezioni. I due giovani, soprannominati dagli amici "Vinavil" perché inseparabili, erano appartati a bordo di una piccola Fiat 147, in uno slargo presente sulla strada Virginio Nuova. L'assassino sopraggiunge favorito dall'oscurità ed esplode alcuni colpi verso la coppia; Paolo viene solo ferito e riesce a mettere in moto l'auto ed inserire la retromarcia. Probabilmente a causa della concitazione del momento, tuttavia, Paolo non è in grado di controllare l'auto che attraversa trasversalmente la strada e resta poi bloccata nella proda sul lato opposto. A questo punto l'assassino spara contro i fari anteriori dell'auto e colpisce a morte i due giovani. Secondo la versione tuttora condivisa dai più e ammessa al processo, l'assassino in seguito sfilerà le chiavi dal quadro d'accensione della vettura e le getterà lontano, presumibilmente in segno di spregio. Questo delitto si differenzia dai precedenti per almeno due motivi; innanzitutto il luogo in cui avviene l'aggressione non è appartato; a pochi chilometri di distanza, nel paese di Cerbaia è in corso la festa del Santo patrono, ed il traffico di auto lungo la strada provinciale è ridotto ma costante. In secondo luogo l'omicida, per la prima volta, non esegue le escissioni dei feticci e non ha il tempo materiale per infierire sui cadaveri, probabilmente a causa dei rischi che questa operazione avrebbe comportato, considerato che la macchina era visibilmente disposta in modo innaturale sulla strada. Il delitto sarà infatti scoperto pochissimo dopo da una vettura sopraggiunta nel frattempo. Antonella è morta, Paolo respira ancora e viene immediatamente trasportato al vicino ospedale di Empoli, dove muore il mattino seguente senza riprendere coscienza. Sul luogo del delitto verranno messi a reperto nove bossoli di calibro .22 Winchester sempre con la lettera "H" punzonata sul fondello. In quest'occasione il giudice Silvia della Monica, sperando di indurre il mostro a scoprirsi, convocò in Procura i cronisti che si occupavano del caso e chiese loro di scrivere sui giornali che Paolo Mainardi, prima di morire, aveva rivelato importanti informazioni utili alla ricostruzione dell'identità dell'omicida. Sarà inoltre a seguito di questo delitto che il maresciallo Fiori, 15 anni prima in servizio a Signa, ricorderà del delitto avvenuto nell'estate del 1968, e permetterà la riapertura del fascicolo in cui verranno ritrovati i bossoli repertati quell'anno; sarà così possibile comparare i bossoli e stabilire che a sparare nel 1968 era stata la stessa arma utilizzata nel 1982. Anche questo evento non è privo di dettagli inconsueti in quanto, per legge, gli elementi raccolti nel corso di un processo devono essere distrutti a sentenza avvenuta. Va tuttavia rilevato che la pratica non è generalmente seguita nel caso in cui l'arma del delitto non sia stata ritrovata, per l'ovvia necessità di lasciare il campo a successive verifiche, cosa che si è in effetti verificata con i bossoli repertati a Signa nel 1968. Mario Spezi nel suo libro " Dolci colline di sangue" dà una versione un po' differente riguardo al collegamento dei delitti del mostro con quello del 1968 a Signa. In pratica dice Spezi che arrivò agli inquirenti una lettera anonima che conteneva un ritaglio di giornale relativo al delitto del'68 con un messaggio aggiunto a penna che recitava : "Perchè non andate a rivedere il processo di Perugia contro Stefano Mele ? ( Il fascicolo processuale di S. Mele era effettivamente presso il tribunale di Perugia ). Nel fascicolo si trovarono stranamente i famosi bossoli cal. 22 serie H in una busta spillata che permisero agli inquirenti di mettere in relazione i delitti del '68 con i successivi del 1974 - 1981 - 1982.

Francesco Vinci

Successivamente al delitto del giugno 1982, che aveva portato gli inquirenti a collegare alla serie di delitti maniacali anche quello avvenuto 14 anni prima a Signa, in maniera inequivocabile grazie ai bossoli sparati dalla medesima pistola, le indagini si rivolgeranno verso Francesco Vinci, pastore, pluripregiudicato,residente a Montelupo Fiorentino, già chiamato in causa anni prima da Stefano Mele nell'omicidio del 1968 per il quale lo stesso Mele stava in quegli anni scontando la pena a 13 anni [36]. Vinci era stato a suo tempo amante fisso della Locci (come il fratello Salvatore) e aveva addirittura abbandonato la famiglia per vivere con la donna, rimediando per questo una denuncia (da parte della moglie) per abbandono del tetto coniugale e concubinato (reato allora ancora punibile in Italia, così come del resto l'adulterio) [37]. Il Vinci viene pertanto posto in stato di fermo con l'imputazione di maltrattamenti al coniuge [38], in modo da poter approfondire alcuni aspetti e raccogliere ulteriori prove per indiziarlo dei delitti del Mostro di Firenze. Tuttavia Francesco Vinci si trovava ancora in carcere al momento in cui si compie un nuovo duplice omicidio, quello del 1983. Scagionato da tale circostanza, e dalla successiva nuova testimonianza di Stefano Mele, Vinci resta in carcere per tre anni a causa di una condanna per furto di camion, ma viene completamente scagionato dalle accuse per gli omicidi [39] Francesco Vinci fu trovato assassinato nell'agosto 1993 insieme ad un amico, tal Angelo Vargiu, in una pineta nei pressi di Chianni. I loro corpi, incaprettati, erano stati rinchiusi nel bagagliaio di una Volvo data alle fiamme. Si ipotizzò un collegamento con la vicenda del "mostro", quasi subito scartato [40], ma più probabilmente, date anche le modalità del delitto, ad una vendetta nata in ambienti malavitosi sardi attorno ai quali pare che Vinci gravitasse. Il caso è rimasto sostanzialmente insoluto. [41]

9 settembre 1983: L'omicidio di Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch, Giogoli

Il 9 settembre 1983 a Giogoli di Scandicci, in un furgone fermo per la notte in uno spiazzo, vengono assassinati due turisti tedeschi, Jens-Uwe Rüsch e Horst Wilhelm Meyer, entrambi di 24 anni, studenti presso l'università di Münster che al momento dell'aggressione si trovavano a bordo del loro furgone Volkswagen T1 con l'autoradio accesa. I ragazzi vengono raggiunti e uccisi da sette proiettili, sparati con una certa precisione attraverso la carrozzeria del furgone, di cui però saranno repertati solo 4 bossoli Winchester. Le indagini successive al delitto permetteranno di stabilire che i colpi sono stati sparati all'incirca da un'altezza di 1 metro e 30 centimetri da terra - il che fa supporre che l'assassino sia alto almeno 1 metro e 80 centimetri o anche di più. L'assassino fredda dapprima Meyer con tre colpi in rapidissima sequenza, mentre Rüsch tenta inutilmente la fuga ma viene colpito da quattro proiettili, di cui uno al cervello, e si accascia sul fondo dell'automezzo. Una volta uccisi i due giovani, l'assassino sale sul retro del furgone e, accortosi che le vittime sono entrambe di sesso maschile, si dilegua senza compiere escissioni né usare armi bianche. Denaro e macchine fotografiche appartenuti alle vittime non vengono toccati né sembra mancare alcunché di valore. In questo caso, l'assassino fu probabilmente tratto in errore dai capelli lunghi e dalla corporatura esile di Rüsch. Nelle vicinanze del camper furono rinvenute alcune riviste "a contenuto probabilmente omosessuale" stracciate, ma non è mai stato appurato se appartenessero ai giovani, né se i due fossero effettivamente amanti.

La pista sarda

Si pensava quindi che il mostro, non potendo essere Stefano Mele, che era detenuto nel periodo in cui il mostro aveva continuato a colpire, né Francesco Vinci, potesse invece essere un altro personaggio appartenente alla sua cerchia di frequentazioni e conoscenze. Furono pertanto indiziati ed inquisiti Giovanni Mele, fratello di Stefano, e Piero Mucciarini, cognato di Giovanni Mele[42]. Sulla base di nuove rivelazioni di Stefano Mele, che in alcune deposizioni accusò il fratello ed il cognato di aver partecipato all'omicidio della moglie [43], e con l'aggravante di alcuni indizi materiali (tra cui un bisturi in possesso di Giovanni Mele), Piero Mucciarini e Giovanni Mele restano per otto mesi detenuti con l'accusa di essere gli autori dei duplici omicidi[44]. I due vengono scarcerati, ed escono dall'inchiesta [45], non essendoci a loro carico indizi tanto gravi da giustificarne il rinvio a giudizio, ed essendo i due detenuti nel periodo in cui fu commesso l'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini [46] [47]. Per un certo periodo venne indagato per gli omicidi anche Salvatore Vinci, fratello di Francesco[48][49]. Stefano Mele morì nel 1995 per una crisi cardiaca a seguito di un intervento chirurgico, mentre risiedeva in uno ospizio per ex detenuti a Ronco all'Adige, presso Verona[50].

29 luglio 1984: L'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini, Vicchio

Le vittime del penultimo delitto del Mostro di Firenze sono Claudio Stefanacci, studente universitario di 21 anni e Pia Gilda Rontini di 18 anni, da poco tempo impiegata presso il bar della stazione di Vicchio nel Mugello. L'auto dei giovani, una Panda celeste, è parcheggiata in fondo ad una strada sterrata che si diparte dalla Strada Provinciale Sagginalese, contro il terrapieno di una collina. Quando vengono aggrediti, i due ragazzi sono seminudi sul sedile posteriore della Fiat Panda di proprietà del ragazzo. L'omicida spara attraverso il vetro della portiera destra colpendo il ragazzo quattro volte (di cui una alla testa), e due volte la ragazza (colpita al volto ed al braccio che aveva probabilmente steso di fronte alla faccia come estremo gesto di difesa)[51]. In seguito l'assassino infierisce con diverse coltellate sui corpi dei due ragazzi, colpendo due volte alla gola Pia e una decina di volte Claudio. Pia viene trascinata, ancora viva anche se ormai in agonia, fuori dalla vettura in un vicino campo di erba medica, dove le vengono asportati il pube e il seno sinistro. Verrà ritrovata con il proprio reggiseno ancora serrato tra le dita della mano destra [52]. La catenina che portava è stata strappata ed è stato rubato il pendente a forma di croce. In questo caso la borsetta non è stata frugata né manomessa, presumibilmente perché nascosta sotto il sedile del passeggero. I cadaveri vengono scoperti prima dell'alba da alcuni amici della coppia, ma l'allarme per la scomparsa dei due era stato dato già verso le 23 circa dalla madre della Rontini, preoccupata per l'insolito ritardo della figlia che, al momento di uscire di casa, poco dopo le 21, aveva promesso di rientrare entro un'ora essendo stanca dopo aver lavorato tutto il giorno.[53]. Anche in questo caso pare che la vittima femminile avesse subito molestie da parte di ignoti nei giorni precedenti al delitto.

Un'amica di famiglia di Pia, conosciuta durante un soggiorno di studio in Danimarca e che in seguito aveva intrattenuto con lei relazioni di corrispondenza, riferì tempo dopo di aver ricevuto una telefonata dalla giovane, pochissimo tempo prima del delitto, in cui Pia le riferiva che nel bar dove lavorava "c'erano persone poco piacevoli assieme alle quali si sentiva molto insicura"[54]. Tale fatto sembra peraltro avvalorato da un riscontro raccolto in una fase successiva al delitto; Il Sig. Bardazzi gestore di una tavola calda in località San Piero a Sieve aveva dichiarato di riconoscere nei due fidanzatini uccisi una coppia che nel pomeriggio del 29 luglio 1984, poche ore prima dell'omicidio, si era fermata presso il suo locale. Subito dopo di loro, secondo il teste, era arrivato un "signore distinto", alto, corpulento, sguardo intenso, in giacca e cravatta, dai capelli rossicci, che aveva ordinato una birra e si era seduto all'esterno del locale, senza staccare gli occhi dalla ragazza. Non appena i giovani avevano terminato di mangiare e si erano avvicinati alla cassa, l'uomo aveva bevuto d'un fiato la birra e si era accodato a loro. Invitato a partecipare ai funerali delle vittime, tuttavia, non riconobbe il "signore distinto" tra i presenti. [55]. Nel marzo del 1994 le croci piantate sul luogo del delitto dal padre di Pia Rontini in memoria dei due giovani assassinati sono state danneggiate da ignoti [56]

8 settembre 1985: L'omicidio di Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot, Scopeti

L'ultimo duplice delitto (e quello su cui si hanno più particolari e riscontri [57]) avviene nella campagna di San Casciano Val di Pesa in frazione Scopeti, all'interno di una piazzola attorniata da cipressi in cui erano solite appartarsi le giovani coppie[58] Le vittime sono due giovani francesi, Jean-Michel Kraveichvili, musicista venticinquenne, e la trentaseienne Nadine Mauriot, commerciante, madre di due bambine piccole recentemente separata dal marito, entrambi provenienti da Audincourt. Le vittime sono accampate in una piccola tenda ad igloo a poca distanza dalla strada. L'omicidio è stato fatto risalire da taluni alla notte di domenica 8 settembre 1985, da altri a quella tra sabato 7 settembre e domenica 8 settembre 1985, considerazione motivata con la presenza sui cadaveri delle vittime di larve di mosca che necessitano di almeno 25 ore di tempo per svilupparsi [59] e col fatto che Nadine Mauriot aveva avvertito i parenti in Francia che sarebbe rientrata dalla vacanza al più tardi domenica sera per accompagnare a scuola le figlie il giorno successivo e riaprire il negozio di sua proprietà [60]. Una coppia che si era appartata nella piazzola del delitto nelle prime ore del pomeriggio di domenica 8 settembre 1985, inoltre, riferì di aver notato la tenda delle vittime all'interno della quale sembrava esservi una persona distesa, e parlò di "un nugolo di mosche" e di "cattivo odore" nella zona, tanto che i due ragazzi decisero di andarsene [61].Le modalità dell'aggressione sono simili a quelle precedentemente messe in pratica dall'omicida, eccettuato il fatto che, in questo caso, le vittime non si trovavano in auto ma in una tenda piantata vicino alla propria Volkswagen: il mostro, dopo aver forse reciso con un coltello il telo esterno della tenda sulla parte posteriore, si sposta verso l'ingresso della tenda e spara. Nadine muore all'istante, il giovane Jean-Michel, ferito non mortalmente, riesce ad uscire dalla tenda e a fuggire di corsa in direzione del bosco, ma viene raggiunto dall'omicida che lo finisce a coltellate e poi ne occulta il corpo, cercando di nasconderlo in una pila di rifiuti poco distante dalla tenda [62]. Dopo averlo estratto dalla tenda per effettuare le mutilazioni sul pube e sul seno sinistro, anche il cadavere della donna viene in qualche modo occultato e risistemato all'interno della tenda in modo che non sia visibile. Il modus operandi particolare attuato dall'omicida in quest'ultimo delitto lascia presupporre che l'assassino avesse l'intento di ritardare il più possibile la scoperta dei corpi. Un brandello del seno della ragazza viene spedito alla Procura della Repubblica di Firenze in una busta anonima con l'indirizzo composto da lettere di giornali ritagliate, indirizzato alla dottoressa Silvia Della Monica, PM incaricato delle indagini sul mostro [63]. La scoperta dei corpi avverrà, per puro caso, poche ore prima che la lettera giunga in Procura vanificando così il macabro piano dell'omicida.

I "compagni di merende"

Pietro Pacciani

Precisamente negli anni novanta, con l'arrivo a capo della Squadra Mobile di Firenze di Michele Giuttari, le indagini si concentrarono, dopo una segnalazione anonima e dopo alcune analisi da parte della procura su persone abitanti nella zona degli omicidi [64], prima su Pietro Pacciani, un agricoltore di Mercatale in Val di Pesa, e successivamente su alcuni amici di Pacciani coinvolti nella vicenda: Vanni, Lotti, Pucci, e Faggi [65] [66][67] (quest'ultimo prosciolto nel 1996 da ogni accusa riguardante gli omicidi [68][69]). Nato ad Ampinana il 7 gennaio 1925, ex partigiano [70] soprannominato "il Vampa" per una bravata che gli aveva ustionato il viso, Pacciani era un uomo collerico e violento indipendentemente dal giudizio per i delitti del mostro. A ventisei anni Pacciani sorprende la fidanzata, Miranda Bugli (appena quindicenne), in atteggiamenti intimi con un altro uomo, tal Severino Bonini di 41 anni e uccide a coltellate il rivale costringendo poi la ragazza ad avere un rapporto sessuale proprio accanto al cadavere; al processo l'imputato dichiarerà d'essere stato accecato dal furore avendo visto la fidanzata denudarsi il seno sinistro [71](proprio quello che in due casi viene asportato alle vittime del pluriomicida). Per questo fatto Pietro Pacciani è condannato (e sconta) 13 anni di carcere. L'analogia di questo delitto con quelli del "mostro" sarà l'indizio che guiderà gli inquirenti sul Pacciani. La violenza dell'agricoltore si riversa sulla moglie Angiolina Manni (bastonata e costretta a rapporti sessuali) e sulle due figlie Rosanna e Graziella[72], nutrite con cibo per cani, picchiate, violentate con falli artificiali e zucchine, costrette a visionare foto del padre in pose pornografiche [73]. Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere l'omicida delle otto coppie di giovani il 17 gennaio 1993. Il 1 novembre 1994 inizia il processo che rivela le atroci violenze familiari [74] e che si conclude con la condanna dell'imputato all'ergastolo da parte del tribunale di Firenze con l'accusa di essere il responsabile di quattordici dei sedici omicidi per cui era imputato [75].

Ad incastrare Pacciani ci sono molti elementi, tra cui intercettazioni telefoniche, un bossolo di pistola compatibile con quelli trovati sui luoghi degli omicidi, trovato a casa sua [76], alcuni oggetti che l'accusa ritenne appartenessero ad alcune delle vittime [77] [78][79] oltre alle testimonianze di Lotti e di altre persone che lo riconobbero nei luoghi degli omicidi [80][81]. Altri elementi a carico di Pacciani sono stati i grossi movimenti di denaro sul conto bancario dello stesso, cifre enormi per un agricoltore all'epoca dei fatti [82], che portarono successivamente ad ipotizzare che Pacciani ricevesse denaro per eseguire gli omicidi su commissione da parte di mandanti mai identificati [83][84]. Il 13 febbraio 1996 Pacciani (in carcere da 1.100 giorni) è assolto dalla corte d'appello per non aver commesso il fatto [85], l'assoluzione è però viziata da un errore tecnico che non consentì di sentire e verbalizzare le testimonianze di quattro persone direttamente coinvolte nel gruppo dei Compagni di merende, tra cui anche Lotti, che pochi mesi dopo si autoaccuserà di uno degli omicidi e fornirà elementi a carico di Pacciani e Vanni; in conseguenza di ciò, il 12 dicembre 1996 la corte di Cassazione annulla l'assoluzione e dispone un nuovo processo[86] che Pacciani non potrà subire a causa della morte. Nel luglio del 1996, la moglie chiede la separazione da Pacciani [87], e anche dopo l'assoluzione del marito decise di abbandonare la casa e chiudere ogni relazione con il coniuge fino alla morte, avvenuta ad 80 anni nel 2005 [88]. Nel dicembre del 1996, Pacciani viene riviato a giudizio per sequestro e maltrattamenti ai danni della moglie [89]. In particolare gli inquirenti addebitavano a Pacciani di aver aggredito la moglie nel 1992, al ritorno della stessa da un interrogatorio durante il quale la signora avrebbe rilasciato dichiarazioni compromettenti per il marito [90].

La reazione di Pacciani fu registrata e ascoltata in diretta dalla polizia che aveva apposto alcune microspie nella casa del contadino[91]. Il 22 febbraio 1998 viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale con i pantaloni abbassati e il maglione tirato in alto fino al collo. Un esame tossicologico rivela nel sangue tracce di un farmaco antiasmatico fortemente controindicato per lui (affetto da una malattia cardiaca). Le circostanze sospette della morte provocano ulteriori ombre sulla vicenda che sembrava essere giunta ad una conclusione [92][93]. Pacciani infatti, dopo la sentenza di assoluzione di secondo grado, era tornato ad abitare nel suo casolare, dove la sera era solito "barricarsi in casa", sprangando la porta e tutte le serrande, quasi avesse timore di qualcosa (così le testimonianze dei vicini)[94]. La sera in cui i Carabinieri lo trovarono morto nella sua abitazione, la porta e le finestre erano completamente spalancate, e le luci spente. Le successive intercettazioni telefoniche, relative al "caso Narducci" (vedi apposito paragrafo sotto), fanno emergere la possibilità che Pacciani sia stato ucciso dagli appartenenti ad una setta satanica perché colpevole di averli traditi[95].

Mario Vanni

Nato a San Casciano in Val di Pesa il 23 dicembre 1927, di professione portalettere, Vanni, detto "Torsolo", è rimasto particolarmente famoso come inventore involontario della locuzione "compagni di merende", che i media ricavarono dalla caricatura di una sua espressione. Sentito infatti come testimone al processo contro Pacciani, il postino, alla domanda «Signor Vanni, che lavoro fa lei?» rispose in modo inatteso e illogico «Io sono stato a fa' delle merende co' i' Pacciani no?», suscitando l'ilarità generale e facendo supporre al PM che fosse stato istruito alle risposte. Il suo continuo, goffo e reticente riferimento a tali "merende", oltre a determinarne l'incriminazione, produsse l'ironico modo di dire, usato per indicare persone legate da un rapporto losco. Vanni viene arrestato in concomitanza con l'assoluzione (poi annullata) di Pietro Pacciani, per concorso in duplice omicidio e villipendio di cadavere, messo in atto secondo l'accusa proprio assieme a Pacciani [96][97]. Il Vanni ha dimostrato durante lo svolgimento del processo un atteggiamento ostile nei confronti dei giudici, dettato in maggior parte dall'ignoranza, dall'abuso di alcol, dalla paura e dalla sua età avanzata, che non gli permetteva forse di comprendere lucidamente lo svolgersi delle udienze. Viene spesso richiamato e allontanato dall'aula, fino ad essere espulso dopo aver lanciato una maledizione sul PM e aver dichiarato la sua fede per Mussolini [98]. Dei "compagni di merende", Vanni fu condannato al carcere a vita. La condanna, per soli quattro degli otto duplici omicidi, è stata resa definitiva nel 2000 dalla Corte di Cassazione. Nel 2004 la pena gli viene sospesa per motivi di salute, e Vanni trascorre i suoi ultimi cinque anni di vita in una casa di riposo per anziani non autosufficienti a Pelago, in provincia di Firenze. Ricoverato il 12 aprile 2009 all'ospedale toscano di Ponte a Niccheri è morto il giorno dopo [99]. Era l'ultimo compagno di merende ad essere rimasto in vita.

Giancarlo Lotti

Giancarlo Lotti, detto "Katanga", fu condannato a 26 anni di reclusione per i delitti del mostro. A differenza di Vanni e Pacciani, che protestarono sempre la loro innocenza, Lotti rese confessione[100], e accusò in maniera precisa Pacciani e Vanni [101] fornendo particolari di alcuni omicidi cui aveva assistito [102] e autoaccusandosi [103] dell'omicidio dei due ragazzi tedeschi [104]. Le testimonianze di Lotti si rivelano decisive nel chiarire molti aspetti della vicenda, nonostante il legale dello stesso Lotti e alcuni periti indichino Lotti come poco attendibile [105]. Va detto per completezza d'informazione che nel corso del dibattimento processuale ai cosiddetti "compagni di merende" e nei controinterrogatori fatti al Lotti dalla difesa di Mario Vanni ( Avv.Filastò ) si evidenziarono numerose incongruenze in ciò che riportava lo stesso Lotti ; in pratica riferì il Lotti alcuni fatti e particolari dei delitti che oggettivamente non potevano essere considerati attendibili. Giancarlo Lotti viene scarcerato nel marzo 2002 per gravi motivi di salute. Muore qualche settimana dopo a causa di tumore al fegato[106]. Fernando Pucci, amico dei tre compagni, pur non subendo condanne per i delitti, testimoniò contro Pacciani e Vanni come testimone oculare di alcuni omicidi [107]rischiando l'incriminazione a causa delle deposizioni spesso reticenti e contraddittorie[108].

La pista esoterica

Le indagini sui delitti del mostro e sui compagni di merende hanno succesivamente condotto gli inquirenti ad ipotizzare l'esistenza di una sorta di sovrastruttura mandante dei delitti[109]. Tale ipotesi si basa su alcune dichiarazioni del teste e imputato Giancarlo Lotti, il quale ha dichiarato in sede processuale che i feticci escissi dai corpi femminili sarebbero stati comprati da personaggi ignoti ed altolocati[110], e sul ritrovamento di un possibile simbolo esoterico, una piramide di granito colorato (una rara varietà di una pregevole pietra ornamentale, nota come breccia africana) di circa quindici centimetri, rinvenuta ad alcuni metri dai corpi esanimi di Giovanni Foggi e Carmela Di Nuccio in occasione del delitto del giugno 1981[111]. Altri riscontri di supposta simbologia esoterica si sono avuti in occasione dell'ultimo delitto della serie, quello del 1985 a danno dei due turisti francesi; pochi giorni prima di essere assassinati i due si erano accampati in zona Calenzano ma erano stati invitati ad andarsene da un guardacaccia, in quanto il campeggio libero non era consentito in quella zona[112]. In seguito lo stesso guardacaccia aveva rinvenuto, poco distante dal luogo in cui Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili si erano accampati la prima volta, tre cerchi di pietre, di cui due aperti ed uno chiuso, contenenti bacche, pelli di animali bruciate e croci di legno. Secondo il parere di alcuni specialisti tali cerchi di pietre potrebbero essere ricondotti a pratiche di tipo esoterico, da collegarsi con le fasi di individuazione, condanna a morte ed esecuzione materiale della coppia[113]. Le frequentazioni di Pacciani e Vanni durante gli anni degli omicidi alimentarono il filone d'inchiesta su possibili moventi esoterici e riti legati al satanismo alla base dei delitti [114] [115]. In particolare Pacciani e Vanni frequentavano un tale "mago indovino", presso una cascina situata nei dintorni di San Casciano, dove si consumavano orge e riti collegabili all'occultismo. [116]. Durante le perquisizioni eseguite dalla Polizia di Stato a casa di Pacciani sono stati trovati almeno tre libri ricollegabili alla magia nera e al satanismo.[117] La pista esoterica trova riscontro anche in virtù delle grosse somme di denaro del quale entrarono in possesso Pacciani e Vanni negli anni dei delitti, che rendono meno ipotetica la teoria secondo cui i Compagni di Merende agissero per conto di personalità rimaste nell'ombra[118][119], interessate a ricavare i feticci dai corpi mutilati [120]. Pacciani, modesto contadino, arrivò addirittura a disporre di 157 milioni di lire (dell'epoca) in contanti e buoni postali fruttiferi, oltre ad aver acquistato due case e ristrutturato la sua abitazione[121]. I controlli eseguiti dalla Polizia di Stato evidenziarono che Pacciani, prima dei delitti attribuibili al cd "Mostro di Firenze", versava in condizioni di grande povertà, e non ereditò beni che potessero giustificare la improvvisa ricchezza[122].

Possibili collegamenti con il caso Narducci

Ulteriore tesi è quella che vede nel responsabile dei delitti, o in uno dei capi della misteriosa setta che avrebbe commissionato gli omicidi seriali, il dottor Francesco Narducci, medico e professore universitario perugino morto nel Lago Trasimeno a trentasei anni nel 1985, a poche settimane dall'ultimo degli omicidi del mostro. La morte, all'epoca, fu archiviata come incidente e la salma fu tumulata senza procedere ad autopsia, apparendo abbastanza chiara la causa di morte (annegamento) .Il coinvolgimento di Narducci si fonda sull'intercettazione telefonica di un gruppo di pregiudicati umbri che avrebbero minacciato a una tale "Dora"[123]di fargli fare la stessa fine del "medico ucciso sul Trasimeno", velato riferimento alla morte dello stesso Narducci, rinvenuto cadavere al largo dell'isola Polvese, e sulla base di alcune lettere anonime ricevute dagli investigatori nei mesi successivi, nelle quali veniva collegato il medico agli omicidi. [124]. Alcuni esperti del caso scettici rispetto alla figura del Narducci coinvolto nelle vicende del mostro affermano che in realtà il personaggio citato nella famosa intercettazione alla Sig.ra Dora non fosse il Narducci ma un altro medico implicato in un giro di usurai che poi si suicidò al lago Trasimeno.In seguito furono intercettate altre telefonate minacciose rivolte a "Dora": in una di queste una voce femminile (molto alterata) faceva riferimento, oltre al presunto omicidio di Narducci, anche all' "omicidio di Pacciani".

Secondo la voce al telefono entrambi gli omicidi erano stati eseguiti dagli appartenenti ad una setta satanica, perché le vittime erano colpevoli di averli traditi[125]: la stessa fine, nella telefonata, era minacciata anche a "Dora".[126].Le telefonate intercettate, insieme ad altri elementi, portarono ad ipotizzare che il Narducci sia stato assassinato dagli stessi membri della presunta setta, o comunque dagli altri componenti del gruppo autore degli omicidi, in quando oramai ritenuto un pericolo a fronte della sua volontà di rivelare la matrice dei delitti o di dissociarsi dalla stessa [127].Nel 2002 venne riesumata la salma, sulla quale esame autoptici dimostrarono la presenza di ferite compatibili con lo strangolamento, e con tracce di narcotizzanti nei tessuti [128].Proprio il presunto omicidio del medico umbro, legato alla sostituzione del suo cadavere [129][130] con quello di uno sconosciuto in maniera tale da insabbiare le indagini sulle effettive cause della morte nell'autunno del 1985, ha dato luogo all'avvio di una inchiesta giudiziaria da parte della Procura della Repubblica di Perugia, profilando il coinvolgimento di una loggia massonica, alla quale apparteneva il padre di Narducci[131], sia nella copertura degli omicidi del mostro che nella sostituzione del cadavere[132][133]. Secondo Ugo Narducci invece, il figlio Francesco si tolse volontariamente la vita a seguito di diagnosi mediche che gli attribuivano un grave problema di salute [134].Nel giugno del 2009, una parte dell'inchiesta relativa alle modalità della fine del medico perugino è stata archiviata dal GIP del capoluogo umbro[135]. Mario Spezi e Francesco Calamandrei, indagati, insieme a due pregiudicati, nella vicenda, sono stati prosciolti da ogni addebito e con formula piena.[136]

Per quanto riguarda la presunta morte per omicidio di Narducci, il gip ha disposto l'archiviazione, accogliendo la richiesta del pubblico ministero.[137].La parte dell'inchiesta relativa ai presunti depistaggi, operati da vari soggetti istituzionali e dalla famiglia di Narducci, finalizzati a nascondere l'omicidio e sostituire il cadavere, viene aperta presso il tribunale del capoluogo umbro[138]. In particolare si contesta a membri della famiglia di Narducci e a vari esponenti delle istituzioni il reato di associazione per delinquere finalizzata all'occultamento di cadavere. I soggetti, secondo l'accusa, in concorso tra di loro, avrebbero occultato le reali modalità della morte di Narducci, sostituendo il cadavere con quello di uno sconosciuto[139]. Inoltre avrebbero impedito la autopsia sul cadavere, assolutamente di prassi in casi simili di sospetto annegamento: la autopsia non fu eseguita all'epoca, ma soltanto dopo la riapertura delle indagini da parte della procura di Perugia. Il 20 aprile 2010, però, nell'udienza preliminare davanti al Gup di Perugia, tutti gli imputati vengono prosciolti da tali accuse di irregolarità e depistaggio[140][141].

Calamandrei, il farmacista

Nel 2004 viene perquisito (per la terza volta) l'appartamento di un farmacista di San Casciano in seguito alle indagini per gli ultimi quattro omicidi. Questa volta però gli viene notificato anche un avviso di garanzia[142]. L'uomo, secondo l'accusa, è il "mandante" degli omicidi, il cui scopo è quello di prelevare parti anatomiche dai cadaveri per usarle durante riti satanici. La principale testimone dell'accusa è la moglie, affetta da una malattia mentale[143]. Il 21 maggio 2008, al termine di un processo con rito abbreviato iniziato nel settembre 2007, Calamandrei (che era indagato anche nell'inchiesta sulla morte di Narducci come possibile mandante dell'omicidio del medico perugino [144][145]) viene assolto con formula piena dalle accuse in quanto il fatto non sussiste[146].

Ipotesi alternative alle sentenze giudiziare

Ipotesi del serial killer solitario legato alla pista sarda

Una tesi seguita negli ultimi anni e profilata ad esempio da Mario Spezi nel libro Dolci colline di sangue del 2006, è quella secondo cui il mostro sarebbe un individuo legato al "clan dei sardi", già indagato marginalmente nelle vicende degli omicidi seriali. La tesi di Spezi muove dalla ricostruzione del primo omicidio del 1968 ritenendo che l'omicidio di Lastra a Signa venne effettivamente commesso per ragioni sentimentali e d'onore da parte di soggetti legati alle famiglie Mele e Vinci, con la Beretta e le cartucce utilizzati successivamente dal mostro. Tuttavia, il mostro sarebbe del tutto estraneo a tale vicenda essendosi appropriato solo successivamente della pistola e le munizioni per avviare, dal delitto del 1974, la catena seriale di omicidi[147].Secondo Spezi solo un componente delle famiglie coinvolte nel primo delitto del 1968 avrebbe potuto appropriarsi di pistola e cartucce, essendo del tutto improbabile una casuale cessione, da parte del detentore, di un'arma e di una scatola di cartucce già utilizzati in un omicidio (quello del 1968, e quindi potenzialmente a rischio per lo stesso venditore). Sarebbe secondo Spezi soprattutto da escludere una cessione volontaria a soggetti estranei a quell'ambiente familiare, come pure un casuale e contemporaneo rinvenimento da parte di terzi di pistola e cartucce[148]. Secondo il giornalista gli omicidi sono da attribuire ad una sola persona, un serial killer che avrebbe sempre agito da solo [149]. Mario Spezi è stato arrestato nel 2006 con l'accusa di depistaggio delle indagini e calunnia[150], proprio in conseguenza della sua proprensione per la Pista Sarda, cosa che lo avrebbe portato, secondo la tesi accusatoria a creare false prove al fine di portare gli investigatori sulla strada da lui voluta [151] [152][153].Scarcerato dopo 23 giorni di detenzione (di cui 12 di isolamento)[154] al carcere di Perugia, nel giugno 2009 Spezi è stato prosciolto da ogni accusa [155].

Ipotesi del serial killer in divisa

Un'altra ipotesi di rilievo, contrastante e critica con le sentenze giudiziarie, è quella espressa dell'avvocato fiorentino Nino Filastò nel suo libro Storia delle Merende Infami. Il libro, pubblicato da Maschietto Editore nel 2004, è una sorta di controinchiesta sui delitti delle coppiette. Lo scrittore-avvocato, che investiga sul caso dai primi anni '80 oltre ad essere stato il legale di Mario Vanni, tenta di mostrare l'innocenza dei compagni di merende con un'analisi globale su tutta la vicenda. Si mettono in luce le incongruenze del pentito Giancarlo Lotti, e si criticano le modalità di indagine. Nell'ipotesi di Filastò il mostro è un serial killer lust murder, mai entrato nelle indagini, affetto da una grave patologia sessuale.[156] Alcuni elementi, come per esempio il libretto di circolazione trovato fuori posto nella macchina di una coppietta uccisa oppure la capacità del mostro di avvicinarsi agevolmente alle vetture, portano l'avvocato a inquadrare il serial killer come un "uomo in divisa". Radicale è anche la critica di Filastò verso le teorie esoteriche e "di gruppo" sulla vicenda, ritenute antistoriche e criminologicamente incompatibili con delitti seriali di stampo maniacale.

Filmografia

Bibliografia

Note

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  6. ^ [2] Puntata del programma Blu Notte dedicata alle vicende del Mostro di Firenze
  7. ^ [3] Puntata del programma Blu Notte dedicata alle vicende del Mostro di Firenze
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  9. ^ Rapporto dei Carabinieri del 21 Settembre 1968: Storia delle merende infami, Nino Filastò, ed. Maschietto Pag.99
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  159. ^ Sito ufficiale della serie

Voci correlate

Collegamenti esterni

Tratto da :http://it.wikipedia.org/wiki/Mostro_di_Firenze

                                                                                                      Simbolo Massonico ed esoterico

Poco tempo fa abbiamo pubblicato un video nel quale si mettono in evidenza tutti i simboli massonici che ci circondano, senza che ce ne accorgiamo. Esaminiamoli, quindi, questi simboli.Cominciamo dalla capitale degli USA, Washington. Essa e’ famosa per essere piena zeppa di richiami diretti all’esoterismo di stampo massonico; lo stesso Washington infatti era un massone di alto grado e fece costruire le fondamenta dei principali edifici con rituali esoterici. Nel cuore della citta’, a Capitol Hill, c’e’ un giardino gigantesco a forma di gufo:

                                                                                                                                  E il gufo altro non e’ che il simbolo del Bohemian Club:

simbolo del bohemian club

                                                                  Il Bohemian Club e’ notoriamente un’associazione di stampo massonico della quale hanno fatto parte quasi tutti i presidenti degli Stati Uniti, politici e banchieri internazionali, giornalisti di fama mondiale.

Wikipedia riferisce: Il Bohemian Club organizza dal 1899 un elitario campo estivo di due settimane a cui partecipano anche migliaia di invitati, prevalentemente personaggi rilevanti del mondo politico ed economico. In questi incontri si partecipa a rituali pagani, a conferenze e a spettacoli di intrattenimento di vario genere. Il primo sabato del campo estivo si compie il tradizionale rito del “Cremation of Care” (traducibile con “cremazione dell’intento”) chiaramente di origine occulta: una processione funebre a lume di torcia con uomini vestiti di rosso e con legni appuntiti addosso che concludono il rito con l’apertura di una bara contenente uno scheletro nero di legno vestito da donna, rappresentante appunto il “Care”. Tra i manufatti presenti nel Bohemian Grove il più rilevante è un enorme gufo stilizzato alto circa 15 metri attorno al quale si svolgono tutti i riti. Il gufo, chiamato Moloch, è anche presente nel logo del Bohemian Club e su altri edifici presenti nel bosco. Moloch è una antica divinità pagana a cui era dedicato un culto che prevedeva anche sacrifici umani.

                                                                      Sempre a Washington e’ possibile trovare simboli massonici nella planimetria della citta’, tra cui il celeberrimo pentacolo rovesciato, unendo gli edifici e le vie                                                                                                                                      Planimetria di Washington con in risalto i simboli massonici

                                                                                                                          Planimetria di Washington con in risalto i simboli massonici più importanti

Come potete vedere questo disegno lo abbiamo orientato con il Nord in alto, in modo da vedere dove sono orientati geograficamente i vari simboli. Innanzitutto il pentacolo e’ perfettamente bilanciato ed e’ puntato perfettamente verso Sud (verso il basso), corrispondente quindi al simbolo satanico per eccellenza; con la cuspide nella Casa Bianca. Inoltre notiamo che il Gufo a Capitol Hill che abbiamo gia’ visto e’ intersecato con la squadra ed il compasso, simbolo della Massoneria.

                                                                                                                              Il dollaro conserva ancora oggi una simbologia non indifferente:

                                                                                                                        

In alto a destra del Lato A, piccolissimo e nascosto, c’e’ un gufo. Il blog IlNautilus (da cui abbiamo preso alcune di queste immagini) fa notare che il gufo sta sopra uno scudo, diversamente da tutti gli altri 1 presenti sulla facciata, questo per rimarcare la sua importanza.

                                                                                                                                            

                                                                                              Al centro il massone di alto grado Washington, a destra una bilancia e una chiave, altri simboli cari alla Massoneria.

LatoB: abbiamo l’immagine di una piramide dotata dell’Occhio Onniveggente, simbolo per eccellenza assieme alla squadra e compasso delle associazioni massoniche. Da notare che mentre l’occhio dentro un triangolo viene fatto risalire a diverse religioni come simbolo della perfezione della trinita’, la piramide non compare in nessuna di esse. La piramide rappresenta la perfezione architettonica figlia della Conoscenza, unica vera divinita’ della Massoneria. Wikipedia dice: Alla sinistra della banconota appaiono la piramide (la faccia anteriore della piramide è sempre di forma triangolare: il triangolo viene in questo caso paragonato alla Trinità, e dunque alla perfezione). Falso, falsissimo. Nei triangoli rappresentanti la Trinita’ l’occhio e’ inscritto in un triangolo semplice, non in una piramide, e tantomeno e’ circoscritto nella sommita’ della piramide. Disegnato cosi’, e’ inequivocabilmente un simbolo massonico. Che la faccia di una piramide sia triangolare, poi, lo si sapeva… altrimenti sarebbe un cubo! Sempre sul lato B e’ fortissima la componente numerologica: la piramide ha tredici gradini, l’aquila tiene tredici frecce nella mano, la frase sopra la piramide e’ composta da tredici lettere. Restiamo in argomento per parlare del protagonista di questa banconota: a George Washington e’ stata dedicata una statua molto particolare, nella quale viene raffigurato in una posizione del tutto originale, e guarda caso molto simile a quella che viene usata per raffigurare l’idolo Baphomet:

                                                                                                                          Inoltre, una delle primissime bandiere americane aveva questo aspetto:

                                                                                                                                       bandiera americana col simbolo dell'occhio onniveggente

                                                                                                                                 Bandiera americana col simbolo dell'occhio onniveggente

                                                                                                                                                  L’Information Awareness Office ha presentato un logo che ha fatto scalpore !

                                                                                                                                       

                                                                                             Anche qua la piramide con l’occhio inscritto nella sommita’ distaccata, anche qua tredici gradini prima della cima.

                                                                                                                                           Un’altro logo che colpisce, guardando il video, e’ quello del servizio segreto inglese MI5:

                                                                                                                                              

                                                                            Di nuovo la sommita’ e’ staccata,  di nuovo l’occhio e’ inscritto nella sommita’. Anche il precedente simbolo del MI5 pero’ faceva abbastanza pensare.

                                                                                                                                              

                                                                         Dodici simboli, di cui tre cancelli disposti a 120° l’uno dall’altro, gli altri sono tutti pentacoli piu’ o meno stilizzati che puntano sempre verso l’esterno.

Per concludere, abbiamo visto sempre gli stessi simboli: pentacoli rovesciati, gufi, squadra e compasso, e in ogni occasione quel simbolo della conoscenza superiore, la piramide con la sommita’ distaccata ed emanante luce, all’interno della quale e’ racchiuso un occhio. Li abbiamo visti sempre in elementi architettonici o loghi di organizzazioni di alto livello, e si possono trovare gli stessi simboli negli edifici di tutto il mondo. La mano che li ha disegnati e’ sempre la stessa, sono stati disegnati cosi’ perche’ potessero essere riconoscibili, sono stati disegnati in quei luoghi perche’ potessero essere trovati da chi di dovere.

Pensateci.

http://chimidice.wordpress.com/2008/07/30/simbolismo-massonico-esoterico/

                                                                                                                                           La decapitata di Castelgandolfo

 

Antonietta Longo, 30 anni, siciliana di Mascalucia in provincia di Catania, aveva l'appuntamento con l'amore, ma ad aspettarla solo il suo spietato assassino. Era il 10 luglio del 1955 quando, sulla riva del lago di Castelgandolfo, da sempre meta delle vacanze papali, sotto un mucchio di giornali datati 5 giorni prima, viene trovato il corpo nudo di una donna decapitata. Il medico legale stabilì, in seguito, che donna prima della decapitazione era stata accoltellata con numerosi colpi ripetuti al ventre, all'addome, alla schiena (l'unica mortale che aveva reciso l'aorta).

La stessa mano, poi, le aveva mozzato la testa di netto con fare esperto. Il cranio, forse per evitare il riconoscimento immediato della donna, non è mai stato più ritrovato. Secondo i primi riscontri i periti patologi dichiarano che la donna poteva avere una età compresa tra i 26 e i 30 anni, era alta 1,60, ben curata, abbronzata e con le unghie della mani e dei piedi laccate con smalto rosso. Al polso un orologio molto piccolo di marca Zeus. Accanto al cadavere i carabinieri ritrovarono un portachiavi, un orecchino con un pendaglio triangolare, il frammento di una foto che raffigurava una donna ed un uomo ripresi a braccetto. Niente di più, niente, nemmeno le sue ovaie.

L'autopsia, infatti, stabilirà che ad Antonella erano state strappate le ovaie quando era ancora in vita. Secondo alcuni periti l'atroce sevizia era stata compiuta da mani esperte, forse di un chirurgo. Per altri, invece, si era trattato di un gesto di "bassa macelleria". Le indagini proseguono.Un errore dell'assassino permette l'identificazione di quel cadavere. E'stato proprio l'orologio a far scoprire l'identità della giovane donna massacrata. Gli investigatori stabiliscono che l'omicidio era stato commesso nell'esatto punto del ritrovamento del corpo per la presenza copiosa di sangue rappreso e che dell'orologio ne erano state vendute solo 150 copie in tutta Roma.

Passati al setaccio tutti i gioielleri di Roma le indagini portano ad una domestica, Antonietta Longo, che lavorava presso la famiglia Gasparri da oltre 10 anni. La sua scomparsa era stata denunciata alle forze dell'ordine alla fine del mese di luglio dal suo datore di lavoro, un funzionario del ministero dell'Agricoltura. Confrontando le impronte digitali nella casa Gasparri con quelle del cadavere e quelle di una sarta che le confezionava gli abiti gli inquirenti ebbero la certezza: era Antonietta.Ma chi era la giovane siciliana? Della sua vita si conosceva ben poco: una vita tranquilla, grande lavoratrice, alcune amiche, qualche storia d'amore non molto importante. Eppure i suoi ultimi mesi di vita fanno pensare a qualcosa che ha cambiato radicalmente la sua esistenza.

A fine giugno chiede alla famiglia Gasparri un mese di ferie per ritornare in Sicilia, il 30 giugno riceve una lettera, ma chi l'abbia spedita e cosa c'era scritto non si saprà mai, risulterà che qualche mese prima, il 14 marzo, preleva dal suo conto postale tutti i suoi risparmi, circa 214 mila lire. Il 4 aprile aveva depositato presso la stazione ferroviaria di Termini una valigia con indumenti intimi e i suoi abiti. Prende le ferie e il 5 luglio, la stessa data dei fogli di giornale ritrovati sul suo corpo, spedisce una lettera alla sua famiglia in Sicilia. Nella missiva Antonietta raccontava di aver conosciuto un uomo, ne era profondamente innamorata e lui le ricambiava lo stesso amore. Nella lettera poi si legge "Fra poche ore sarò sua. Spero di sposarlo e di darvi la gioia di un nipotino".

Quel giorno la donna era uscita di casa alle 8,30 del mattino, in tasca aveva il biglietto con destinazione Mascalucia, il suo paese natio, ma non prende il treno. Perchè resterà ancora qualche giorno in una pensione? Era incinta Antonietta? Molto probabilmente si, ma dell'uomo sbagliato, un feroce assassino rimasto nel buio più totale per oltre 45 anni. Chi era l'aguzzino di Antonietta e del suo probabile figlio? Nessuno lo sa e forse non si saprà mai. Antonietta Longo riposa nel cimitero di Mascalucia aspettando, forse che giustizia venga fatta.

Lucia Criscuoli

 ESCLUSIVA … IN PRIMO PIANO

DI GABRIELLA CARLIZZI

L’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO: CHE COS’E’, CHI VI PUO’ ESSERE INIZIATO, DOVE AVVENGONO I RECLUTAMENTI E CON QUALI MODALITA’, COME OPERANO, DOVE STA’ LA CENTRALE, QUANTI DECENTRAMENTI VI SONO NEL MONDO, COME DIALOGANO GLI ADEPTI, COME FORMANO I CODICI UTILI PER L’ATTUAZIONE DEL CONTROLLO MENTALE A DISTANZA E L’ESECUZIOE DI DELITTI O IL CONSEGUIMENTO DI DIFFERENTI FINALITA’.

QUALCHE ESEMPIO PRATICO.

GLI STRUMENTI DELLA GIUSTIZIA. 

CHE COS’E’ L’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO.

Partiamo innanzitutto da un dato storico, così come risulta nella letteratura ufficiale. Esiste veramente l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato? Si, questo Ordine esiste e assunse fin dalla sua origine, caratteristiche proprie, e tali da non poter essere di fatto considerato come una emanazione di altri Ordini massonici esoterici, nonostante sembrò derivare dal più ampio contesto della Magia della Gold Dawn,  confondendosi al fine di depistare, con i Rosacroce. Depistare chi e da che cosa? Questo Ordine esoterico, sarà successivamente definito come il più crudele per i suoi rituali segreti, tutti impostati sul sacrificio umano, e sulla cosiddetta medicina alternativa in tema di malattia mentale e malattia sessuale. Il fondatore e protagonista di questo Ordine fu Arthur Edward Waite, mago,massone ed esoterista dei nostri tempi, giacchè visse fino al 1942.

Costui proveniva da una formazione Rosicruciana, ma entrò in un insanabile conflitto quando con determinazione, non solo aprì l’Ordine Indipendente e Rettificato alle donne, ma stabilì per gli adepti uomini che l’iniziazione esoterica doveva necessariamente essere un tutt’uno con l’iniziazione massonica, e su tale elemento, cui seguì un aspro scontro, Waite uscì dalla Golden Dawn e nel 1903 costituì l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato, ponendo per gli uomini che ne avrebbero fatto parte l’obbligatorietà di essere massoni.Questo Ordine, attraverso molte “rettifiche”, nel tempo diventerà quella Schola Esoterica criminale, che noi definiamo comunemente “Rosa Rossa”. Lo scontro tra Waite e alcuni dirigenti della Golden Dawn  vide episodi addirittura cruenti, qualcuno fu ucciso, e i motivi di questa “guerra” erano riconducibili al sospetto che Waite nell’uscire dalla Golden Dawn si fosse appropriato dei manuali segreti della magia cerimoniale, tradendo così le pratiche degli adepti con il rischio di vanificare l’efficacia dei riti stessi che è tale solo se segreta e riservata ai celebranti. Nessun adepto sarebbe entrato mai nei misteri della Golden Dawn, e coloro che li ereditavano a causa della morte di uno o più di uno dei dirigenti, avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà, pena la loro stessa uccisione.

Waite fu abilissimo dunque nel gestire lo scontro, convincendo i suoi avversari che la fondazione di un nuovo Ordine altro non era che una esigenza di maggiore indipendenza, ma che comunque le sue radici restavano Rosicruciane e nella Golden Dawn.La pericolosità di Waite si nascondeva invece nel suo pensiero, quando iniziò a maturare il limite della cosiddetta magia-cerimoniale rispetto ad una magia di tipo “mistico”Dunque l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato si configurerà grazie anche alla  presenza delle donne in una “falsa e ingannevole”affiliazione massonico esoterica con spiccate caratteristiche mistiche e cristianeggianti.Solo apparentemente Waite, onde placare l’ira dei capi della Golden Dawn continuava ad utilizzare la Cabala e i Tarocchi, ma erano strumenti già archiviati dal suo pensiero che diveniva nel tempo pericolosissimo per quanto sfuggente, mutevole nella pratica, molto simile ad un caleidoscopio.In tal modo Waite con il suo nuovo Ordine abbracciava una vastissima area di fedeli e aspiranti adepti, sia per la presenza delle donne sia perché l’ affiliazione alla sua Schola esoterica non determinava alcun conflitto di tipo religioso per i cattolici e i cristiani desiderosi di meglio approfondire perfino i misteri della loro fede. Addirittura nelle pratiche di Waite paramenti e rituali erano assai simili alla liturgia cattolica, ottenendo uno straordinario successo, definito un “Grande” un “Magnifico Ritualista”.

Sempre attento, tuttavia, onde non tradire la sua realtà se si fosse trovato in presenza di un appartenente alla Golden Dawn, a mettere in bella mostra i Tarocchi, elemento da cui si era invece definitivamente distaccato.In definitiva potremmo definire Wait, nel campo dell’occulto e della Massoneria, un uomo dalla doppia vita, e solo così scampò ad una morte violenta.Intanto, la dottrina dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato grazie proprio alla apparente serenità e religiosità dei concetti teorici, si estendeva soprattutto in Italia, divenendo così uno “specchietto per le allodole”, giacchè nessuno immaginava che proprio in quella tendenza mistica e cristianeggiante si sarebbe trovata la “giustificazione” del “sacrificio umano” in nome di una ragione superiore, si sarebbe riusciti a decolpevolizzare a livello coscienziale la “manovalanza” che per garantirsi l’iniziazione nell’Ordine avrebbe dovuto accettare di compiere delitti di ogni genere. Quando Waite nel 1942 morirà, già le sue dottrine avevano contagiato e invaso le aree di aderenti all’occultismo più in generale, specialmente in Italia, una Massoneria dedita all’occultismo mediante le pratiche terapeutiche riservate ad adepti le cui malattie non ottenevano alcun beneficio dalla medicina tradizionale.

Per circa venticinque anni, dopo la morte di Waite vi fu una grande e voluta confusione nella lotta tra gruppi che pur modificando qualcosa si ritenevano i prosecutori del Maestro. Perfino negli Stati Uniti, ove Waite nacque e in Inghilterra ove si trasferì con la mamma rimasta vedova, rivendicarono la paternità del suo pensiero esoterico, e furono proprio i due primi Templi dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato , americano ed inglese, a dare vita a più di una Schola Esoterica destinata alla immortalità di una dottrina apparentemente innocua ma dalle finalità pericolosissime. Questo Ordine riusciva a mimetizzarsi infiltrandosi all’interno dei vari gruppi magici esoterici e delle logge massoniche, così da essere irriconoscibile nella sua vera identità, ogni qual volta al proprio interno per questioni di rivalità e di potere si attuavano efferati delitti.

A Firenze, città magica, assai più di quel che si dice di Torino, la “Rosa Rossa” entrò e si camuffò all’interno di sette segrete, fino a ristabilire la propria origine e identità anche all’interno dell’insegnamento lasciato dal Conte Umberto Amedeo Alberti di Catenaia, (Erim) cui anche Waite ne era un estimatore dei suoi insegnamenti, tutti categoricamente impostati su rituali cruenti, veri sacrifici umani comprensivi della asportazione di parti anatomiche alle vittime, feticci che divenivano l’Ostia nel corso di una celebrazione simile alla celebrazione eucaristica della religione cattolica.  A Perugia, un famosissimo medico che non interruppe mai la professione, era in realtà un Gran Maestro dell’ordine Ermetico, e studiò a fondo le dottrine e i rituali di Waite e di Alberti di Catenaia, fino ad essere egli stesso l’autore dei Manuali di Magia Sessuale. A lui si rivolgevano persone della “Perugia-bene”, con problemi prevalentemente sessuali, e il professor Brunelli presso il suo studio curava e disponeva con strumenti esoterici il soggetto per una iniziazione all’interno dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato.

                                 CHI PUO’ ESSERE INIZIATO ALL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO

Possiamo oggi dire, anche sulla base delle risultanze delle indagini svolte su questa organizzazione, che sono ammessi all’Iniziazione solo personaggi molto facoltosi, di elevato grado di cultura, con un quoziente intellettivo vicino alla genialità, persone che hanno superato la soglia dei cosiddetti comuni mortali ma che al di là di qualunque codice istituzionale o morale concepiscono l’attuazione di un male per un fine considerato di bene, nell’interesse o dell’adepto o della Schola Esoterica. La componente comune degli aspiranti deve essere necessariamente un problema psico-fisico-sessuale, poiché questo elemento consente ai dirigenti della Schola di tenere “agganciato” l’adepto a qualunque ricatto nel caso si presentino problemi di natura giudiziaria o scandalistica. L’aspirante viene di solito presentato da due personalità tra il settimo e il nono livello della Schola, una struttura piramidale che contempla dieci livelli. Possono essere affiliati medici, letterati, economisti, bancari, cariche istituzionali di grande rilievo, artisti, scienziati. Se si appartiene già ad una Loggia massonica, l’aspirante deve mettersi “in sonno”, e chiedere di essere ammesso alla Loggia massonica coperta della Schola, una Loggia italo-americana, con frange inglesi e francesi. Attenzione. Molti esperti e autori famosi di libri sulla magia, l’esoterismo e la massoneria, sono in realtà adepti di  questa Schola, e nelle trattazioni svolgono un attento lavoro di depistaggio in modo che nessuno possa mai avvicinarsi o conoscere i segreti dei rituali e dei codici.

DOVE AVVENGONO I RECLUTAMENTI E CON QUALI MODALITA’

Un interesse primario dei dirigenti di questa Schola Esoterica internazionale, è garantirne la continuità nel tempo, e a tale scopo molti adepti vengono distribuiti nel mondo con il compito di “reclutare” soggetti idonei a questa realtà.Gli addetti al “reclutamento” sono nella maggior parte dei casi docenti universitari, uomini anche di potere nell’universo della cultura e che godono di fama e di stima.Persone che per esigenze professionali girano il mondo e sempre presenti sui mass media. Le discipline universitarie ove si preferisce individuare le “reclute”, sono la Filosofia, la Psicologia, la Scienza della Comunicazione, la Teologia, la Psichiatria. Tale scelta non è casuale, in quanto queste discipline per la Schola Esoterica hanno una doppia importanza: una di merito, per gli insegnamenti connessi, l’altra perché in tutte queste Facoltà è prevista la somministrazione di test. E’ questo un aspetto molto inquietante, e per il quale io stessa ho presentato una articolata relazione al Ministro competente in Italia, ma anche in sede di Commissione Europea. Infatti, i giovani studenti cui viene somministrato un qualunque test, pensano che sia normale all’interno del corso di studi prescelto, ma non hanno alcuna esperienza sulla natura di quel test, non sanno riconoscerne all’interno gli elementi capaci di modificare e manipolare il proprio pensiero, sono pertanto ignari di essere sottoposti ad un vero e proprio lavaggio del cervello. I sintomi sono uguali per tutti. Stato confusionale, demotivazione a quel tipo di studi, ricorso all’aiuto di un docente. Ed ecco che lo studente è in trappola, si affida totalmente al “Maestro”, perde gradualmente la coscienza del sé, e senza accorgersene entra a far parte di realtà che lo fanno sentire importante, gli conferiscono un ruolo, lo facilitano nel superamento degli esami, gli spianano, per così dire, la strada verso mete da cui non potrà tornare indietro. Abbiamo ad esempio una nota organizzazione che prevede lo scambio di studenti tra un Paese e l’altro, ebbene questa organizzazione fu ispirata per gli scopi della “Rosa Rossa”.

COME OPERANO GLI ADEPTI DELL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO

Per capire come operano gli adepti di grado dirigenziale della Schola Esoterica, è necessario conoscere quali sono i loro obiettivi. Riflettendo sulle Facoltà universitarie prescelte per i reclutamenti, non è difficile individuare gli obiettivi più sensibili cui la “Rosa Rossa” intende direzionare il proprio operato. Infatti, la “Rosa Rossa” essendo anche un Ordine massonico non può prescindere dal controllo delle aree di potere, quali i Governi, l’Economia mondiale, la Comunicazione e i Mass media, ma anche la Medicina, sia quella che “pilotando i virus” regola il mercato delle multinazionali, sia quella che suggerisce (Psichiatria) metodi di lavaggio dei cervelli attraverso la Pubblicità di prodotti ben studiati.

Un esempio già trattato da Pamio, sono alcuni dentifrici con elevata dose di fluoro, sostanza che riduce i riflessi attentivi del cervello. Il “modus operandi” per le finalità legate al Potere in assoluto, ricalca in gran parte il sistema piduista: reclutamento, addestramento, inserimenti nel posto giusto al momento giusto. Requisito fondamentale per tutti gli adepti, è l’essere ricattabili per una qualunque ragione o esperienza di vita.Ciò garantisce la Schola da possibili “tradimenti”.Il tradimento nella “Rosa Rossa” viene considerato al pari di quello che usiamo definire “Alto Tradimento”, in quanto gli adepti sono militari nell’ambito di una organizzazione similabile alle “Forze Armate”, nel vero senso del termine.

Per le finalità “terapeutiche”, la “Rosa Rossa”, una volta iniziato l’adepto, questi viene convocato dai dirigenti del Tempio cui fa riferimento, e inviato ad esporre le proprie difficoltà psico-fisiche o problematiche nei rapporti relazionali all’interno del “piccolo gruppo”, cioè la famiglia, madre, padre, figlio, marito , moglie ecc. A seconda del grado di patologia, i dirigenti della “Rosa Rossa” propongono la “terapia” che consiste nel disporre un rito personalizzato, o una serie di riti. Ma per la celebrazione del rito, occorrono quasi sempre degli “ingredienti” che deve  procurare l’adepto, anche per dimostrare la propria convinzione a ricorrere a questa sorta di “medicina alternativa”. Gli “ingredienti” devono necessariamente provenire da un crimine. Quali possono essere questi ingredienti? Ve ne sono di tre tipi. Il frutto di una rapina, denaro, gioielli, droga.

Il rapimenti di un bambino. Parti anatomiche asportate da persone uccise. L’adepto assume pertanto il mandato utile alla propria “guarigione” o meglio “sospensione del male”. Deve riferire luogo, tempo e modalità dell’esecuzione del mandato, in modo che un delegato dei dirigenti della Schola, possa documentare tutto, e imprigionare così ad vitam l’adepto mediante l’arma del ricatto. Una volta consegnato ai dirigenti della Schola Esoterica l’ingrediente , all’adepto viene chiesto il versamento della metà del compenso stabilito per la terapia. L’altra metà sarà versata quando si dichiarerà “guarito” il poveretto o la poveretta, che in realtà crederà solamente di essere “guarito”, dopo un lungo rituale di ipnosi che cancellerà la memoria e la cognizione della malattia stessa Vale a dire che se ad esempio il soggetto è un uomo impotente, pur restando tale, non vivrà più la malattia come un problema, perderà la cognizione del problema stesso. Idem se una donna è sterile, e via dicendo. Quando la problematica ha radici antiche, che si collocano tra l’infanzia e l’adolescenza, e sono relative al rapporto madre-figlio o uomo-donna, la terapia richiede quasi sempre un sacrificio umano con caratteristiche simboliche specifiche per  il problema dell’adepto.

DOVE STA LA CENTRALE DELL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO, E QUANTI SONO I DECENTRAMENTI NEL MONDO

La centrale per motivi di origine legati alla nascita del fondatore di questa Schola Esoterica, Waite, si trova appunto negli Stati Uniti, con ben ventuno Templi, e la sua prima succursale è a Londra, con undici Templi in tutta l’Inghilterra. Viene poi la Francia, con cinque Templi, di cui il più attivo è a Perpignan. Di seguito l’Italia, con quattro Templi,  la Germania con tre Templi, il Brasile con due Templi, l’Egitto con due Templi, In ogni Tempio vi sono i corsi di formazione per il potenziamento dei poteri della mente.

COME DIALOGANO GLI ADEPTI

La disciplina di base dei corsi di formazione è l’ “Ascolto del silenzio”. L’adepto imparerà a riconoscere le vibrazioni magnetiche che sono nell’aria, e allenerà l’udito a modulare queste vibrazioni, o onde, codificandone dei suoni che utilizzerà poi come le note di uno strumento musicale.  Questa disciplina è complementare al potenziamento dei poteri della mente, in quanto una volta “catturato” il pentagramma è l’impulso del cervello che trasmette al destinatario del “messaggio” una determinata vibrazione, insomma il destinatario sa che lo stanno chiamando. A sua volta, secondo la propria specificità professionale, risponderà in “codice” servendosi degli strumenti a lui congeniali, usuali. Ad esempio se è un giornalista, utilizzerà i codici che la Schola prevede nell’ambito del giornalismo relativamente ad alcune testate internazionali.

COME FORMANO I CODICI UTILI PER L’ATTUAZIONE DEL CONTROLLO MENTALE A DISTANZA E L’ESECUZIOE DI DELITTI O IL CONSEGUIMENTO DI DIFFERENTI FINALITA’

L’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato, in conformità con la sua denominazione, rettifica, cioè modifica i codici continuamente, di volta in volta, onde non consentire che vengano decriptati facilmente.Naturalmente dispongono di una serie di codici, tutti differenti tra di loro, e che gli adepti devono conoscere necessariamente. Il dialogo in codice avviene suo mass media, nella pubblicità, nei brani musicali, nella narrativa, nella rappresentazione cinematografica e televisiva, nella collocazione in un determinato tempo del codice, nelle banconote universali. Pertanto, quando si decide che è necessario un delitto, una strage, un attentato, su questi strumenti veicolano i messaggi in codice in modo che tutti gli adepti mettano in funzione ciascuno i “poteri della mente”Avviene dunque una concentrazione paurosa di magnetismo che anche da più parti del mondo, direziona le onde verso l’obiettivo da controllare.E’ anche vero che tale obiettivo umano deve contenere a sua volte un codice rispondente a ciò che si vuole ottenere.A tal fine, si contatta la Centrale primaria, ove esiste un “cervellone” che immagazzina milioni di dati. Si richiamano pertanto dal “cervellone” i dati conformi alla esigenza del momento. Ad esempio un nome che richiami la giustizia, un numero simbolico, una data contenente a sua volta un simbolismo legato alla dottrina della Schola Esoterica, e così via. Il “cervellone” cerca nella propria banca dati e tira fuori uno o più soggetti realmente esistenti che senza saperlo contengono il codice perfetto che “giustifica” l’esigenza di un determinato crimine.

QUALCHE ESEMPIO PRATICO

Questo capitolo, affinchè la mia trattazione non appaia precostituita con esempi scelti ad hoc, è aperto a tutti  gli eventuali casi che i lettori proporranno per una analisi attinente alla mia esposizione. Mi limito solo a ricordare che sotto il dominio della “Rosa Rossa” rientrano stragi di Stato, attentati, delitti efferati, Governi dal potere assoluto e non relativo, ma è anche vero, che in tale globale ambito, è necessario un responsabile discernimento prima di firmare un qualunque evento “Rosa Rossa”.

GLI STRUMENTI DELLA GIUSTIZIA

In molti Paesi del mondo, gli operatori della Giustizia sono attenti a un gran numero di eventi, considerandoli anche sotto questo profilo, nuovo per la scienza della investigazione, per quanto antico nel tempo.Io stessa, già da molti anni, sono consultata da apparati preposti alla ricerca della verità, per la decriptazione di taluni “Messaggi” che compaiono su riviste, periodici, o anche “romanzi” che non sono romanzi, ma solo veicoli di avvertimenti e ricatti. In tutto questo, nulla c’entra la “veggenza” o la “sensitività”, questa realtà, è una realtà scientifica, con riscontri oggettivi, e frutto di “trappole” o infiltrazioni in particolari ambienti. Se gli inquirenti l’hanno presa in seria considerazione, è perché non è entrata in gioco nemmeno lontanamente la valutazione della mia credibilità, ma sui loro tavoli sono finite centinaia di registrazioni, audiovisive, e documenti, di fronte ai quali , il problema di una testimone più o meno credibile, non si è mai posto. Mi risulta che siano stati organizzati dai Ministeri preposti, centri operativi impegnati a comprendere questo nuovo tipo di analisi del crimine, e pertanto penso che si sia fatto un grande passo avanti. Lo Stato, se vuole, può ancora esserci.

articolo del 29/05/2009 a cura di Gabriella Pasquali Carlizzi - http://lagiustainformazione2.it/

                                                                                                                                                                      IL DIO OCCULTO DEI TEMPLARI

 

All’inizio del XIV secolo cominciarono a correre strane voci sull’Ordine dei cavalieri del Tempio, che, ben presto, divennero accuse gravissime: apostasia, idolatria, sacrilegio, sodomia, stregoneria e omicidi rituali. Tra le accuse più gravi mosse ai Templari vi era anche quella di adorare orribili idoli dopo aver rinnegato Cristo, come attestano alcune delle dichiarazioni rese al processo. Un templare morente, Il 14 aprile del 1309, ad una commissione, dichiarò: <<Sono stato ricevuto nell’Ordine quaranta anni fa alla Rochelle dal Fratello de Legione, oggi defunto. Egli mi disse che bisognava rinnegare Nostro Signore. Non mi ricordo se si servì della parola Gesù Cristo oppure crocifisso; è tutt’uno, disse lui (sed dixit ipsi testi quod totum est unum). Io risposi che se anche lo avessi rinnegato sarebbe stato un atto di bocca e non di cuore; cosa che feci... Il Fratello Legione mi ordinò di sputare su una piccola croce ed io sputai una volta nella direzione della croce, e non sopra>> (Jean Marquès-Rivière, Storia delle dottrine esoteriche, Mediterranee, Roma 1984).

Pur se con delle varianti il tenore delle deposizioni continua in tal senso. Bisogna convenire con gli scrivani ecclesiastici del secolo XIV, tra i quali Angerius de Béziers, che i cavalieri del Tempio erano depositari di un misterioso culto <<falso ed ingannevole>>? Sembrerebbe ormai assodato che in seno all’Ordine si celebrassero rituali segretissimi. E’ anche certo "che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio... Se si dice influenza materiale, si intende impregnazione spirituale ed anche <<osmosi mistica>>, in un certo senso" (Ibid.). Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale.

Le altre gravi accuse, mosse contro l’Ordine, furono quelle di tenere "costumi deplorevoli" e di adorare i bafometi (teste ed immagini misteriose). Per quanto concerne questi strani idoli ecco quanto riporta l’accusa lanciata dalla corte romana:

 Art. 46 - In tutte le provincie essi possedevano idoli, teste con tre facce, con una sola o anche crani umani.

Art. 47 e sgg. - Nelle loro assemblee e soprattutto nei grandi Capitoli, essi adoravano l’idolo come un Dio, come il loro Salvatore, affermavano che questa testa poteva salvarli, che concedeva all’Ordine tutte le sue ricchezze, e che faceva fiorire gli alberi e germinare le piante della terra.

C’è da sottolineare che vi sono varie testimonianze e confessioni, sull’esistenza degli idoli. Questo è uno dei maggiori misteri dei Templari. Alcune testimonianze conservate nei "Documenti inediti della Storia di Francia", dimostrano che essi adoravano una <<testa barbuta>>. Jean Marquès-Rivière scrive: "Il fratello Jean Taillefer, della diocesi di Langres, dichiarò che al tempo della sua ammissione, gli era stato mostrato un idolo dalla figura umana. Ugo di Bures, fratello borgognone, parla di una testa contenuta in un armadio della cappella. Questo idolo era a suo parere d’argento, di rame o d’oro, e raffigurava una testa umana con una lunga barba che egli riteneva bianca.

"Il templare Rodolfo di Gisi dichiarò di aver assistito ad un Capitolo generale tenuto dal fratello di Villers, nella diocesi di Troyes, durante il quale il fratello Ugo di Besancon appoggiò su un banco una testa d’idolo. A quel punto lo spavento del neofito fu talmente grande, che egli uscì dal Capitolo senza attendere l’assoluzione. Lo stesso Rodolfo di Gisi, nuovamente interrogato, confessò di aver visto una testa simile in sette Capitoli, e, a suo dire, l’idolo aveva un’aria terribile e demoniaca; ogni volta che appariva la testa, egli poteva a malapena guardarla, perché lo riempiva di terrore" (Jean Marquès-Rivière, Amuleti, talismani e pantacoli, Mediterranee, Roma 1972).

Altre confessioni sconvolgenti provano il culto diabolico praticato dall’Ordine ad una strana testa e ad un ancor più misterioso idolo. Marquès-Rivière precisa ancora: "Non bisogna confondere la TESTA dei Templari con la statua intera; Fratello Giovanni di Turn, tesoriere del Tempio di Parigi, confessò di aver visto l’immagine di un uomo, che a suo parere poteva essere un santo, su una tavoletta che gli avevano ordinato di adorare. Arnoldo di Goerte, della diocesi di Saintes, aveva udito parlare di un idolo contenuto nella casa del Tempio di Rupelle; la deposizione di Pierre Girald di Marsac è più dettagliata, egli afferma che il suo iniziatore, il fratello Thibault, estrasse dal suo abito una piccola immagine di donna e gli disse che tutto si sarebbe volto in bene se avesse avuto fiducia nell’immagine".

Ai commissari incaricati di istruire il processo, Guglielmo Pidoye, amministratore e guardiano dei beni del Tempio, "…mostrò loro un grande idolo d’argento perfettamente dorato che raffigurava una donna. Il testo afferma (Doc. in., t. II, pag. 218) che su una stoffa rossa attaccata dietro il busto, un biglietto consumato recava la dicitura: Caput LVIII (58a testa). Matter, nella sua Storia dello Gnosticismo, scrive: <<Al rinnegamento seguiva l’adorazione di un idolo, una testa che variava nella forma e nell’espressione, nel materiale e nel colore. Ne esistevano svariate copie che i Templari custodivano nei cofanetti>>. Presto si venne a creare una confusione fra la testa e l’idolo, e spesso l’una era scambiata con l’altro" (Ibid.).

Va considerato dopo quanto detto, l’androginia dell’idolo chiamato Baphomet, in quanto, esso aveva la barba ma anche il seno femminile. Il suo nome è stato oggetto di diverse interpretazioni. Alcuni lo hanno considerato "una variante di Maometto (Mahomet, Machomet, Maphomet, Baphomet)" (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, Gremese Editore, Roma 1989). Per altri è "una abbreviazione di AB PPHibus TEMplum, il Tempio (deriva il suo potere) dai serpenti" (Ibid.). Tra le numerose scuole e sette di gnostici derivate da i maestri principali della gnosi Simon Mago, Meandro, Saturnino, Carpocrate, Basilide, Valentino e Marcione, uno di questi gruppi, gli ofiti, veneravano il Serpente del Paradiso terrestre. Taluni studiosi, per questo ed altro, affermano che le dottrine templari procedevano dagli ofiti.

La soterologia gnostica vede il mondo materiale come una prigione, l’aborto di un dio inferiore, il regno delle tenebre, quello della Materia-eterna che si contrappone a quello della Luce, il regno di Dio. Il mondo della materia, secondo loro, è stato creato dal dio demiurgo (l’artefice) del cosmo che era "o l’ultimo degli eoni, il più lontano dal Dio-Abisso, o un Demone che aveva rapito una scintilla della Pienezza divina - il Pleroma - onde animarne la materia" (Leone Cristiani, Breve storia delle eresie, Paoline, Catania 1957).

Gli ofiti dei primi secoli cristiani praticavano gli stessi rituali di cui erano accusati i Templari. Secondo Origene bestemmiavano Gesù Cristo, praticavano la sodomia e celebravano un culto orgiastico di tipo fallico. L’orientalista Joseph Hammer affermò anche che: "la leggenda medievale del Santo Graal fosse di origine gnostica, e che i Templari avessero ripreso direttamente dagli gnostici certi atti di adorazione a cui si supponeva che la leggenda del Graal avesse dato origine. (…). Il Graal stesso era per Hammer un vaso gnostico, simbolo della conoscenza gnostica e senza alcun significato cristiano" (Peter Partner, I Templari, Einaudi, Torino 1993).

Jean Marquès-Rivière, nel suo: "Amuleti, talismani e pantacoli", ancora a proposito del Baphomet, cita Porfirio, che nello Styx, riporta la descrizione di Bardesane di una statua che "si trovava <<nel paese dei Brahmani>>; questa statua <<aveva le mani disposte a croce, la faccia destra era quella di un uomo, la sinistra quella di una donna; il lato destro aveva attributi maschili, il sinistro femminili. Sul seno destro era scolpito il sole e sul sinistro la luna; le braccia erano circondate da angeli...>>".

Maschio e femmina erano questi idoli. Maurizio Blondet ci informa che "Gershom Scholem ci ha avvertito che già nella tradizione ebraica maggioritaria <<Dio ha due ‘configurazioni’ (parsufim), un volto maschile e uno femminile>>. E ci ha spiegato che, da questa paradossale androginia di Dio presa alla lettera, i seguaci di Sabbatai Zevi hanno dedotto le loro crude pratiche orgiastiche, <<manifestamente riprese dal culto della Grande Madre, che continuò a essere praticato da piccoli gruppi dell’Asia Minore sotto spoglie islamiche>>" (Maurizio Blondet, Gli <<Adelphi>> della dissoluzione, Strategie culturali del potere iniziatico, Ediz. Ares, Milano 1994).

Val la pena di considerare anche che "Nel processo dei Templari si ebbero due testimonianze indipendenti e concordanti sull’origine del Baphomet. Questo sarebbe stato la testa barbuta nata miracolosamente dal coito contro natura di un nobile signore di Sidone con il cadavere di una fanciulla di cui era follemente innamorato. De Sede ritiene che questa testa la si possa identificare con quella celeberrima che si dice essere stata realizzata verso l’anno 1000 da papa Silvestro II, il dottissimo Gerberto d’Aurillac, testa che era in grado di rispondere affermativamente o negativamente a qualsiasi domanda" (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, cit.).

L’immagine di un essere barbuto con le corna è posta sul portale di due chiese, una si trova a Parigi, è la chiesa di Saint-Méry, l’altra a Provins, è la chiesa di Sainte-Croix. Il "mostro" è visibile anche su un edificio di Saint-Briss-Le-Vineux, nei pressi di Auxerre, appartenuto ai Templari. Quali segreti celava il misterioso idolo? Le supposizioni sono ancora tante ma il mistero rimane, assieme agli altri che avvolgono l’Ordine. Joseph Hammer nel suo "Mystery of Baphomet Revealed" identificò il dio bisessuale dei Templari come una divinità androgina, supponendo che riti sessuali e orge rituali ne caratterizzarono l’adorazione.

I cavalieri del Tempio erano molto profondi nella magia e H. Cornelius Agrippa, nel XVI secolo, disse di loro che erano esperti maghi. E’ se il loro Baphomet fosse stato un talismano prodigioso che, nella sua androginia, celava l’unione fra le due grandi polarità del cosmo? Serge Hutin, a tal proposito, racconta la straordinaria ipotesi di Maurice Magre e cioè che: "i Templari fossero in possesso di una figura baphometica carica di magico potere, …loro sottratta nel corso di uno scontro armato tra i cristiani e i mongoli invasori" e per l’Ordine fu l’inizio della fine.

Giuseppe Cosco

Massoneria

La squadra e il compasso, simbolo massonico (si può trovare con o senza la G).

La massoneria è un ordine iniziatico che ha per scopo il "perfezionamento dell'individuo". Tale definizione viene spesso modificata sostituendo "uomo" (o talvolta "umanità") alla parola "individuo", portando così la finalità della massoneria a una dimensione sociale e collettiva in genere, anziché puramente individuale.I membri della massoneria (i massoni) sono chiamati anche frammassoni, forma italianizzata del francese franc-maçon (in inglese freemason), ovvero "libero muratore".

Il nome deriva dalla pretesa discendenza della massoneria dall'associazione di operai e muratori che si rifà alla leggenda di Hiram, architetto del Tempio di Salomone. Nella sua veste operativa, la massoneria sarebbe nata come associazione di mutuo appoggio e perfezionamento morale tra artigiani muratori, mentre in seguito adottò l'attuale veste speculativa, trasformandosi in una confraternita di tipo iniziatico caratterizzata dal segreto rituale, con un'organizzazione a livello mondiale.I suoi affiliati condividono gli stessi ideali di natura sia morale che metafisica e la comune credenza in un essere supremo, chiamato "Grande Architetto dell'Universo".[1]

                                                                                                                                                                                          Storia  e Origini

                                                                                                                                                                             

                                                                          La taverna "l'Oca e la Griglia" di Londra, dove fu fondata la prima Gran Loggia della massoneria, il 24 giugno 1717

                                                                                                                                              

Stampa rappresentante una Scena di Massoneria, 1878

È difficile ricostruire; in termini storicamente incontrovertibili, la nascita della massoneria come fenomeno concretamente documentabile e per questo alcuni studiosi sono arrivati a concludere che le sue vere origini si perdono nella storia. Le difficoltà nello stabilire una datazione precisa sulla nascita del fenomeno massonico sono in buona misura una conseguenza della segretezza che – specialmente nelle epoche passate – avvolgeva "l'Ordine": a sua volta, il fatto che la massoneria abbia spesso fornito un rifugio per i non ortodossi ed i loro simpatizzanti durante un'epoca in cui certe attività potevano portare alla morte può essere all'origine delle tradizioni degli incontri segreti e le strette di mano.

Inoltre, le origini di tale fenomeno sono per natura leggendarie o mitiche e, nella sua intima concezione, l'iniziazione muratorìa non differisce dalle iniziazioni delle età più antiche, con le quali ha in comune il fatto che ne siano state ipotizzate le ascendenze più disparate e remote. Perciò accanto alla storia reale della massoneria, cioè quella ricostruibile attraverso gli usuali strumenti della ricerca storica, ne sussiste o acquista rilevanza un'altra, anch'essa storia ma in senso molto peculiare, o più propriamente metastoria, che prescinde dal dato documentario perché si colloca in un orizzonte diverso, nel quale i nomi, le date e gli avvenimenti s'inseriscono nella dimensione sacrale del simbolo e acquistano un altro significato rispetto a quello profano. Le due "storie" non si escludono reciprocamente, ma anzi confluiscono entrambe in una nozione di tradizione leggibile e decifrabile secondo due ottiche diverse, governate da scritture e da cifre non omogenee.

Le radici della massoneria vengono fatte risalire tradizionalmente – da parte dei suoi membri – alla costruzione del Tempio di Salomone (il Tempio Interiore o Tempio Eterico) ed alla leggenda di Hiram Abif. Secondo la Bibbia (2 libro delle Cronache, 2Cr 2,12-13), Hiram era un fonditore, "figlio di una vedova della tribù di Neftali", "dotato di abilità, d'intelligenza e di perizia nell'eseguire qualsiasi lavoro in bronzo", e sapeva "eseguire qualunque intaglio e creare qualunque opera d'arte". Egli venne inviato dal re di Tiro a Salomone per aiutarlo nella costruzione del tempio. Hiram costruì due colonne di bronzo da collocare davanti al vestibolo: "innalzò la colonna di destra cui diede il nome Joakim e innalzò quella di sinistra che chiamò Boaz", costruì il "mare di bronzo" con le dodici basi in forma di altrettanti buoi, dieci conche di bronzo su altrettante basi quadrangolari, i vasi per la cenere, le palette e le coppe.

Nella leggenda massonica, il geniale artigiano diviene invece l'architetto del tempio, preposto alla direzione di tutti i lavori e di tutti gli operai.Il racconto ha una sua chiave d'interpretazione iniziatica e rinvia ai concetti di perfezione, meta della ricerca iniziatica, e di "Grande Opera" (l'opera del Grande Architetto costruttore del mondo), attraverso la cui comprensione avviene l'ingresso del sacro nel profano. La massoneria simbolica (o dei primi tre gradi) si fonda su questa visione iniziatica e perciò avrebbe esclusivamente a che fare con un cammino spirituale.Alla massoneria sono state inoltre attribuite diverse origini suggestive e mai dimostrate,[2][3][4] come quella di essere una discendenza diretta dei Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone in Gerusalemme (più noti come cavalieri templari) oppure un ramo delle antiche scuole del segreto, o dei Collegia fabrorum romani, o una conseguenza istituzionale delle corporazioni medievali di muratori, per il tramite di maestranze bizantine o italiche (tra queste, i cosiddetti Magistri cumacini) operanti nell'Alto Medioevo.

In questo contesto si colloca anche il fenomeno dell'accettazione, ossia dell'ammissione nella corporazione di elementi estranei all'arte della costruzione, soprattutto sacerdoti e scrivani, ma anche medici, in quanto utili alla comunità degli associati per l'espletamento di indispensabili funzioni; dall'ammissione di massoni "accettati" potrebbe essere derivato l'ingresso nel simbolismo muratorio di tematiche non direttamente legate al mestiere, ma appartenenti alla cultura ermetico-alchemica e cabalistica dilagata nell'Europa occidentale tra il XV secolo e il XVII secolo. All'inizio del XVIII secolo, almeno nel sud dell'Inghilterra, all'interno delle logge gli elementi accettati (massoni speculativi o "di teoria") prevalevano ormai largamente su quelli operativi, assecondando una tendenziale crisi generale dell'ordinamento corporativo, poiché le originarie ragion d'essere delle confraternite di mestiere (compresa quella dei liberi muratori) venivano gradualmente meno.Ha una qualche diffusione, specialmente tra i massoni che praticano il Rito di York, la tesi secondo cui la massoneria sarebbe esistita sin dal tempo di Re Athelstan di Inghilterra, nel X secolo, il quale si sarebbe convertito al Cristianesimo a York ed avrebbe pubblicato la prima Lettera alle Logge Massoniche del posto; una teoria priva di sostegni storici (la dinastia era cristiana già da secoli).

Qualche critico e membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (la principale confessione religiosa del mormonismo) nota somiglianze tra le sacre Dotazioni eseguite nei templi dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa appartenente al mormonismo) ed alcuni rituali massonici e basa questa somiglianza sul fatto che i rituali massonici discenderebbero direttamente dai rituali dati da Dio al Tempio di Salomone e pertanto conterrebbero ancora molte delle verità originali.Una fonte storica assistita da maggior documentazione (ma comunque storicamente non comprovata) asserisce l'antichità della massoneria basandosi sul Regius Manuscript o Poema Regius (detto anche Halliwell Manuscript, dal nome di chi lo scoprì nel 1840), databile al 1390, che fa riferimento a molte frasi e concetti simili a quelli che si ritrovano nella massoneria. Tale manoscritto consta di 794 versi in rima baciata e in inglese medioevale. Secondo tale narrazione leggendaria, la massoneria è geometria, arte o scienza d'eccellenza applicata alla muratorìa; primo maestro ne fu Euclide e patria d'origine l'Egitto, da cui giunse in Inghilterra al tempo del re Atelstano, che le diede le prime costituzioni.

Un documento manoscritto risalente al 1535, noto come Carta di Colonia, testimonierebbe per la prima volta "l'accettazione" nelle gilde massoniche di membri che non partecipavano materialmente alla costruzione di edifici e di opere architettoniche. Nel documento venivano considerati "muratori accettati" i medici, che si occupavano della salute degli operai, il cappellano e tutti i notabili del luogo in cui doveva sorgere l'edificio che possedevano le qualità fisiche e morali richieste dagli statuti della corporazione e che avrebbero avuto la capacità di introdurre nella muratoria le nuove teorie scientifiche e filosofiche che avrebbero permesso la crescita di tutti i componenti della loggia.Questo documento proverebbe l'esistenza, già da uno o due secoli, di una o più società segrete clandestine operanti negli Stati europei. L'originale era custodito negli archivi della madre-loggia d'Amsterdam, che conservava anche l'atto della sua propria costituzione, in data del 1519. Tuttavia diversi studiosi ritengono che si trattasse di un apocrifo.La maggior parte degli storici non massoni sostiene che la massoneria sia nata soltanto nel tardo XVII secolo e che non abbia alcun collegamento con organizzazioni più antiche; avendo essenzialmente fini speculativi, la massoneria non è, secondo questi storici, una conseguenza diretta delle corporazioni medievali dei muratori, i quali, tra l'altro, vivevano tutti vicino al loro posto di lavoro e quindi non avevano bisogno di segni segreti per riconoscersi tra loro.

Fondazione della Gran Loggia di Londra

Il quartier generale della Gran Loggia Unita d'Inghilterra

La fondazione della Gran Loggia di Londra, successivamente denominata Gran Loggia d'Inghilterra, segnò formalmente o convenzionalmente l'atto di trapasso dall'antica massoneria di mestiere o operativa a quella moderna o speculativa. Il 24 giugno 1717, nella Taverna dell'Oca e della Graticola, quattro logge londinesi, The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rummer and Grapes, così chiamate dai locali presso i quali ciascuna si riuniva, decisero di darsi una nuova organizzazione centralizzata, cui dettero il nome di Gran Loggia di Londra, ed elessero come capo, con il titolo di gran maestro, il gentiluomo Anthony Sayer. Nelle quattro logge fondatrici della neocostituita Gran Loggia era netta la prevalenza di speculativi, estranei all'arte della costruzione: gentiluomini, borghesi, intellettuali, tra i quali un ruolo preminente rivestivano il pastore anglicano Jean-Théophile Désaguliers (1683-1744), membro della Royal Society, brillante volgarizzatore delle teorie newtoniane e letterato ben introdotto nell'alta società londinese, e il pastore presbiteriano James Anderson (1684-1739); a quest'ultimo si devono le Costituzioni adottate il 14 gennaio 1723.

                                                                                                                                              Le costituzioni di Anderson

                                                                                                                                         

                                                                                                                                                                        The Constitutions of the Free-Masons, 1723

Significativo è il Titolo I, concernente "Dio e la religione"

  « Un Massone è tenuto, per la sua condizione a obbedire alla legge morale; e se egli intende rettamente l'Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso. Ma sebbene nei tempi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese a essere della religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi si reputa più conveniente obbligarli soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando a essi le loro particolari opinioni; ossia, essere uomini buoni e leali o uomini di onore e di onestà, quali che siano le denominazioni o confessioni che servono a distinguerli; per cui la Massoneria diviene il Centro di Unione e il mezzo per annodare una sincera amicizia tra persone che sarebbero rimaste in perpetuo estranee. »
   

In un Paese come l'Inghilterra, per quasi due secoli sconvolto da rivolgimenti politici, sociali e dinastici all'insegna delle divisioni religiose, l'autodefinizione della massoneria quale "centro d'unione" tra gli uomini, sulla sola base delle loro qualità morali e di una religiosità non precisamente qualificata, costituiva un netto salto in avanti, semi-utopistico e rivoluzionario.

Di notevole rilievo anche il Titolo II, che tratta "Del magistrato civile supremo e subordinato":

 

« Un Muratore è un pacifico suddito dei Poteri Civili, ovunque egli risieda o lavori e non deve essere mai coinvolto in complotti e cospirazioni contro la pace e il benessere della Nazione, né condursi indebitamente verso i Magistrati inferiori; poiché la Muratorìa è stata sempre danneggiata da guerre, massacri e disordini, così gli antichi Re e Principi sono stati assai disposti a incoraggiare gli uomini dell'Arte, a causa della loro tranquillità e lealtà; per cui essi praticamente risposero ai cavilli dei loro avversari e promossero l'onore della loro fraternità, che sempre fiorì nei tempi di pace. Cosicché se un Fratello divenisse un ribelle contro lo Stato, egli non deve essere favoreggiato nella sua ribellione ma piuttosto compianto come uomo infelice; e, se non convinto di altro delitto, sebbene la leale Fratellanza possa e debba sconfessare la sua ribellione e non dare ombra o base per la gelosia politica del governo in essere, egli non può venire espulso dalla Loggia e il suo vincolo rimane irrevocabile. »

   

Con tali parole si sanciva il principio dell'apoliticità dell'Ordine nel suo complesso e delle singole logge, che devono vivere nel rispetto delle leggi e delle autorità dello Stato. Al singolo massone è consentito di nutrire convincimenti politici e di tradurli in azione, ma soltanto a titolo personale e sempre che non coinvolga in alcun modo la massoneria, la quale, peraltro, è tenuta a sconfessarne l'operato quando egli si atteggi a ribelle contro i poteri costituiti, pur senza arrivare ad espellerlo dalla fratellanza.

Altri principi fondamentali sono dettati dal Titolo III, "Delle Logge":

  « Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione »
   

e dal Titolo IV, "Dei Maestri, Sorveglianti, Compagni e Apprendisti":

  « Tutte le preferenze fra i Muratori sono fondate soltanto sul valore reale e sul merito personale: che così i committenti siano serviti bene, che i Fratelli non debbano vergognarsi né che l'Arte Reale venga disprezzata: perciò nessun Maestro o Sorvegliante sia scelto per anzianità ma per il suo merito. »

Scisma inglese del 1753 e sua ricomposizione

In un periodo compreso tra il 1730 e il 1738, la Gran Loggia inglese, onde impedire la partecipazione ai lavori di loggia a chi non fosse stato debitamente iniziato ed affiliato, compie diverse innovazioni in alcuni importanti elementi rituali. Tali innovazioni determinarono una scissione ad opera dei cosiddetti "Antichi" (Antients), massoni tradizionalisti. Il 5 febbraio 1752, nove logge dissidenti, prevalentemente costituite da massoni irlandesi, dettero vita ad un'altra Gran Loggia, che dal 5 dicembre 1753 prese la denominazione di Gran Loggia dei Liberi e Accettati Muratori secondo le Antiche Istituzioni, da cui il nome di Antients o Ancients, mentre la Gran Loggia del 1717 venne dai dissidenti spregiativamente chiamata dei cosiddetti "Moderni" (Moderns).

Le tensioni fra i due gruppi erano talvolta molto forti. Benjamin Franklin, un "moderno" e un deista, non venne riconosciuto al momento della sua morte come un membro della sua loggia, che nel frattempo era diventata "antica" e giunse persino a rifiutargli il funerale massonico.[5]Lo scisma fu sanato solo il 27 dicembre 1813, quando si pervenne alla fusione delle Grandi Logge dei Moderns e degli Ancients e alla nascita di un'unica Gran Loggia, sotto la denominazione completa di Gran Loggia Unita degli Antichi Liberi Muratori d'Inghilterra.

La riunificazione fu possibile grazie a un compromesso accuratamente formulato che sancì la non-cristianità della massoneria inglese, riportò i modi di riconoscimento alle forme precedenti al 1753, mantenne l'esistenza di soli tre gradi nella massoneria "propria", ma con voluta ambiguità permise ai "moderni" di pensare al grado detto Antient Royal Arch come ad un grado superiore facoltativo, mentre gli "antichi" potevano vederlo come il compimento del terzo grado. Tutto ciò venne condensato nelle nuove Costituzioni della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, che furono approvate nel 1815.

Poiché durante lo scisma entrambe le correnti ebbero filiazioni in tutto il mondo, e poiché molte di queste logge esistono tuttora, c'è un notevole grado di variabilità nei rituali oggi in uso, anche tra giurisdizioni riconosciute dalla Gran Loggia Unita. La maggior parte delle logge conducono i loro lavori in osservanza di un singolo rito scelto in precedenza, come per esempio il Rito di York, molto diffuso negli Stati Uniti o il Rito Canadese (che è, in un certo senso, una commistione fra riti usati da "Antichi" e "Moderni").

                                                                                                                                           Diffusione oltre i confini inglesi

                                                                                                                                         

                                                                                                                    Interno della Loggia di Niagara-on-the-Lake, Ontario, Canada

La lotta tra Ancients e Moderns non impedì una costante diffusione della massoneria in Europa e negli Stati Uniti, secondo le linee di espansione dell'impero britannico, dei suoi commerci marittimi e delle colonizzazioni. Di questa propagazione, concretizzatasi nella fondazione di logge successivamente regolarizzate mediante la concessione di "patenti" dall'una o dall'altra Gran Loggia inglese – oppure dalle Grandi Logge di Scozia e di Irlanda – strumento molto efficace furono le logge militari, costituite all'interno delle unità dell'esercito britannico e frequentemente trasferite da una parte all'altra dell'impero.

Lo sviluppo della nuova massoneria fuori delle Isole britanniche fu rapidissimo. Nel 1728 furono fondate una loggia a Madrid ed una a Gibilterra; nel 1731 la Gran Loggia di Londra nominò un gran maestro provinciale per la Russia, e sempre nel 1731 una loggia inglese fu fondata a Firenze. Nel 1733 a Boston nacque la prima Gran Loggia provinciale statunitense, mentre nel 1734 i liberi muratori olandesi elessero un gran maestro per le Province Unite. Nel 1735 sorsero logge a Lisbona, Roma, Milano, Verona, Padova, Vicenza, Venezia, Napoli, Stoccolma. Nel 1736 fu fondata la loggia di Genova, e nel 1737 nacque una loggia ad Amburgo.

Scisma franco-inglese del 1877

Il secondo grande scisma nella storia della massoneria, dopo quello inglese del 1752, avvenne negli anni successivi al 1877, quando il Grande Oriente di Francia abolì ogni restrizione all'ammissione di atei. Nonostante la discussione sull'ateismo sia verosimilmente il maggior fattore della frattura con il Grande Oriente di Francia, gli inglesi menzionano anche il riconoscimento da parte dei francesi della massoneria femminile e delle co-massonerie, come anche la tendenza dei massoni francesi a discutere volentieri di religione e politica nella loggia. Anche se i francesi scoraggiano queste discussioni non le bandiscono altrettanto drasticamente quanto gli inglesi.[6] Lo scisma tra i due rami è stato occasionalmente superato, specialmente durante la prima guerra mondiale, quando massoni statunitensi richiesero di poter visitare logge francesi.[6]Per quanto riguarda i requisiti religiosi, la più antica costituzione massonica (quella di Anderson, 1723) dice solo che un massone "non dovrà mai essere uno stupido ateo né un libertino senza religione" se "comprende l'Arte correttamente".

La sola religione richiesta era "quella religione in cui tutti gli Uomini concorrono, tenendo per sé le loro particolari Convinzioni".[7] I massoni non si trovano d'accordo nel definire "stupido" o "senza religione" degli aggettivi necessari o accidentali per "ateo" e "libertino". È possibile che l'ambiguità sia intenzionale. Nel 1815, l'appena riunificata Gran Loggia Unita d'Inghilterra (UGLE) cambiò le Costituzioni di Anderson in senso più ortodosso: «qualunque sia la religione o il modo di praticarla, nessuno sarà escluso dall'Ordine, purché creda nel glorioso Architetto del cielo e della terra, e pratichi i sacri doveri della moralità».

Gli inglesi mettono in pratica questo articolo col richiedere al candidato la fede in un Essere Supremo e nella sua volontà rivelata; nonostante ciò possa ancora essere interpretato in modo non-deista, ciò rese più difficile per credenti non ortodossi l'ingresso nella massoneria.Nel 1849, il Grande Oriente di Francia seguì l'esempio inglese adottando il "requisito dell'Essere Supremo", ma nei paesi latini si registrava già una pressione crescente per ammettere apertamente gli atei. Ci fu un tentativo di compromesso nel 1875 (Congresso dei Supremi consigli federali, al convento di Losanna) con l'uso dell'espressione "Principio Creatore" (che suonava meno deista che non "Essere Supremo") ma alla fine ciò non era abbastanza per il Grande Oriente di Francia, e nel 1877 essi tornarono ad abolire il requisito di religiosità per l'ingresso, adottando l'originale documento di Anderson del 1723 quale Costituzione ufficiale. Venne inoltre creato un rituale modificato che non faceva alcun riferimento diretto al GADU (sebbene, come simbolo, rimanesse probabilmente ancora in uso). Questo nuovo rito non rimpiazzava i vecchi, ma era proposto come alternativa (le giurisdizioni europee in generale non tendono a ridursi all'uso di un solo rito, come la maggioranza delle giurisdizioni nordamericane, ma offrono un assortimento di riti tra cui le logge possano scegliere).

                                                                                                                                           Massoneria di Prince Hall

                                                                                                                                           

                                                                                                              Tomba di Prince Hall nel cimitero di Copp's Hill, a Boston

Nel 1775, un afroamericano di nome Prince Hall fu iniziato in una loggia militare di costituzione irlandese assieme a quattordici altri afroamericani, tutti liberi dalla schiavitù fin dalla nascita. Quando la loggia militare lasciò l'area, agli afroamericani fu concessa l'autorità di incontrarsi come loggia, eseguire processioni nel giorno di San Giovanni e celebrare funerali massonici, ma non quella di conferire gradi o fare altro lavoro massonico. Questi chiesero, e ottennero, un Warrant for Charter dalla Gran Loggia d'Inghilterra nel 1784 e formarono una Loggia Africana numero 459. Benché venga rilevata dai registri come tutte le altre Gran Logge statunitensi dopo la fusione della Gran Loggia "Premier" e la Gran Loggia "Ancient" nel 1813, quando essi formarono la Gran Loggia Unita d'Inghilterra la loggia si ridenominò come la loggia africana numero 1 (da non confondere con le varie Gran Logge africane) e si separò dalla massoneria riconosciuta dall'UGLE. Questo portò alla tradizione di separare le giurisdizioni prevalentemente afroamericane in Nord America, note collettivamente come Massoneria di Prince Hall.Razzismo e segregazione diffusi in Nord America resero impossibile per gli afroamericani unirsi a molte cosiddette logge "principali", e molte Gran Logge in Nord America rifiutarono di riconoscere come legittime la Loggia Prince Hall e i massoni di Prince Hall nelle proprie giurisdizioni. Attualmente, la Massoneria di Prince Hall è riconosciuta da alcune Gran Logge a loro volta riconosciute dall'UGLE, e non da altre, e sembra poter raggiungere la piena agnizione.[8]

La pretesa autorità internazionale della massoneria inglese

Istituzione quasi ufficiale, dotata di grande prestigio e fortemente selettiva nella scelta dei propri membri, la massoneria inglese è divenuta una componente stabile della società britannica e della sua classe dirigente, atteggiandosi a potenza massonica "madre del mondo" e depositaria della tradizione.La massoneria inglese afferma esplicitamente a partire dal XIX secolo di avere tra i suoi protettori la monarchia del Regno Unito[9], alla quale riporta anche con i legami di parentela fra i suoi vertici e i Windsor.L'idea di una massoneria inglese come "madre del mondo", per quanto diffusa sia in ambienti massonici che storici, è quantomeno controversa. Con lo scisma inglese del XVIII secolo fra Antichi e Moderni, infatti, la Gran Loggia di Londra smise di fatto di esistere. L'obbedienza che fu fondata nel 1815 era un'obbedienza diversa, sia dal punto di vista filologico che dal punto di vista rituale. Nacque allora, assieme alla odierna Gran Loggia Unita d'Inghilterra, il Gran Capitolo dell'Arco Reale; spesso confuso con i riti è in realtà una sorta di grado complementare, propedeutico al grado di Maestro Libero Muratore.

La nascita dell'Arco Reale e la sua particolare collocazione nell'alveo del rituale Inglese (detto comunemente Emulation Ritual), rappresenta la soluzione di compromesso fra le Grandi Logge degli Antichi e dei Moderni, che con tale modifica fondarono un' obbedienza diversa e terza rispetto alla Gran Loggia di Londra o Loggia Madre del Mondo.La massoneria inglese, peraltro, non ha alcun tipo di autorità reale sulle altre giurisdizioni massoniche, la cui regolarità, ancorché non riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, può essere peraltro legittima nel giudizio di altre Grandi Logge. Ad esempio, il Grande Oriente d'Italia è regolare (rispetta tutti i requisiti richiesti) e riconosciuta da quasi tutte le Grandi Logge e Grandi Orienti del mondo, ma non da quella inglese che, tra gli attuali Ordini massonici italiani, riconosce, fin dalla sua fondazione, la Gran Loggia Regolare d'Italia.Il riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, storicamente, è sempre stato molto ambìto peraltro dalle altre massonerie e, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, sono avvenuti interventi ufficiali di scomunica o di disconoscimento, quale strumento di una politica estera sempre più attiva. Il 4 settembre 1929, la Gran Loggia Unita d'Inghilterra ritenne venuto il momento di approvare e pubblicare una dichiarazione unilaterale dei principi fondamentali, ai quali d'allora in avanti avrebbe informato e subordinato il riconoscimento di altre Grandi Logge.[10]

La massoneria oggi

Nell'Europa continentale e in Sud America il numero di massoni è generalmente in ascesa; al contrario, in alcuni distretti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna ed altre giurisdizioni britanniche sta perdendo membri più velocemente di quanto riesca ad attrarre nuovi iniziati. Negli Stati Uniti l'età media dei membri è intorno ai 45 anni.Molte Gran Logge negli Stati Uniti hanno provato una varietà di misure, spesso controverse, per ovviare al calo di nuovi membri, incluse cerimonie dei tre gradi della durata di un solo giorno per vasti gruppi di candidati (in opposizione alle assegnazioni individuali dei gradi che richiedono mesi o anni per essere completate), pubblicità sui cartelloni ed addirittura reclutamento attivo di nuovi candidati da parte dei membri (in opposizione alla tradizione di considerare solo coloro i quali richiedono l'associazione da sé). Alcuni massoni obiettano che le tradizioni ed i principi della massoneria siano di fatto rese meno severe da queste innovazioni, osservando che la Fratellanza è sopravvissuta a secoli di cambiamenti sociali senza cambiare se stessa; altri citano un bisogno della massoneria di modernizzarsi e rendersi più adatta alle nuove generazioni. La massoneria statunitense si confronta anche con un problema di immagine, poiché alcuni la percepiscono come razzista. Ciò è dovuto in parte al fatto che, solo tre Gran Logge negli Stati Confederati d'America, oggi riconoscono le loro controparti della massoneria Prince Hall, la massoneria di colore statunitense (mentre tutte le Gran Logge degli stati settentrionali, inclusi Alaska ed Hawaii, riconoscono la Massoneria Prince Hall).[11]

                                                                                        

                                                     Raimondo di Sangro                        Costantino Nigra                       Francesco Crispi                        Giuseppe Garibaldi                        Giuseppe Mazzini                     Giuseppe Zanardelli

                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                 Ettore Ferrari                        Giovanni Amendola

 

                                                                                                                  La massoneria in Italia

Il panorama massonico italiano è piuttosto frammentato.

L'istituzione con il maggiore numero di aderenti è il Grande Oriente d'Italia (cosiddetto "di Palazzo Giustiniani", dalla sua sede storica), che accetta solo uomini. Poi abbiamo la Gran Loggia d'Italia (detta anche di Piazza del Gesù, dalla sua sede storica, o di Palazzo Vitelleschi dalla sua sede attuale), che è un'obbedienza mista, in quanto accetta donne e uomini. Segue la solo maschile Gran Loggia Regolare d'Italia, riconosciuta dalla Gran Loggia d'Inghilterra.La Federazione italiana dell'Ordine Massonico Misto "Le Droit Humain" è la costola italiana del "Droit Humain", la più antica delle Obbedienze miste, nata in Francia, mentre la Gran Loggia Federale d'Italia costituisce una federazione tra Logge, formula innovativa sul panorama nazionale ma diffusamente applicata all’estero. Da menzionare tra le obbedienze miste anche il Supremo Consiglio d'Italia e San Marino, e tra quelle solo femminili la Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia. Vi sono poi decine e decine di altre obbedienze numericamente minori, spesso derivanti da scissioni delle maggiori.Tra i personaggi italiani degni di nota che ebbero ruoli importanti nella massoneria, tra gli altri, Giuseppe Garibaldi[12], Giuseppe Zanardelli, Ernesto Nathan, Ettore Ferrari e Paolo Ungari.

Origini della Massoneria in Italia

La prima loggia fu fondata a Firenze nel 1731. Intorno al nucleo iniziale, costituito da inglesi, si aggiunsero gradualmente numerosi nobili ed intellettuali fiorentini. Su questa loggia si esercitarono gli effetti persecutori della bolla pontificia In eminenti, pubblicata il 28 aprile 1738, che inaugurava una lunga serie di scomuniche e di condanne. Della prima Loggia in Italia, detta degli "Inglesi", fecero parte gli italiani Antonio Cocchi e Tommaso Crudeli; quest'ultimo fu per questo incarcerato, torturato dal Sant'Uffizio di Firenze, morì per i postumi del carcere a Poppi nel 1745 e per questo è considerato il primo martire della massoneria universale [13].

Sempre nel granducato di Toscana, a Livorno, nacquero addirittura quattro logge: due negli anni 1763 e 1765 (ottennero una patente di fondazione dalla Gran Loggia d'Inghilterra degli Antients) ed altre due nel 1771 (con patente rilasciata dalla Gran Loggia d'Inghilterra dei Moderns).Il fenomeno massonico arrivò poi a Roma, con alterne vicende: nel 1735 alcuni gentiluomini inglesi diedero vita ad una loggia giacobita, rimasta attiva fino al 1737, quando si dovette sciogliere per ordine del governo pontificio. Ma, rispettivamente nel 1776 e nel 1787, vi vennero fondate due logge, entrambe di rito scozzese. Il 27 maggio 1789 il conte di Cagliostro tentò di organizzare una loggia basata sul proprio "sistema egiziano", ma venne arrestato e processato dal Sant'Uffizio che, nell'aprile 1791, lo condannò a morte come "eretico formale, mago e libero muratore", pena commutata poi nel carcere perpetuo.

Nel 1749 a Chambery (Savoia, parte integrante del Regno di Sardegna) fu fondata una loggia sulla base di una patente di gran maestro provinciale per la Savoia ed il Piemonte rilasciata dalla Gran Loggia di Londra nel 1739 al marchese François Noyel de Bellegarde; nel 1752, la stessa loggia assunse il nome di Gran Loggia Madre, con facoltà di creare altre logge in tutti i territori del regno di Sardegna e, di fatto, nel 1765 ne vennero create tre, tra cui una a Torino. Quest'ultima assunse una tale importanza da far ottenere nel 1773 il conferimento al conte di Bernezzo del titolo di gran maestro provinciale per il Piemonte, con la conseguente completa autonomia dalla Gran Loggia Madre di Chambery. In Piemonte una loggia era presente anche a Novi Ligure.

Nel 1746 fu fondata una loggia a Venezia, alla quale sono da ricollegare le figure di Giacomo Casanova, di Carlo Goldoni e di Francesco Griselini, che rimase in attività fino al 1755, quando l'intervento degli Inquisitori di Stato portò all'arresto del Casanova e ne determinò la chiusura. Ma una nuova loggia sorse nel 1772, con patente della Gran Loggia d'Inghilterra, per iniziativa del segretario del Senato, Pietro Gratarol, e rimase attiva fino al 1777, mentre nasceva un'altra loggia a Venezia, una a Vicenza ed un'altra a Padova.Nel 1756 fu fondata una loggia a Milano, subito scoperta dalle autorità austriache; il fatto determinò un editto (6 maggio 1757) con il quale il governatore, Francesco duca di Modena, vietava le riunioni massoniche in tutto il territorio dello Stato Lombardo. Ma la loggia continuò ad esistere e nel 1783 aderì alla Gran Loggia di Vienna. L'anno successivo il conte Wilczeck, ministro plenipotenziario imperiale a Milano, assunse la carica di gran maestro provinciale per la Lombardia austriaca. Nel 1776 sorse una loggia anche a Cremona.

In Liguria tra il 1745 e il 1749 risultano una loggia a Bordighera e almeno due a Genova, da collegare alla presenza delle truppe francesi in difesa della Repubblica. Verso la fine del secolo nacquero altre due logge nel capoluogo, una (1780) aderente al Regime Scozzese Rettificato e un'altra (1782) che ottenne una patente dalla Gran Loggia d'Inghilterra con il titolo di Old British and Ligurian Lodge.La prima loggia di Napoli, formata da alti ufficiali e nobili, fu fondata nel 1749 su iniziativa di un mercante di seta francese, che successivamente costituì un'altra loggia di più modesta fisionomia sociale.

Dopo la pubblicazione, avvenuta il 28 maggio 1751, della Bolla Providas Romanorum Pontificum emanata da papa Benedetto XIV per ribadire la condanna pontificia del 1738, Carlo VII di Borbone (che divenne poi il re Carlo III di Spagna) promulgò un editto (10 luglio 1751) che proibiva la Libera Muratorìa nel Regno di Napoli, tuttavia il provvedimento non stroncò la Massoneria: una risorta loggia locale ottenne una patente dalla Gran Loggia Nazionale di Olanda (10 marzo 1764) che la promuoveva al rango di Gran Loggia Provinciale per il Regno di Napoli, mentre una seconda loggia, con patente della Gran Loggia d'Inghilterra (Moderns), il 7 marzo 1769 fu parimenti investita del rango di Gran Loggia Provinciale. Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero (1710-1771) divenne massone nel 1744 e gran maestro di tutte le logge napoletane fino al 1751[14].

Fondazione del Grande Oriente e scissione di Piazza del Gesù

Una serie di iniziative, assunte quasi contemporaneamente dai governanti dei vari Stati italiani, inaugurò un nuovo periodo di repressioni del fenomeno massonico. Nel Regno di Sardegna, il 10 giugno 1814 Vittorio Emanuele I emanò un editto con il quale ribadì "la proibizione delle congreghe ed adunanze segrete, qualunque ne sia la denominazione loro, e massime quelle de' così detti Liberi Muratori già proibita col R.E. delli 20 maggio 1794".

Analogo decreto del 26 agosto 1814 emanato nel Lombardo Veneto vietò "gli ordini segreti, le adunanze, corporazioni e fratellanze segrete, come sarebbero le Logge de' così detti Franchi Muratori ed altre consimili società", mentre papa Pio VII il 15 agosto 1814 emanava un editto che, rifacendosi alle encicliche di papa Clemente XII e di papa Benedetto XIV, proibiva le "aggregazioni delli suddetti Liberi Muratori, e altre consimili" e a Napoli, Ferdinando IV di Borbone l'8 agosto 1816 vietava "le associazioni segrete che costituiscono qualsivoglia specie di setta, qualunque sia la loro denominazione l'oggetto ed il numero dei loro componenti". Tuttavia, i massoni italiani resistettero ed anzi andarono sempre più a rafforzare ed organizzare la propria attività, fino a riemergere in modo significativo nella seconda metà dell'Ottocento.

L'8 ottobre 1859, a Torino, sette confratelli costituirono una nuova loggia, chiamata "Ausonia dall'antico nome poetico dell'Italia". Da questo seme, il 20 dicembre 1859, sempre a Torino, nacque un'organizzazione che esplicitamente aspirava a diventare una Gran Loggia nazionale ed assunse la denominazione di Grande Oriente Italiano. Costantino Nigra fu nominato gran maestro del Grande Oriente torinese il 3 ottobre 1861. Tale intento si concretizzò con la I assemblea costituente del Grande Oriente Italiano, che si tenne a Torino dal 26 dicembre 1861 al 1º gennaio 1862 sotto la presidenza di Felice Govean, facente funzioni di gran maestro, e con la presenza dei rappresentanti di ventotto logge. In quella occasione, Giuseppe Garibaldi fu salutato come "primo libero muratore italiano", ricevendo il 33° grado del Rito scozzese: successivamente (nel 1881) si aggiunse la suprema carica di Gran Hyerophante del Rito di Memphis e Misraim ed il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi scozzesi dal 4° al 33° (a condurre il rito fu un altro massone - Francesco Crispi - accompagnato da altri cinque[15]

Ad assumerne la carica di gran maestro, il 1º marzo 1862, venne chiamato Filippo Cordova, eminente figura di giurista e di statista; la III assemblea costituente, convocata a Firenze dal 21 al 24 maggio 1864, elesse gran maestro Giuseppe Garibaldi; la sua carica durò pochissimo a seguito di disaccordi con gli altri membri. Diede le dimissioni dalla carica, e rimase gran maestro onorario a vita. A Garibaldi succedette nuovamente Filippo Cordova e poi Lodovico Frapolli e Giuseppe Mazzini, durante il cui governo, nel 1870, la Gran Loggia spostò la propria sede da Firenze a Roma.Nel 1884 fu pubblicata l'enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII, che segnò probabilmente il momento più alto di scontro tra la Chiesa cattolica e la massoneria. Il documento pontificio, oltre ad addebitare alla massoneria "atroci vendette [...] su chi sia creduto reo di aver tradito il segreto e disubbidito al comando, e ciò con tanta audacia e destrezza, che spesso il sicario sfugge alle ricerche ed ai colpi della giustizia", sosteneva che l'obiettivo dei massoni era quello di "distruggere da cima a fondo tutta la disciplina religiosa e sociale che è nata dalle istituzioni cristiane, e sostituirla con una nuova, modellata sulle loro idee, e i cui princìpi fondamentali e le leggi sono attinte dal naturalismo".

In questo clima, venne eletto gran maestro Adriano Lemmi il 17 gennaio 1885, il quale si impegnò particolarmente nel chiamare a raccolta figure rappresentative del mondo politico e culturale, tra cui Giovanni Bovio, Giosuè Carducci, Agostino Bertani, Giuseppe Zanardelli.Il 6 giugno 1889 in Campo de' Fiori a Roma avveniva l'inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, opera dello scultore e futuro gran maestro Ettore Ferrari. L'oratore ufficiale fu il filosofo Giovanni Bovio; nel 1895 divenne gran Maestro Ernesto Nathan, poi sindaco di Roma.Adriano Lemmi, alla fine dell'Ottocento riteneva che la scomparsa de potere temporale dei papi fosse il "più memorabile avvenimento della storia del mondo".Il 21 aprile 1901 il Grande Oriente inaugurò la sua nuova sede di Palazzo Giustiniani, mentre iniziava un fermento scissionistico che portò, il 21 marzo 1910, alla fondazione di una Gran Loggia, che ebbe come gran maestro Saverio Fera, sotto la denominazione di Serenissima Gran Loggia d'Italia, che dall'indirizzo della sua sede divenne nota anche come Gran Loggia di Piazza del Gesù.

Repressione fascista

All'inizio del XX secolo avvengono ulteriori attacchi alla massoneria provenienti dai versanti più disparati e tra loro contrapposti. Pubblicato nel 1917, il canone 2335 del codice di diritto canonico prevedeva la scomunica per i massoni. Nel novembre 1922, il IV congresso moscovita dell'Internazionale Comunista proclamava l'incompatibilità tra militanza nei partiti comunisti e appartenenza alla massoneria. Nella seduta del 13 febbraio 1923 presieduta da Benito Mussolini, il Gran Consiglio del fascismo dichiarava l'incompatibilità tra militanza fascista ed appartenenza alla massoneria. La Gran Loggia di Piazza del Gesù tentò di ammorbidire gli effetti della deliberazione del Gran Consiglio fascista con una dichiarazione rilasciata alla stampa, per affermare che i massoni aderenti "obbediscono devotamente alla gerarchia fascista, superiore a tutte le contingenze e quindi possono continuare a servire la Patria e l'organizzazione fascista, fedeli e disciplinati al supremo duce Benito Mussolini e al suo governo" e rendendo obbligatoria una dichiarazione di fedeltà al fascismo da parte dei propri affiliati.

Tuttavia, il 19 maggio 1925 la Camera dei Deputati approvò con 289 voti favorevoli e solo 4 contrari il progetto di legge sulla disciplina delle associazioni, presentato da Mussolini e mirante soprattutto allo scioglimento della massoneria.Difatti Mussolini riteneva che la moderna democrazia di origine illuminista non fosse altro che una subdola dittatura massonica[16].Già prima del suo scioglimento, il Grande Oriente d'Italia era in rapporti di amicizia con la Gran Loggia di Francia e a Parigi nel 1913 era stata fondata da italiani la Loggia Italia numero 450; il 28 maggio 1930 gli esuli fondarono una nuova loggia, l'Italia Nuova numero 609, dalla quale provenne un notevole contributo alla causa repubblicana nella guerra civile spagnola, cui parteciparono nove membri della loggia, tra i quali Randolfo Pacciardi e Francesco Fausto Nitti.Il 12 gennaio 1930, Eugenio Chiesa fu eletto gran maestro aggiunto del Grande Oriente d'Italia in esilio, nel quale si riconobbero le logge italiane costituite all'estero (Egitto, Tunisia, Argentina ecc.) e già all'obbedienza del Grande Oriente.

Dopo la caduta del fascismo

Il 10 luglio 1944, il Comitato della Grande Maestranza formato da Umberto Cipollone, Guido Laj e Gaetano Varcasia emanò la circolare numero 1 ai "Carissimi Fratelli Venerabili, Fratelli tutti d'Italia", in cui il comitato si considerava erede diretto di Domizio Torrigiani ed Ettore Ferrari e alla vigilia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 il Grande Oriente così si espresse:

  « Noi non possiamo né vogliamo fare altro che ricordare ai Fratelli la necessità di tener fede ai principi che avemmo in retaggio da Mazzini, senza nulla imporre: nel tempio del libero pensiero non sono ammesse coercizioni. Giudichino i fratelli, riandando la storia d'Italia, particolarmente quella degli ultimi venti anni, quale delle forme istituzionali sia meglio adatta a conservare in piedi precisamente quel tempio della Libera Massoneria di cui noi siamo gli operai e da tale esame traggano ispirazione. »
   

Dopo la caduta del fascismo la massoneria italiana risorse sia sotto i vessilli del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani sia nella versione di Piazza del Gesù, ad iniziativa di Raoul Palermi.Il 19 marzo 1949 il Grande Oriente d'Italia approvò il testo di una costituzione dell'Ordine. Cardine del nuovo ordinamento era la netta separazione dei Riti dall'Ordine, secondo la riforma già impostata nel 1922 da Torrigiani ma non condotta in porto per gli eventi che si succedettero.

In conseguenza di ciò, non vi sarebbero più state logge dell'uno o dell'altro rito, ma ognuna avrebbe lavorato solo secondo i rituali tre gradi universali di apprendista, compagno e maestro; solamente raggiunta quest'ultima dignità i confratelli, volendo, avrebbero potuto accedere ai Riti quali scuole di perfezionamento. La costituzione, che recepisce i landmark e quindi collega fortemente il Grande Oriente alla tradizione universale massonica, fu depositata dinanzi all'autorità civile.

Il 13 settembre 1972 "l'aspirazione del popolo massonico italiano alla universalità" (Lino Salvini) fu realizzata con il riconoscimento della regolarità del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (riconoscimento che nel 1993 passerà alla Gran Loggia Regolare d'Italia); fu proprio il gran maestro Salvini ad annunciare lo storico evento ai suoi confratelli. Sulla scia di tale avvenimento si rinnovarono da più parti i tentativi di fusione con la Gran Loggia di Piazza del Gesù, ma invano; l'ostacolo principale fu rappresentato dal fatto che quest'ultima fin dal 1956 avesse accettato il principio dell'iniziazione femminile, dando vita e riconoscendo logge costituite da donne. Successivamente, il 18 settembre 1973 avvenne una fusione tra il Grande Oriente e circa 200 logge già appartenenti a Piazza del Gesù, ma il generale Giovanni Ghinazzi, Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia, la sconfessò, proseguendo per la sua strada.

Lo scandalo della P2

La P2 è stata una Loggia storica del Grande Oriente d'Italia, che è balzata alla cronaca per il programma politico posto in essere dal proprio Maestro Venerabile Licio Gelli negli anni Settanta. Lo scandalo della P2 ha determinato un notevole appannamento dell'immagine della massoneria in Italia, costituendo un danno per tutto il variegato movimento massonico italiano e non solo per il Grande Oriente d'Italia, di cui la P2 era parte.Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle liste della P2, la corte centrale del Grande Oriente d'Italia, presieduta dal nuovo gran maestro Armando Corona, per evitare ulteriori scandali, espulse Licio Gelli dal consesso massonico, anche se la P2 aveva sospeso ufficialmente la propria attività all'interno dello stesso Grande Oriente d'Italia già nel 1976, e da allora non agiva più all'interno del consesso massonico ufficiale.

Il 18 novembre 1984 fu promulgata la nuova costituzione dell'Ordine, in cui si afferma che il Grande Oriente d'Italia rappresenta la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano e nei confronti delle Comunioni massoniche estere. Si stabilisce che il GOI, nei rapporti giuridici con la società civile, si colloca tra le associazioni non riconosciute. Vengono inoltre introdotte importanti novità in ordine alla trasparenza interna dell'organizzazione.Tuttavia il Grande Oriente d'Italia rimase profondamente segnato dalla paternità della P2. Nel 1993, all'indomani di una ulteriore inchiesta giudiziaria, la cosiddetta inchiesta Cordova (dal nome del Pubblico Ministero di Palmi Agostino Cordova, titolare dell'indagine), l'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Giuliano De Bernardo preferì prendere con forza le distanze dall'Obbedienza che presiedeva, fondando la Gran Loggia Regolare d'Italia, che immediatamente ottenne il riconoscimento della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, che da allora manterrà senza soluzione di continuità. Questo determinò, almeno secondo le regole della massoneria inglese, l'irregolarità del Grande Oriente d'Italia.

Caratteristiche fondamentali

Finalità e principi

Pur non essendo facile individuare esattamente e riassumere in pochi concetti le finalità massoniche condivise da tutte le logge, si possono elencare con sufficiente approssimazione le seguenti:

  • edificare il Tempio: questa è una affermazione correntemente utilizzata per identificare la crescita interiore del proprio spirito che tende, senza mai potervi giungere, al perfezionamento dello spirito attraverso processi catartici di riflessione, meditazione e approfondimento dei concetti etici e morali universali;
  • divulgare il pensiero positivo finalizzando tale attività al miglioramento dello stato di condivisione dei principi morali, etici e di fratellanza, ponendo avanti al proprio io quello dell'intera umanità, al fine di poter essere valore aggiunto nella crescita spirituale;
  • espandere i principi di fratellanza attraverso l'insegnamento iniziatico.

La massoneria persegue i principi di amore fraterno, soccorso e verità e nei suoi rituali vengono impartite lezioni di morale. I seguenti sono i principi fondamentali condivisi da tutta l'organizzazione:

  • riconoscimento di un ente creatore denominato Grande Architetto dell'Universo;
  • nessun limite alla ricerca della verità;
  • la fratellanza è aperta a tutti gli uomini di ogni nazione, razza e credenza;
  • lotta contro l'ignoranza in ogni sua forma.

La massoneria non è una religione e lascia liberi i suoi affiliati di seguire la religione che desiderano; proclama la libertà dell'uomo, proscrive ogni discussione politica dalle sue riunioni coltivando solo la dedizione alla patria e la fratellanza universale.I membri che seguono i rituali vengono suddivisi per gradi. C'è una grande varietà nel privilegiare i vari aspetti della massoneria nel mondo; nell'Europa continentale è privilegiato l'aspetto filosofico, mentre in Gran Bretagna, Nord America e nei paesi anglofoni viene privilegiato quello sociale (club e servizi).

Anche se la massoneria vieta ai propri affiliati di discutere di politica e religione, i suoi membri hanno avuto la tendenza di appoggiare cause politiche legate alla laicità dello stato, alla libertà e tolleranza; a queste sono spesso associate dall'opinione pubblica la separazione tra Chiesa e Stato, la creazione di scuole pubbliche secolari e alcune rivoluzioni democratiche come la rivoluzione americana e la rivoluzione francese e su scala più larga in altri paesi come Messico, Brasile e più volte in Italia.Molte organizzazioni o movimenti con vari scopi religiosi e politici sono state ispirate dalla massoneria, e a volte sono confuse con essa, come la protestante Loyal Orange Association e nel XIX secolo la carboneria, che perseguiva il liberalismo e l'unità d'Italia. Molte altre associazioni puramente fraterne sono state a loro volta ispirate dalla massoneria in maniera variabile.

Landmark

Il concetto di landmark (letteralmente "caposaldo"), strettamente connesso con quello di regolarità, fu introdotto nel lessico muratorio dalle costituzioni di Anderson del 1723, che prescrivevano il rispetto degli antichi landmark dell'Ordine, ma senza indicarli in alcun modo. I landmark sarebbero gli antichi e immutabili precetti della massoneria, i termini di riferimento in base ai quali è valutata la regolarità di logge e Gran Logge. In realtà non esiste un'identità di vedute sulla loro enunciazione ed identificazione: molto dopo Anderson ne sono apparse varie liste, anche molto diverse fra loro, proposte da vari autori. Poiché ciascuna Gran Loggia è autogovernata, e non esiste un'autorità massonica "centrale", questi principi in teoria inviolabili hanno quindi differenti interpretazioni, portando a controversie ed incongruenze nei riconoscimenti.

Alcuni esempi di landmark includono:

  • il credo in un Essere Supremo. Molte Gran Logge (o Grandi Orienti) accolgono anche gli atei nel loro consesso: ad esempio ciò avviene in alcuni casi nella massoneria francese. Ciò implica che tali obbedienze siano considerate "irregolari", in senso massonico, dalle obbedienze che invece osservano questo landmark.
  • Il divieto di iniziazione per le donne. Anche su questo elemento esistono importanti deroghe, sia nella massoneria francese che in Italia (ad es. la Gran Loggia d'Italia).
  • I metodi di riconoscimento devono essere mantenuti inviolati. Questi consistono in gesti nascosti compiuti in genere con le mani, chiamati "segni", modi caratteristici di stringere la mano (chiamati "toccamenti"), emblemi e speciali termini di identificazione, più spesso basati su parole della lingua ebraica tratte dall'Antico Testamento; varianti originate nel tempo nei segni di riconoscimento spesso identificano il massone come proveniente da una specifica giurisdizione.
  • La leggenda del terzo grado, contemplante la costruzione del Tempio di Salomone, è parte integrante della massoneria.
  • Il governo delle logge in una determinata località geografica spetta a una Gran Loggia, in particolare del Gran Maestro. Un Gran Maestro governa in maniera autocratica, benché eletto democraticamente; egli ha la facoltà di presenziare a qualunque adunanza nella propria giurisdizione in qualunque momento e può condurre la loggia a propria discrezione.
  • Ciascuna loggia è governata da un maestro, detto Venerabile, il quale è assistito da due altri ufficiali, detti Primo e Secondo Sorvegliante.
  • Ciascuna loggia, quando operativa, deve essere "coperta", ovvero con la porta custodita cosicché non entrino o presenzino alle riunioni persone che non siano massoni. Un Copritore o guardia esterna è posto fuori della porta della loggia "armato con spada tratta al fine di tenere lontano tutti gli intrusi e profani dalla massoneria", e può aprire e chiudere a seconda del bisogno per accogliere ritardatari e candidati.

Adesione

Requisiti per l'appartenenza

Alla base della massoneria è posto il principio della massima tolleranza, sia nella loggia che nella vita profana. Il modo in cui è disciplinata nei particolari l'accettazione dei candidati dipende dal particolare ramo o giurisdizione della massoneria con cui si ha a che fare.La massoneria accetta membri da tutte le religioni. I deisti vengono tradizionalmente accettati. Nelle logge derivate dal Grande Oriente di Francia ed in certi altri gruppi di logge, vengono accettati anche gli atei e gli agnostici, senza una particolare abilitazione. La maggior parte degli altri rami, nel rispetto dei landmark, richiede in genere la credenza in una qualsiasi forma di Essere Supremo, anche se si ha un elevato grado di non-dogmatismo, cosicché il termine "Essere Supremo" è spesso utilizzato con accezione molto aperta, che comprende il Deismo e spesso sconfina anche nella visione naturalistica della "Dea/Natura" nella tradizione di Spinoza e Goethe (egli stesso era un massone), e nella visione del Basilare o il tutt'uno cosmico, come si riscontra in alcune religioni orientali o nell'idealismo occidentale (o nella moderna cosmologia). In qualche altra giurisdizione (principalmente quelle anglofone), la massoneria non è così tollerante del naturalismo come lo è stata nel XVIII secolo, e dall'inizio del XIX secolo sono stati aggiunti, principalmente nel Nord America, specifici requisiti religiosi con più toni teistici e ortodossi, come la credenza nell'immortalità dell'anima. La massoneria predominante in Scandinavia accetta soltanto cristiani.

In generale, per diventare un massone, occorrono i seguenti requisiti:

  1. essere un uomo, per potersi affiliare alla maggior parte delle giurisdizioni massoniche, o una donna, per affiliarsi ad una giurisdizione con logge femminili, a meno di non affiliarsi ad una giurisdizione co-massonica che non pone requisiti sul sesso;
  2. credere in un Essere supremo o in un "Principio creativo", a meno di non affiliarsi ad una giurisdizione con specifici requisiti religiosi;
  3. avere un'età minima di 18–25 anni, a seconda dalla giurisdizione;
  4. essere sano di mente e di sana costituzione e di buona moralità;
  5. essere "libero e di buoni costumi".

Tradizionalmente l'affiliazione è stata limitata ai soli uomini ed in alcune giurisdizioni l'inclusione delle donne è ancora motivo di controversia. La "libertà di nascita" non appare nelle logge moderne e non esiste nessuna indicazione che deve essere rispettata, ma è un retaggio storico. La "sana costituzione" è attualmente concepita come l'essere in grado di prendere parte ai rituali della loggia, ed oggigiorno la maggior parte delle logge sono abbastanza flessibili nell'accettare candidati disabili.

Le donne nella massoneria

La posizione delle donne all'interno della massoneria è complessa. Per i landmark, solo gli uomini possono diventare massoni.Si dice che la prima donna ad essere ammessa nella Massoneria fu Elizabeth Aldworth (nata St. Leger) la quale avrebbe assistito alle funzioni di un incontro di una loggia che si teneva a casa di suo padre, primo Visconte Doneraile, un abitante della Contea di Cork, Irlanda. Nella prima parte del XVIII secolo era uso comune che le logge si riunissero regolarmente in case private; questa loggia era debitamente autorizzata come numero 150 nel registro della Grande Loggia d'Irlanda. Elizabeth avrebbe rimosso un mattone e avrebbe visto la cerimonia dalla stanza adiacente; dopo essere stata scoperta, la situazione di Elizabeth fu discussa dalla loggia e fu deciso di iniziarla alla massoneria. Altre fonti narrano come lei fosse una delle firmatarie dell'Irish Book of Constitutions del 1744 e di come spesso frequentasse, con la sua regalia massonica, intrattenimenti patrocinati dalla massoneria a beneficio dei poveri e degli indigenti; è inoltre riportato che quando morì le fu accordato l'onore di una sepoltura massonica.

                                                                                                                                                                                        

                                                                                                                                                    Maria Deraismes, co-fondatrice della co-massoneria, Le Droit Humain

La co-massoneria internazionale cominciò in Francia nel 1882 con l'iniziazione di Maria Deraismes nella loggia Libre Penseurs (letteralmente "loggia dei liberi pensatori"), una loggia di uomini sotto la Gramde Loge Symbolique de France. Con l'attivista Georges Martin, nel 1893 Maria Deraismes sovrintese l'iniziazione di sedici donne nella prima loggia nel mondo ad avere sia uomini che donne come membri, creando Le Droit Humain. In Inghilterra, in Francia ed in molti altri paesi, le donne generalmente entrano in logge co-massoniche, come quelle sotto la giurisdizione internazionale Le Droit Humain, che ammette sia uomini che donne, oppure entrano in logge che ammettono solo donne, costituite sotto la giurisdizione locale.

In America settentrionale è più comune per le donne non diventare massoni per sé, ma aggregandosi ad un corpo associato con proprie, separate tradizioni, come l'Order of the Eastern Star, in Italia "Stelle d'Oriente", che ammette solamente donne parenti di massoni. In Olanda esiste una fratellanza per donne completamente separata, benché alleata, l'Order of Weavers ("Ordine delle Tessitrici"), la quale usa simboli tratti dalla tessitura piuttosto che dalla massoneria artigiana.La Grande Loge Symbolique de France e altre giurisdizioni che alla corrente massonica di questo fanno riferimento concedono pieno riconoscimento alle donne in massoneria che sono qui perfettamente equiparate agli uomini. L'UGLE e altre giurisdizioni non riconoscono formalmente alcuna entità che accolga donne, sebbene in molti paesi si percepisca e si accetti in modo informale come queste istituzioni co-massoniche siano parte della libera muratoria in un senso più ampio.

L'UGLE, per esempio, ha riconosciuto fin dal 1998 due giurisdizioni femminili locali come regolari nella pratica, eccezion fatta per il loro includere donne, ed ha indicato che, benché non formalmente riconosciuti, questi corpi possono essere considerati parte della massoneria. Così, la posizione delle donne nella massoneria sta rapidamente evolvendo nel mondo di lingua inglese. In molti casi il Nord America sta seguendo la tendenza inglese in fatto di donne.I massoni si definiscono tra di loro "fratelli". Le donne (che si definiscono "sorelle") non sono ammesse nelle officine del Grande Oriente d'Italia, così come in quelle della Gran Loggia Regolare d'Italia, ma nei capitoli di un ordine parallelo paramassonico chiamato Ordine delle Stelle d'Oriente e ufficialmente riconosciuto dal Grande Oriente d'Italia, nel quale però sono ammesse solo donne legate da vincoli di parentela con gli appartenenti al Grande Oriente d'Italia. Sono ammesse invece in altre Comunioni, come la Gran Loggia d'Italia (obbedienza mista, che appartiene al ramo "francese") e nelle Logge miste della Gran Loggia Federale d'Italia; entrambe le Istituzioni riconoscono alle Sorelle pari dignità iniziatica ed eguali possibilità elettive all'interno delle logge e dell'obbedienza.

                                                                                                                                                                                                   Iniziazione

                                                                                                                                                                         

                                                                                                                                                                           Iniziazione massonica (XVIII secolo)

Lo scopo dichiarato dell'iniziazione muratorìa è il perfezionamento spirituale dell'aspirante massone. Consiste nell'ammissione del candidato in un luogo chiamato Tempio (per evidenziarne il carattere sacro, con un riferimento al Tempio di Gerusalemme) edificato "alla Gloria del Grande Architetto dell'Universo". In questo luogo si compiono i momenti più significativi e rituali del perfezionamento morale del singolo e si concretizza anche l'estensione di tale processo all'intera società. Infatti, tra i peculiari caratteri dell'iniziazione muratorìa c'è la sua dimensione collettiva: l'iniziazione è conferita al candidato da una collettività di iniziati e dà inizio a un percorso conoscitivo di natura esoterica che prevede periodici momenti di confronto e di lavoro comune nella loggia. Ciò avviene secondo un piano scandito da un preciso rituale e da un apparato di simboli.

Rituali e simboli

                                                                  La massoneria ha scelto come simbolo floreale l'acacia, pianticella vigorosa e gentile, che non appassisce mai durante il corso delle stagioni eppure si rinnova sempre.

                                                                                                                                                                                   

                                                                                                                           Impugnatura di spada massonica, 1820 circa (Musée du Grand Orient de France, Parigi)

                                                                                                                                                                   

                                                                                                            Il simbolo della squadra e del compasso nei giardini del George Washington Masonic National Memorial

I massoni si rifanno prevalentemente al simbolismo architettonico dei muratori operativi medievali che lavoravano effettivamente la pietra. Uno dei loro simboli principali è squadra e compasso, strumenti della categoria, disposti a formare un quadrilatero. La squadra è talora detta rappresentare la materia, ed il compasso lo spirito o la mente. Ancora, la squadra può esser detta rappresentare il mondo del concreto, o la misura della realtà oggettiva, mentre il compasso rappresenta l'astrazione, o giudizio soggettivo, e così via (essendo la massoneria non dogmatica, non v'è interpretazione data come legge per alcuno di questi simboli). Il compasso può essere sottoposto, sovrapposto o intrecciato alla squadra, a significare l'interdipendenza fra i due.

Nello spazio fra i due, è talora posto un simbolo di significato metafisico. Talvolta, questo è una stella risplendente o un altro simbolo di Luce, a rappresentare la verità o la conoscenza. In alternativa, c'è spesso una lettera G.La squadra e il compasso sono mostrati a tutte le riunioni massoniche, assieme al Libro della Legge Sacra, aperto. Negli ordini appartenenti al ramo "inglese", questo è usualmente la Bibbia, ma può essere qualunque libro o scrittura ispirati, a cui i membri di una particolare loggia o giurisdizione sentono di riferirsi, la Bibbia, il Corano o altre opere. In molte logge di tipo francese sono usate le costituzioni massoniche. In alcuni casi, è stato usato un libro bianco, nel caso in cui la composizione religiosa di una loggia fosse troppo varia da consentire una scelta facile. In aggiunta al suo ruolo di simbolo di sapienza scritta, ispirazione, e talora come volontà rivelata della Divinità, il Libro Sacro è ciò da cui gli obblighi massonici traggono ispirazione.Molto del simbolismo massonico è di natura matematica, e specialmente geometrico, il che è probabilmente una ragione per cui la massoneria ha attratto così tanti razionalisti quali Voltaire, Fichte, Goethe, George Washington, Benjamin Franklin, Mark Twain ed altri.

Nessuna specifica teoria metafisica è sostenuta dalla massoneria, tuttavia sembrano esserci influssi provenienti dai pitagorici, dal neoplatonismo e dal primo razionalismo moderno.Nell'ambito dei temi architettonico e geometrico della massoneria, l'Essere Supremo (o Dio, o Principio Creativo) è a volte indicato nel rituale massonico come il Gran Geometra o il Grande Architetto dell'Universo. I massoni utilizzano una varietà di etichette per questo concetto al fine di evitare l'impressione di riferirsi al dio o al concetto di divinità specifici di qualche religione.Tra gli elementi caratteristici, indicativi dell'esoterismo massonico, vi sono i segni di riconoscimento e la Mason Word, o parola di riconoscimento del libero muratore, dalla quale derivano le odierne parole "sacre" e "di passo".Mozart fu un massone, iniziato a Vienna il 14 dicembre 1784 alla Loggia Zur Wohltatigkeit, e nella sua opera Il Flauto Magico fa ampio uso di simbolismo massonico. Più espressamente compose una serie di undici brani (freimaurermusik) dedicati ai simbolismi ed ai rituali massonici ad essi collegati, uno dei quali, con il testo modificato, è diventato l'inno nazionale austriaco.[17][18]Lo scrittore britannico Rudyard Kipling, massone, fece largo uso di simboli e miti massonici nella suo romanzo L'uomo che volle essere Re, da cui è stato tratto il film L'uomo che volle farsi re. Due avventurieri sono presi a rappresentare Alessandro Magno per via dei loro emblemi massonici.

Linguaggio

I massoni utilizzano il termine "profano" per indicare colui che non appartiene alla fratellanza massonica. È quindi un "profano" qualsiasi uomo (o donna per le logge non regolari che le ammettono) non massone, che non ha quindi ricevuto "la Luce" mediante l'iniziazione rituale.Un'espressione spesso usata nelle logge massoniche è "essere quadrato", che significa essere un massone che ha raggiunto un particolare livello di consapevolezza nell'arte libero muratoria. Il profano che si presenta in loggia per essere iniziato si trova infatti nella condizione di "pietra grezza": con il lavoro massonico di affinamento delle proprie qualità morali ed intellettuali tende a raggiungere, quadrandosi appunto, lo stato di "pietra cubica", divenendo così persona affidabile, di riferimento e sostegno per gli altri fratelli. Questa espressione è peraltro passata nell'uso comune.

Ogni pietra cubica costituisce un mattone che edifica il Tempio morale ed ideale della libera muratoria; il contributo individuale di ciascun fratello è necessario per il conseguimento di un obiettivo superiore e trascendente.Altra frase in uso tra fratelli liberi muratori è "incontrarsi sulla livella", espressione che fa riferimento alla più complessa simbologia inerente allo strumento utilizzato comunemente nell'arte muratoria e che sta a significare che in loggia ci si ritrova senza tener conto delle differenze sociali, economiche, religiose o culturali.La pratica della massoneria è chiamata fra i propri membri come "l'Arte".

                                                                                                                                                                                

                                                                                                                                                                      Banchetto massonico in Francia, circa 1840

Ulteriore espressione caratteristica dei massoni è quella adoperata per il brindisi proprio delle agapi rituali (tornate di loggia particolari dove si dà luogo alla cosiddetta "masticazione", ovvero ad un banchetto le cui portate hanno un significato simbolico e devono essere consumate secondo precise regole) che origina dalla tradizione delle logge militari anglosassoni e che richiama le operazioni di carica di un cannone. La formula si conclude con il grido unanime dei fratelli di: "fuoco!".Fra i molteplici significati dell'espressione "essere coperto" vi è quello di "appartenere" all'Ordine.Nel gergo della massoneria si dice di un fratello essere "in sonno" o "dormiente" quando questi non partecipa volontariamente per un protratto periodo di tempo alle tornate rituali. Per motivi di opportunità o per particolari esigenze della vita sociale profana un massone può infatti decidere spontaneamente di autosospendersi dai lavori rituali e dalla vita dell'ordine. Le assenze dai lavori di loggia devono essere normalmente giustificate.

Struttura organizzativa

Giurisdizioni

Esistono numerose giurisdizioni di governo della massoneria, ciascuna delle quali sovrana e indipendente dalle altre e di solito definita su base nazionale. Non esiste dunque un'autorità centrale massonica, sebbene ciascuna giurisdizione abbia un elenco delle altre giurisdizioni formalmente riconosciute. Se il riconoscimento formale è reciproco, le due giurisdizioni sono dette "in amicizia", e questo permette ai rispettivi membri di accedere alle Tornate delle rispettive Logge.

In linea di massima, per essere riconosciuti da una giurisdizione è necessario per lo meno osservare i criteri riguardo alla regolarità, vale a dire condividere gli antichi simboli di riferimento della massoneria, le caratteristiche essenziali che accomunano i massoni, indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Tuttavia, data la natura decentralizzata e non dogmatica della massoneria, non esiste una lista di simboli universalmente accettata, e persino giurisdizioni tra loro in amicizia possono avere idee completamente differenti riguardo alla natura dei simboli. Molte giurisdizioni non hanno alcuna posizione ufficiale sulla questione.Anche se spesso si definisce grossolanamente la massoneria come suddivisa in due rami, uno "inglese" ed uno "francese", non è possibile fare una distinzione netta tra le varie giurisdizioni. Per esempio, può accadere che la giurisdizione A riconosca la B, che a sua volta riconosce la C, mentre quest'ultima potrebbe non riconoscere la A. Inoltre, il territorio geografico di una giurisdizione può sovrapporsi a quello di un'altra, comportando conseguenze nelle loro reciproche relazioni per semplici questioni territoriali.

Altre volte una giurisdizione può sorvolare sulle irregolarità di un'altra soltanto per il desiderio di mantenere buoni rapporti. Ancora, una giurisdizione può essere formalmente legata ad una tradizione, e contemporaneamente mantenere rapporti informali con un'altra. Per questi motivi etichette come massoneria "inglese" o "francese" possono essere interpretate solo come indicazione generica e non come chiari segni di distinzione.La massima autorità a capo di una giurisdizione massonica è di solito chiamata Gran Loggia o, a volte, Grande Oriente, e corrisponde normalmente ad una singola nazione, sebbene il territorio possa essere più ampio o più ristretto (in Nord America ogni Stato o provincia ha una propria Gran Loggia).

La più antica giurisdizione nel ramo inglese della massoneria moderna è la Gran Loggia d'Inghilterra (Grand Lodge of England, GLE), fondata nel 1717 e denominata poi Gran Loggia Unita d'Inghilterra (United Grand Lodge of England, UGLE), dopo la fusione con un'altra Grande Loggia inglese (Antients) nel 1813. Attualmente è la più vasta giurisdizione in Inghilterra ed il quartier generale si trova alla Freemasons Hall, a Londra in Great Queen Street. La giurisdizione più antica del ramo "francese" è il Grande Oriente di Francia, fondata nel 1728. Un tempo questi due rami si riconoscevano reciprocamente, ma molte giurisdizioni interruppero i rapporti ufficiali con la loggia francese, dopo che questa, nel 1877 incominciò ad ammettere gli atei incondizionatamente. In molti paesi neolatini ed in Belgio predomina una massoneria di stile francese, mentre tutti gli altri tendono a seguire la guida inglese.Molte giurisdizioni permettono agli adepti di visitare le logge nelle giurisdizioni riconosciute senza condizioni, lasciando che sia la loggia straniera a confermare l'amicizia tra le due Logge. La UGLE invita i suoi membri a verificare presso di loro se le giurisdizioni sono in amicizia, prima di fare una visita in altre logge; negli Stati Uniti, ad esempio, è sconsigliabile.

I Riti, gli organismi dipendenti

A fianco della massoneria esistono vari organismi con essa concordi ed a vario titolo da essa dipendenti.In primo luogo si hanno i "Riti", ad esempio il Rito Simbolico Italiano, il Rito Scozzese Antico ed Accettato, il Rito di York, il Rito di Memphis, il Rito di Misraim Memphis ed altri. Questi organismi consentono ai maestri massoni un ulteriore sviluppo iniziatico, in genere attraverso gradi successivi al terzo, secondo percorsi differenti. La parola "Rito" deriva dal fatto che questi organismi, in genere, storicamente prevedevano rituali diversi anche per i primi tre gradi, che da essi dipendevano; per questo motivo, per evitare malintesi, in massoneria la parola "rito", benché sinonimo di "rituale", viene raramente impiegata in questa accezione.È abbastanza comune che vari Riti afferiscano ad un'unica comunione massonica, alla quale delegano l'autorità sui primi tre gradi, mediante protocolli d'intesa; questo è ciò che avviene ad esempio nel Grande Oriente d'Italia.

I Riti ad esso collegati (che sono numerosi) possono attingere i loro adepti solo fra i maestri del Grande Oriente d'Italia, al quale spetta l'autorità e la direzione delle Logge simboliche, cioè le logge che svolgono i loro lavori nei gradi di Apprendista, Compagno e Maestro. I rituali seguiti in tali logge simboliche sono in genere unificati, indipendentemente dal Rito dal quale hanno eventualmente avuto origine in antico, ma in alcuni casi può anche avvenire che alcune, benché sotto l'autorità del Grande Oriente, seguano rituali particolari, legati ad un Rito specifico, come ad esempio il Rituale Emulation, di derivazione anglosassone, collegato con gli ulteriori sviluppi dell'Arco Reale e del Marchio.Esistono invece comunioni che ammettono un solo Rito: è il caso ad esempio della Gran Loggia d'Italia, nella quale si pratica solo il Rito Scozzese Antico ed Accettato.

Nel caso della Gran Loggia d'Italia (ma non necessariamente in casi analoghi) il Gran Maestro, cioè la massima autorità della Gran Loggia, ha contemporaneamente la carica di Sovrano Gran Commendatore, ovvero è anche la massima autorità del Rito Scozzese.Oltre ai Riti esistono altri organismi strettamente legati alla Massoneria, in quanto ammettono solo massoni o parenti degli stessi. Tra questi, l'Antico Ordine Arabo dei Nobili del Mistico Velo (Shriners), l'Ordine mistico dei profeti velati del regno incantato (Grotta), gli Alti Cedri del Libano ed altri, che tendono a diffondere l'insegnamento della massoneria, per il miglioramento dei propri membri e dell'intera società, oppure perseguono uno scopo filantropico, come alcune logge dell'America settentrionale.Le varie giurisdizioni hanno un modo diverso di rapportarsi con tali entità.

Alcune le riconoscono formalmente, altre non le considerano propriamente massoniche. Non tutti gli organismi sono ritenuti come affiliati alla massoneria, ma vengono giudicati come associazioni che pongono agli aderenti il requisito di appartenenza alla massoneria; alcune di esse possono richiedere ulteriori requisiti religiosi rispetto alla vera e propria massoneria (o "l'arte della massoneria"), in quanto l'insegnamento massonico viene visto in una prospettiva particolare.Esistono anche altre organizzazioni giovanili (prevalentemente in Nord America, ma con ramificazioni in Europa e anche in Italia) associate alla massoneria stessa, ma non sono necessariamente massoniche in quanto a contenuti e ritualità; ne fanno parte l'Ordine di DeMolay (per ragazzi tra i 12 ed i 21 anni, aperto a tutti), le Figlie del Lavoro (per ragazze tra i 10 ed i 20 anni figlie di massoni) e l'Ordine internazionale dell'arcobaleno per ragazze (per ragazze tra gli 11 ed i 20 anni e che ha il patrocinio massonico, anch'esso rivolto alle figlie di massoni).

                                                                                                                                                               Logge

                                                                                                                                                 

                                                                                                                                      Gran Loggia della Pennsylvania, Filadelfia.

                                                                                                                                               Una visita guidata permette di visitare molte sale, tutte riccamente decorate

                                                                                                                                                                         .

                                                                                                                                                                   Un interno della Gran Loggia della Pennsylvania

Contrariamente alla credenza diffusa, i massoni si incontrano come una loggia e non in una loggia, analogamente alla distinzione fatta dai cristiani che si incontrano come una chiesa, con l'effettivo edificio, considerato non più che un punto di ritrovo.Secondo la leggenda massonica, le logge operative (le logge medievali degli attuali scalpellini) costruirono un edificio accanto al luogo di lavoro, ove i massoni potevano incontrarsi per ricevere istruzioni e socializzare. Normalmente, l'incontro avveniva nel lato sud dell'edificio (in Europa, in questo punto le mura sono riscaldate dal sole durante il giorno), e per questo motivo la riunione tra i soci della loggia è ancora oggi chiamato "il Sud".Le prime logge speculative (i cui affiliati non erano scalpellini o tagliapietre) si riunivano in taverne o in luoghi pubblici adatti, mentre un guardiano (tyler, custode della loggia massonica, oggi in italiano Copritore) vegliava sulla porta per impedire l'ingresso ai curiosi o ai malintenzionati.Il luogo ove la loggia si riunisce abitualmente in modo rituale, è detto "Tempio", mentre "Centro" o "casa massonica" è l'edificio ove uno o più Templi si trovano e che comprende anche altri ambienti.

Logge specializzate

All'interno di molte giurisdizioni massoniche esistono alcune logge tipicamente specialistiche, come quelle che assolvono compiti di ricerca ed istruzione (R&I), costituite secondo criteri particolari. Tali tipi di logge collaborano con organizzazioni mondiali alla ricerca massonica, alla scoperta e all'interpretazione di documenti storici e alla comprensione dei simboli massonici non ancora segnalati, ed al mantenimento e sviluppo degli stessi rituali massonici. Aderiscono a queste logge gli adepti interessati provenienti da logge comunemente costituite, ma possono anche essere gruppi aventi gli stessi interessi e formazione culturale, come le logge dei "vecchi ragazzi" (old boys) provenienti da scuole, università, reparti militari o imprese. Inoltre, molte giurisdizioni massoniche nominano conferenzieri incaricati di effettuare ricerche, sviluppare e rilasciare conferenze nelle logge allo scopo di istruire i membri e buona parte delle Grandi Logge e molti centri massonici regionali e templi hanno una biblioteca, che è usata per ricerche. Una raccolta notevole è la collezione presso la biblioteca dell'Università di Poznan in Polonia;[19] oltre 80 000 libri sono custoditi fra la biblioteca principale ed il Chateau de Ciazen, a circa 80 km di distanza. A quanto risulta, furono raccolti durante la seconda guerra mondiale quando le SS di Heinrich Himmler confiscarono i libri delle biblioteche massoniche in Germania e nelle altre nazioni occupate, per immagazzinarli in questo archivio in Polonia. Il 5 marzo 2001, l'Università di Sheffield in Inghilterra stabilì il Centre for Research into Freemasonry[20] quale parte dell'Humanities Research Institute, che "intraprende e promuove una ricerca scientifica oggettiva dell'impatto storico, sociale e culturale della massoneria, principalmente in Gran Bretagna". Il centro è guidato dallo storico Andrew Prescott, proveniente dalla British Library e assegnato per tre anni all'Università di Sheffield per stabilirvi il nuovo centro.

Gerarchia

Ci sono tre gradi nella massoneria:

  1. Apprendista Ammesso
  2. Compagno di Mestiere
  3. Maestro Muratore

L'individuo lavora attraverso ciascun grado partecipando ad un rituale, essenzialmente una morality play medievale, in cui ciascuno impersona un ruolo, assieme ai membri della loggia cui si aggrega. L'ambientazione è biblica – la costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme – sebbene le storie stesse non siano direttamente tratte dalla Bibbia, e non siano pensate come necessariamente ebraiche o cristiane. Niente di soprannaturale avviene in queste storie. Il Tempio può essere scelto a rappresentare sia il "tempio" interiore del singolo essere umano, che della comunità umana, o dell'intero universo. Nel periodo in cui uno lavora attraverso i gradi, studia parimenti le lezioni e le interpreta per sé stesso. Esistono tanti modi per interpretare i rituali quanti sono i massoni, e nessun massone può comandare ad un altro massone come debba interpretare alcunché. Nessuna verità particolare è condivisa, ma una struttura comune, parlando simbolicamente ad archetipi umani universali, fornisce a ciascun massone un mezzo per giungere alle proprie risposte alle domande importanti della vita. Ai massoni che lavorano attraverso i gradi è spesso richiesto di preparare documenti su argomenti filosofici correlati, e sostenere conferenze.

Struttura amministrativa in Italia

A livello strettamente amministrativo la massoneria in Italia ha un organigramma che può differire in parte in base alle diverse obbedienze. La struttura è organizzata in logge; ogni loggia è composta da un numero variabile di persone, solitamente il numero minimo è 7, ed è retta dal Maestro Venerabile, che la presiede; questi è eletto tra i fratelli della loggia che abbiano raggiunto almeno il 3° grado iniziatico (maestro massone). Una o più logge formano un Oriente, uno o più Orienti formano una provincia massonica, che solitamente, ma non necessariamente, coincide con la provincia amministrativa. Tutte le logge formano una obbedienza. A presiedere l'obbedienza è il Gran Maestro, che viene eletto tradizionalmente dai maestri venerabili di tutte le logge, anche se ogni obbedienza può avere regole di elezione sue proprie: ad es. nel Grande Oriente d'Italia l'elettorato compete a tutti i maestri massoni, mentre nella Gran Loggia d'Italia oltre ai maestri venerabili votano anche i presidenti delle camere del Rito scozzese. Esistono poi, con modalità diverse da un'obbedienza all'altra, altri delegati su base provinciale e regionale, ed altri funzionari che fanno da collegamento tra le logge e il Gran Maestro. In questo senso, la massoneria non si differenzia da altre associazioni.

                                                                                                                    Aspetti problematici

                                                                                                                                                       Segretezza

                                                                                                                               

Una frase in inglese e il suo corrispondente utilizzando il cifrario pigpen . Riferendosi all'attività massonica si parla di "segretezza" in luogo della più corretta indicazione di riservatezza, poiché in realtà il "segreto" è limitato al dovere insito nella cultura massonica di non rivelare all'esterno ciò che viene svolto nel tempio dalle logge riunite ritualmente.

                                                                                                                                      

                                                                                                                                                                                  Cifrario dei Simboli massonici

La massoneria è spesso definita una società segreta ed è erroneamente considerata da molti il vero prototipo di questo tipo di società. Molti massoni sostengono che sarebbe meglio descriverla come una "società con segreti". Il livello di segretezza varia decisamente da zona a zona. Nelle nazioni anglofone la maggior parte dei massoni rende pubblica la propria affiliazione con la società segreta, gli edifici massonici sono chiaramente segnati e gli orari delle riunioni sono generalmente di dominio pubblico. In altre nazioni, dove la massoneria è stata soppressa dal governo, la segretezza può essere molto più praticata. Perfino nel mondo anglofono i dettagli precisi dei rituali non vengono resi pubblici, e i massoni hanno un sistema segreto di "metodi di riconoscimento", come la stretta di mano segreta massonica, tramite la quale i massoni possono riconoscersi tra loro "nel buio come nella luce"; tuttavia, i massoni riconoscono che questi segreti sono stati ampiamente resi disponibili tramite letteratura sia massonica che antimassonica, da secoli.

Molte sono le giustificazioni addotte dai massoni in ordine alla riservatezza che caratterizza la sua vita interna dell'organizzazione. La principale di esse è che la massoneria è un ordine iniziatico cui si accede passando attraverso diversi livelli di indagine e conoscenza delle questioni etiche e filosofiche, ossia si procede tramite iniziazioni, le quali permettono il riconoscimento del livello spirituale raggiunto; conoscere in anticipo gli eventi pregiudicherebbe l'efficacia di questo sistema. È spesso definita dai suoi membri "un particolare sistema di moralità mascherato dall'allegoria e raffigurato attraverso simboli".

Così Giacomo Casanova sui misteri della massoneria:

  « Il mistero della massoneria, di fatto, è per sua natura inviolabile. Il massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso, in quanto lo scopre a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare e dedurre. Quando lo ha appreso, si guarda bene dal far parte della sua scoperta a chicchessia, fosse pure il suo miglior amico massone, perché se costui non è stato capace di penetrare da solo il segreto, non sarà nemmeno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il segreto rimarrà dunque sempre tale. Ciò che avviene nella loggia deve rimaner segreto, ma chi è così indiscreto e poco scrupoloso da rivelarlo non rivela l'essenziale. Del resto, come potrebbe farlo se non lo conosce? Se poi lo conoscesse, non lo rivelerebbe. »
 

Rapporti con le Chiese e confessioni cristiane

La Chiesa cattolica ha sempre criticato la concezione mistica propria della massoneria, dichiarandola incompatibile con la propria dottrina,[21] anche perché la massoneria, in Italia e in altri paesi, si è storicamente associata a personalità e movimenti anticlericali. Appartenenza alla massoneria ed appartenenza alla Chiesa cattolica sono per quest'ultima inconciliabili, e più volte questa inconciliabilità è stata espressa solennemente dal magistero della Chiesa. I documenti principali che lo attestano sono la lettera apostolica In eminenti di papa Clemente XII del 1738, l'enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII del 1884 e la Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede approvata da papa Giovanni Paolo II nel 1983. La lettera apostolica di Clemente XII contiene la dichiarazione di scomunica per il cattolico che appartenga a qualunque titolo ad una associazione massonica:

 

« [...] decretiamo doversi condannare e proibire, come con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo le predette Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei Liberi Muratori o Massoni, o con qualunque altro nome chiamate. Pertanto, severamente, ed in virtù di santa obbedienza, comandiamo a tutti ed ai singoli fedeli di qualunque stato, grado, condizione, ordine, dignità o preminenza, sia Laici, sia Chierici, tanto Secolari quanto Regolari, ancorché degni di speciale ed individuale menzione e citazione, che nessuno ardisca o presuma sotto qualunque pretesto o apparenza di istituire, propagare o favorire le predette Società dei Liberi Muratori o Massoni o altrimenti denominate; di ospitarle o nasconderle nelle proprie case o altrove; di iscriversi ed aggregarsi ad esse; di procurare loro mezzi, facoltà o possibilità di convocarsi in qualche luogo; di somministrare loro qualche cosa od anche di prestare in qualunque modo consiglio, aiuto o favore, palesemente o in segreto, direttamente o indirettamente, in proprio o per altri, nonché di esortare, indurre, provocare o persuadere altri ad iscriversi o ad intervenire a simili Società, Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o Conventicole, sotto pena di scomunica per tutti i contravventori, come sopra, da incorrersi ipso facto, e senza alcuna dichiarazione, dalla quale nessuno possa essere assolto, se non in punto di morte, da altri all'infuori del Romano Pontefice pro tempore» »

 
(In eminenti apostolatus specula)

Tale scomunica non è mai stata revocata da nessun Papa. In linea con questa lettera apostolica, i successivi documenti ufficiali della Chiesa hanno ribadito che chi appartiene alla massoneria non può ricevere i sacramenti.

Anche se nel Codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 non vi è riferimento alla massoneria, in un documento emesso il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede (guidata in quel momento da Joseph Ratzinger), con una dichiarazione sulle associazioni massoniche, ribadiva che i cattolici non possono entrare nella massoneria:

  « Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l'iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.[22] »
   

Non è necessario che la loggia, associazione o qualunque altra denominazione di tipo massonico a cui si appartiene sia apertamente contro la Chiesa per incorrere nella scomunica, è sufficiente che abbia le caratteristiche dell'associazionismo di tipo massonico. Segue un elenco dei principali documenti del magistero ecclesiastico in cui si diffida il cattolico ad aderire alla massoneria; a proposito di scomunica o disapprovazione o interdetto, questi riguardano soltanto il cattolico che entra e opera nell'ambito della massoneria.

  • 1738, bolla In eminenti apostulatus
  • 1751, bolla Providas di papa Benedetto XIV[23]
  • 1884, enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII[24]
  • 1917, papa Benedetto XV include nel Codex Juris Canonici i canoni n. 684 e n. 2335
  • 1983. Nel nuovo clima generato dal Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II promulga il nuovo Codice di Diritto Canonico, proposto venticinque anni prima da Giovanni XXIII, nel quale non appare più la parola Massoneria e dove il canone n.1374 recita: "Chi da il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l'interdetto"
  • Una dichiarazione della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede che, in coincidenza con la promulgazione di tale Codice e con approvazione specifica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, ribadisce la condanna e la diffida relativa all'appartenenza, venendo così a costituire interpretatio autentica del canone 1374; altro documento ufficioso dello stesso dicastero vaticano si riconosce inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria. Queste riflessioni, a un anno dalla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 23 febbraio 1985, su L'Osservatore Romano forniscono la motivazione della condanna e della diffida del 1983.
  • La Conferenza Episcopale Tedesca, a conclusione di colloqui svolti, dal 1974 al 1980, fra una commissione di dialogo di tale Conferenza, a ciò incaricata dalla Santa Sede, e qualificati esponenti delle Grandi Logge Unite di Germania (massoneria regolare). Il documento conclude per l'incompatibilità fra la professione di fede cattolica e l'appartenenza alla massoneria.

Alcuni intellettuali cattolici mettono in risalto i punti di convergenza tra i principi massonici e quei cattolici (ad esempio, l'universalismo, l'eguaglianza universale, i diritti umani, e anche una attenzione, forse più presente nella massoneria del passato, alla unicità e sovranità di Dio quale unico creatore e giudice.

Alcune delle chiese protestanti scoraggiano a loro volta i propri fedeli dall'entrare nella massoneria; sebbene da parte del Cristianesimo protestante vi siano state condanne,[25][26], nel complesso non esistono tensioni.

Da parte delle istituzioni massoniche invece non vi è alcuna preclusione rispetto alla religione professata dai suoi aderenti, nessuno viene considerato escluso dalla massoneria qualsiasi fede abbracci al momento di entrare a farvi parte, o durante il suo percorso massonico; questo è sancito anche dalle costituzioni di Anderson.

Critiche

La critica più diffusa verso la massoneria si focalizza sul carattere segreto ed occulto che essa intende avere circa i propri "misteri", che unito al forte senso di misticismo e al rigido impianto gerarchico la assimila a molte sette religiose. Durante i lavori di loggia sono precluse le discussioni riguardanti la politica e la religione; ad essi può essere accennato solo da un punto di vista storico e/o filosofico per contestualizzare un determinato evento o argomento, o semplicemente come possibile riferimento per un eventuale approfondimento.Altre critiche sono state mosse alla massoneria a partire dall'individuazione di alcuni elementi e simboli massonici, inseriti tavolta in maniera velata in fumetti (come ad esempio Topolino di Walt Disney[27]), film o videogiochi, difficile comunque dimostrare se questi siano dei veri e propri riferimenti massonici, dal momento che la simbologia usata dalla massoneria, è spesso presa da altre simbologie, e spesso si tratta di oggetti di uso comune.Inoltre, la massoneria è stata a lungo un bersaglio prediletto per i teorici delle cospirazioni, che la vedono come un potere occulto e malevolo, talvolta associato al giudaismo o al satanismo ed in genere volto al "dominio del mondo" o già in grado di controllare o influenzare segretamente la politica mondiale. Una critica mossa ai complottisti è che gli stessi confondono la correlazione statistica, vale a dire l'affiliazione di taluni personaggi alla massoneria, con la causa degli eventi storici.

I massoni sono spesso accusati di costituire una potente lobby, teatro di scambio di favori e raccomandazioni tra persone potenti allo scopo di favorire in ogni modo i propri membri, arrivando in taluni casi a costituire una rete parallela, clandestina o comunque occulta rispetto ai poteri dello stato, talvolta – secondo alcuni critici – con il coinvolgimento in operazioni illegali. I sostenitori di questa teoria considerano una loggia massonica una società di mutuo soccorso, nella quale persone consapevoli di scopi comuni (anche il semplice arricchimento, ad esempio) e mezzi per raggiungerli si aiutano l'un l'altra nell'ambito delle proprie rispettive disponibilità; tutto ciò nascosto da un paravento di riti ed idealismo illuministico. Secondo queste teorie, il coordinamento è appositamente affidato a gerarchie di persone che fanno da collegamento tra la domanda e l'offerta di servigi, in modo tale che chi detiene un potere può scambiare favori con un altro potente, tramite la loggia, nella reciprocità di un'adesione consapevole ad un determinato scopo. Esistono diverse logge e diversi gruppi di logge, ed anche tra esse avvengono gli scambi di favori tramite i capi, restando gli usufruitori e gli applicatori dei vari favori reciprocamente sconosciuti.

In Italia alla fine degli anni settanta e nei primi anni ottanta la P2 ("Propaganda Due"), una loggia coperta del Grande Oriente d'Italia, il cui maestro venerabile era Licio Gelli, fu al centro di uno dei più grossi scandali della storia della Repubblica, con indagini che condussero alla scoperta di una lista di mille nomi (tra cui esponenti politici, militari ed istituzionali di primo piano come Silvio Berlusconi, tessera 1816) e il "piano di rinascita democratica", una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato. Il nome della P2 ricorre più volte nelle cronache nel corso della storia italiana, dato che suoi esponenti sono stati coinvolti in vari episodi non completamente spiegati della storia della Repubblica (dal Golpe Borghese all'operazione Gladio). Le indagini collegarono inoltre alcuni membri della loggia anche all'imponente scandalo finanziario internazionale della bancarotta del Banco Ambrosiano del banchiere Roberto Calvi e all'assassinio suo (inizialmente ritenuto un suicidio) e di Michele Sindona, entrambi appartenenti alla P2. Come risultato, fu emanata nel 1982 la legge Spadolini che sciolse la loggia e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete. Licio Gelli, in seguito alla vicenda, era stato espulso dal Grande Oriente d'Italia nel 1981. In Gran Bretagna nel 1990 una parte minoritaria del partito laburista al governo tentò invano di far passare una legge che richiedeva a tutti i pubblici ufficiali che fossero massoni di dichiararlo apertamente.

Repressioni

Negli stati totalitari la massoneria è quasi sempre bandita. Nella Germania nazista i massoni venivano inviati nei campi di concentramento e tutte le logge massoniche furono chiuse e spesso distrutte. I massoni tedeschi adottarono il "nontiscordardime" come modo segreto di riconoscimento e come sostituto per il troppo noto e riconoscibile simbolo della squadra e del compasso. Così anche per quanto riguarda i regimi totalitari comunisti, con l'eccezione di Cuba dove la massoneria è sempre stata ammessa. In Italia, la massoneria è stata dichiarata fuorilegge nel 1925, durante il fascismo. Negli ultimi anni l'Italia, caso unico tra i paesi democratici, è stata ripetutamente condannata dalla Corte di giustizia europea per violazione dei diritti umani poiché alcune leggi dello stato e di alcune regioni risultavano discriminatorie nei confronti dei massoni.[28][29][30] Sul punto è da rilevare che pronunzie del Consiglio Superiore della Magistratura degli anni novanta del secolo scorso ritennero censurabile finanche la remota affiliazione di un Magistrato all'istituzione. [31][32][33]

Aspetti giuridici

La massoneria trova la sua legittimazione in primo luogo nell'articolo 18 della Costituzione della Repubblica Italiana, che riconosce e tutela la libertà d'associazione, e prevede che i cittadini abbiano il diritto di associarsi, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalle leggi; se il fine è lecito, ne consegue la liceità dell'associazione. Il medesimo articolo, al comma secondo, vieta le associazioni segrete; quali associazioni siano da intendersi segrete è stabilito dalla legge numero 17 del 25 gennaio 1982 sulle associazioni segrete, la cosiddetta legge Spadolini-Anselmi. In base a tale legge, segreta non è l'associazione che mantenga la riservatezza sugli iscritti, ovvero custodisca segreti iniziatici, bensì quella che, anche all'interno di associazioni palesi, occultando la propria esistenza, ovvero tenendo segrete finalità ed attività sociali, tenendo sconosciuti i soci, anche in parte e reciprocamente, svolga attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di pubbliche amministrazioni, di enti pubblici ovvero di servizi pubblici essenziali d'interesse nazionale. Quindi, la fattispecie criminale è precisa e rappresenta condotte differenti dall'autentico lavoro massonico.

Influenza in altre associazioni

Alcuni valori della massoneria sono condivisi da altre associazioni internazionali; in alcuni casi risultano anche legami personali. Tuttavia nessuna di queste associazioni appartiene alla massoneria. Lo scautismo internazionale, che non è un gruppo massonico, fu fondato da Robert Baden-Powell che, secondo varie ricerche, non fu mai massone, pure esistendo varie logge a lui intitolate[34]. Tuttavia, alcuni fra i fondatori di associazioni scout nazionali probabilmente ritennero di poter mettere in pratica molti degli ideali massonici attraverso lo scautismo, come nel caso del massone Daniel Carter Beard, fondatore di un'organizzazione giovanile (i Figli di Daniel Boone) che nel 1910 si fuse con i Boy Scouts of America. Anche Sir Francis Vane e James Spensley, fra i pionieri dello scautismo in Italia, furono massoni.Tra i fondatori del Rotary International vi era un massone, così come nel Lions Club e nel Kiwanis International.[senza fonte] L'Avis è stata fondata in Italia da un massone, come anche la Croce Rossa Internazionale, fondata dal massone Jean Henri Dunant.[senza fonte]

Nel cinema e nella letteratura

Note

  1. ^ Questo requisito non è richiesto agli appartenenti alla massoneria "francese"
  2. ^ H. L. Haywood; J. E. Craig, A History of Freemasonry, , circa 1927.
  3. ^ M. Baigent; R. Leigh, H. Lincoln, The Holy Blood and The Holy Grail, , 1982. Tradotto in italiano come Il Santo Graal, ISBN 8804534885
  4. ^ J. Robinson, Born in Blood, , 1989.
  5. ^ Revolutionary Brotherhood, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1996.
  6. ^ a b (EN) U.S. Recognition of French Grand Lodges in the 1900s. URL consultato il 14-03-2008.
  7. ^ (EN) Anderson's Constitutions. URL consultato il 14-03-2008.
  8. ^ . URL consultato il 14-03-2008.
  9. ^ Anna Maria Isastia, Massoneria tra realtà storica e mito, in Hiram - Rivista del Grande Oriente d'Italia, Vol. 4, 2005
  10. ^
      « Avendo il Ven.mo Gran Maestro espresso il desiderio che il Consiglio [degli Affari Generali] redigesse un rapporto circa i Principi Fondamentali sui quali questa Gran Loggia possa venire invitata a riconoscere qualunque Gran Loggia che richieda il riconoscimento della Giurisdizione Inglese, il Consiglio degli Affari Generali vi si è conformato con piacere. Il risultato, come segue, è stato approvato dal gran maestro e formerà la base di un questionario da inviare in futuro a ciascuna Giurisdizione che richieda il riconoscimento Inglese. Il Consiglio desidera che non solo tali corpi, ma anche i Fratelli in generale, in tutta la Giurisdizione del Gran Maestro siano pienamente informati su quei Princìpi Fondamentali della Libera Muratoria che la Gran Loggia d'Inghilterra ha sostenuto durante tutta la propria storia.
    1. Regolarità di origine: cioè che ciascuna Gran Loggia sia stata legittimamente fondata da una Gran Loggia debitamente riconosciuta o da tre o più Logge regolarmente costituite.
    2. Che una credenza nel G.A.D.U. e nella Sua volontà rivelata sia una qualifica essenziale per l'appartenenza.
    3. Che tutti gli Iniziati assumano i loro impegni sul, o in piena vista del, Libro della Legge Sacra, per il quale si intende la rivelazione dall'alto che sia vincolante per la coscienza del particolare individuo che si stia iniziando.
    4. Che la composizione della Gran Loggia e delle singole Logge sia esclusivamente di uomini; e che ciascuna Gran Loggia non abbia relazioni di alcun genere con Logge miste o con corpi che ammettano donne fra i propri membri.
    5. Che la Gran Loggia abbia giurisdizione sovrana sulle Logge sotto il proprio controllo; cioè che sia un'organizzazione responsabile, indipendente e autogovernantesi, con autorità unica e incontestata sui gradi della Corporazione o Simbolici (Apprendista Accettato o Registrato, Compagno di Mestiere o d'Arte e Maestro Muratore) nella propria Giurisdizione; e non sia in alcun modo soggetta a, o divida tale autorità con, un Supremo Consiglio o altra Potenza che rivendichi un qualunque controllo o supervisione su quei gradi.
    6. Che le tre Grandi Luci della Libera Muratorìa (vale a dire, il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso) siano sempre esposte quando la Gran Loggia o le sue Logge subordinate siano al lavoro, essendo il Libro della Legge Sacra il più importante tra questi.
    7. Che la discussione [in materia di] religione e politica all'interno della Loggia sia rigorosamente proibita.
    8. Che i principi degli Antichi Landmarks, costumi e usanze della Corporazione siano rigorosamente osservati. »
       
  11. ^ (EN) Prince Hall Masonry Recognition details. URL consultato il 14-03-2008.
  12. ^ Giuseppegaribaldi.info
  13. ^ Proposta di biografia di Tommaso Crudeli (a cura del Prof. Renzo Rabboni) presentata al Prof. Fabio Roversi Monaco il 9 maggio 2003 a Bologna, per inserirla nel Dizionario Biografico degli Italiani dell'Enciclopedia Treccani. URL consultato il 14-07-2009.
  14. ^ Raimondo di Sangro: un breve profilo, di Giuseppe Rosica. URL consultato il 10-02-2009.
  15. ^ Garibaldi massone, di E.E. Stolper
  16. ^ Richard Collier, "Duce! Duce! Ascesa e caduta di Benito Mussolini", Mursia, 1971, pag. 129
  17. ^ W.K. MacNulty, Freemasonry: A Journey Through Ritual and Symbol, Londra, Thames & Hudson, 1991.
  18. ^ D. Beresniak; L. Hamani, Symbols of Freemasonry, Parigi, Assouline, 2000.
  19. ^ (EN) The Masonic collection of Poznan University Library. URL consultato il 15-03-2008.
  20. ^ (EN) The Centre for Research into Freemasonry. URL consultato il 15-03-2008.
  21. ^ Josef Stimpfle (primavera 1986). La Chiesa cattolica e la massoneria. La commissione per il dialogo ha chiarito la decisiva questione (4, anno II).
  22. ^ cfr. AAS LXXVI [1984] 300
  23. ^ [1]
  24. ^ [2]
  25. ^ Comba, Augusto (2000). Valdesi e massoneria. Due minoranze a confronto (9). ISBN 88-7016-336-9.
  26. ^ Bibliografia essenziale sui rapporti dei Valdesi con la Massoneria
  27. ^ Presenti ad esempio nel numero 2412 del 19 febbraio 2002
  28. ^ La corte europea tutela la libertà dei massoni italiani
  29. ^ La Corte di Srasburgo, la libertà d'associazione e la massoneria"
  30. ^ (PDF) Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - Caso : N.F. contro ITALIA - Sentenza del 02 agosto 2001. Ricorso n° 37119/97.
  31. ^ R:. L:. PITAGORA 1065
  32. ^ Massoneria: Corte diritti umani condanna due volte l'Italia
  33. ^ (PDF) Nota alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul caso Maestri vs Repubblica italiana del 17 febbraio 2004
  34. ^ Vedi, ad esempio, A.D.G. Harvey, Scouting and Freemasonry: Two Parallel Movements?, Nottingham 2006. Nonostante Baden-Powell non sia mai stato massone, vi sono almeno sei logge a lui intitolate
  35. ^ Kipling era notoriamente massone: entrò in Massoneria nell'aprile del 1886, all’età di 20 anni, a Lahore, nella Loggia «Hope and Perseverance» No. 782. Tra le varie fonti, ad es: Angelo Sebastiani, La luce massonica, Hermes Edizioni, 1991. ISBN 8879380907, ISBN 9788879380904

Bibliografia

  • AA.VV. La libera muratoria, a cura di Claudio Castellacci, 1978, SugarCo;
  • Michele Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, Ce.S.A.S., Reggio E. 1989-1995; seconda ed., Bastogi, Foggia 1997;
  • E. Bellomo, La Massoneria universale dalle origini ai nostri giorni, Edizioni Forni;
  • Arturo Reghini, Le parole sacre e di passo dei primi tre gradi ed il massimo mistero massonico, Atanor, Roma, 1913;
  • C. Mario Aceti, Il cammino massonico, Genova, Il Basilisco, 1980;
  • C. Mario Aceti, Dizionario massonico, Genova, Il Basilisco, 1981;
  • S. Farina, Il libro dei rituali del Rito Scozzese Antico e Accettato, Genova, I Dioscuri, 1988;
  • Domenico V. Ripa Montesano, Vademecum di Loggia, Roma, Ed. Riservata, 2009
  • Johann Gottlieb Fichte, Filosofia della Massoneria, Genova, I Dioscuri, 1989;
  • A. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992;
  • E. Simoni, Bibliografia della Massoneria in Italia, in 4 volumi, Bastogi, Foggia, 1992-1993-1998-2006;
  • M. Baigent, R.Leigh, Origini e storia della Massoneria, Il tempio e la loggia, Newton & Compton, Milano, 1998;
  • G. Giarrizzo, Massoneria e Illuminismo, Marsilio, Padova, 1994;
  • N. M. di Luca, La Massoneria. Storia, miti e riti, Roma, Atanòr, 2000;
  • Zeffiro Ciuffoletti, Sergio Moravia, La Massoneria. La storia, gli uomini, le idee, Mondadori, Milano, 2004;
  • Mauro Cascio, Storia (Apologetica) della Massoneria, Bastogi, Foggia 2005;
  • P. Mariani, La penna e il compasso. L'altra faccia della letteratura italiana: gnosi, massoneria, rivoluzione, Il Cerchio, Rimini, 2005;
  • Massimo della Campa, Luce sul Grande Oriente, Sperling & Kupfer, Milano, 2005 ISBN 8820039249 95-I-05;
  • Papa Leone XIII, Inimica Vis. La Chiesa cattolica contro la Massoneria, Il Cerchio, Rimini, 2006;
  • Nico Perrone, La Loggia della Philantropia, Sellerio, Palermo, 2006 ISBN 8-83892-141-5;
  • Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia. Biblioteca Universale Rizzoli, 2007;
  • Cosimo Salvatorelli, Da Massoneria speculativa a Massoneria operativa, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2007;
  • Cosimo Salvatorelli, Per una nuova generazione di Massoni, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 2008.
Italia
Altri Paesi

Altro

  • Pietre-Stones, rivista indipendente di massoneria. Contiene moltissimi documenti originali e scritti di approfondimento.
  • Zenit, rivista di massoneria e cultura simbolica.
  • (EN) Università di Bradford - The Web of Hiram: ampio database di scritti e rituali libero muratori curato dal Dr. Robert Lomas, dell'Università di Bradford.

Fonte Wikipedia libera enciclopedia.

 1999 IL RITORNO DEI ROSA + CROCE

 E’ dunque in quest’anno che torneranno a manifestarsi pubblicamente i Rosa+Croce, dopo la scoperta di una tomba col suo segreto?

      I fatti di Rennes-le-Château, che videro come protagonista don Berenger Saunière (1852-1917), un giovane prete di 33 anni, potrebbero nascondere tutt’altro di quanto finora si è detto e, perciò, celare un’altra incredibile verità. Ecco, prima di tutto, una sintesi dei misteriosi avvenimenti accaduti, tra il 1896 e il 1917, nel piccolo paese di Rennes-le-Château, posto su una collina, nel dipartimento dell’Aude, nella Linguadoca francese, ai piedi dei Pirenei orientali, in quella zona detta anche del Razès.

     Nel 1885 divenne parroco del villaggio don Berenger Saunière. Egli, benché fosse molto povero, dopo il suo arrivo riuscì, comunque, anche se con grandi difficoltà, a far iniziare i lavori di restauro della chiesa, che era ridotta proprio male. Durante questi lavori scoprì, sotto l’altare di pietra, ben celate, delle misteriose e antiche pergamene. Di queste, due erano del tutto incomprensibili. Saunière si recò a Parigi per farle decifrare. Il loro contenuto, gli fu detto dagli esperti ecclesiastici a cui si era rivolto, era di poco valore, tuttavia, da quel momento, il parroco iniziò ad arricchirsi oltre ogni immaginazione.

     Per spiegare l’improvvisa ricchezza del sacerdote, c’è chi ha dato una versione meno poetica e, cioè, che trafficasse con le messe. Ciò è da escludere categoricamente perché, in tal caso, i suoi parrocchiani avrebbero dovuto essere moltissimi e tutti possessori di ingenti patrimoni, mentre la gente del piccolo paese era piuttosto povera. E poi c’è anche da dire, come scrive lo studioso Dario Spada, che: "Una stima attendibile fissa quale <<onorario>> per le messe celebrate dall’abate una cifra di 1500/2000 franchi l’anno" (da "Il Giornale dei Misteri", n. 246). Non vi è alcuna proporzione, come si può ben vedere, con le esorbitanti somme da lui maneggiate e, quindi, non si è potuto arricchire con le messe. Egli spese somme ingenti, tra l’altro, per l’acquisto di terreni, per villa Betania, per la torre Magdala, per mobili di grande valore, per i suoi continui viaggi, ecc.

     Per avere solo una pallida idea della sua improvvisa e immensa ricchezza basti pensare che il suo reddito annuo ammontava soltanto a 260 mila lire mentre lui ne spese circa 8 miliardi, corrispondenti a 23 milioni di franchi di oggi. Delle pergamene non se ne seppe più nulla e ci fu chi mise in dubbio la loro esistenza. Rimane, tuttavia, la testimonianza dei muratori che erano presenti quando esse furono trovate. Sul finire degli anni ’60 ecco entrare in scena un misterioso "Priorato di Sion", che attestava di risalire ai Templari e che affermò che era venuto in possesso delle pergamene originali. C’è chi sostiene che il Priorato di Sion era un ordine dei Templari segretissimo. Mistero nel mistero, che si infittisce sempre di più.

     Anche la morte di Saunière è avvolta nel mistero. Egli morì come era giunto a Rennes-le-Château, senza un soldo. Lo uccise un colpo apoplettico sopravvenutogli improvvisamente dopo la strana visita di una donna. Altro particolare lugubre e inquietante è che pare che la sua fidata compagna e governante, Marie Denardaud, una settimana prima, aveva comprato una bara. Si pensa che prima della morte il parroco rivelò il suo terribile segreto alla fidata governante perché Marie fece a Noel Corbu, che aveva comprato dei terreni da lei e che l’assistette nella vecchiaia, la promessa che prima di morire lo avrebbe messo a conoscenza di: <<un segreto che lo avrebbe fatto diventare ricchissimo e molto potente>>.

     Promessa, forse, non mantenuta in quanto Marie Denardaud, nel 1953, ebbe un ictus che le fece perdere la parola e le paralizzò entrambe le braccia. Corbù, anche se fu messo a conoscenza del segreto, non ebbe il tempo di sfruttarlo poiché, poco dopo la morte della Denardaud, perì tragicamente in un terribile incidente d’auto. Un velo nero di morte si stese così per sempre sul "segreto".

     Quel luogo è, per certi versi, inquietante. E’ come se vi aleggiasse sopra un sorta di energia maligna, che sopprime i profanatori imprudenti, che hanno voluto saper troppo e chi viola certi segreti. Visitatori hanno più volte affermato di aver avuto la netta impressione che una specie di potere occulto difende, con qualsiasi mezzo, segreti iniziatici che devono rimanere tali, anche con la morte degli incauti curiosi. Forse, alcune delle strane morti verificatesi in quei luoghi, hanno spiegazioni diverse da quelle date. Molti suicidi e incidenti mortali sembrarano essere l’estrema sentenza di un tribunale iniziatico.

     Non pochi si sono chiesti da dove piovvero tutti quei soldi al povero prete ma le domande, restate senza risposta, sono ancora tante altre. Chi era la misteriosa donna che fu l’ultima a vedere Saunière e che cosa gli disse? Esistono realmente quelle misteriose pergamene? E se sì, quale incredibile segreto esse rivelavano? Fino ad oggi sono state fatte solo ipotesi, alcune decisamente stravaganti.

     Henry Lincoln, Michael Baigent e Richard Leigh nel loro libro "The Holy Blood and The Holy Grall" (1982), tradotto nell’edizione italiana col titolo: "Il santo Graal", sostennero l’ipotesi che Gesù non era morto sulla croce ma, grazie all’aiuto dei suoi discepoli, riuscì a farsi credere morto e a scappare nel sud della Francia, dove si sposò con Maria Maddalena e visse fino a 74 anni; alla morte fu seppellito a Rennes-le-Château. Richard Andrews e Paul Schellenberger nel loro libro "The Tomb of God" (1996), tradotto in italiano col titolo: "Alla ricerca del sepolcro", si dicono certi di aver localizzato la tomba di Cristo. Essa si troverebbe vicino a Rennes, precisamente sul monte Cardou. Etimologicamente, Cardou dovrebbe essere, secondo Andrews e Schellenberger, la contrazione di "corps de Dieu" (corpo di Dio).

     C’è pure chi pensò che il sacerdote si fosse arricchito ricattando la Chiesa di Roma, minacciando di rendere pubblica la scoperta che Gesù non era morto come la tradizione insegna, ma che era sopravvissuto alla crocifissione, si era sposato e aveva finanche avuto dei figli dai quali, secondo l’ipotesi di Lincoln, Baigent e Leigh, sarebbe venuta fuori la dinastia francese dei Merovingi, considerati, sotto quest’ottica, i diretti eredi di Gesù. Il Graal, a questo punto, etimologicamente, verrebbe da "San Graal" errata copiatura di "Sang Real", il Sangue Reale di Cristo, designante, come si è detto, la dinastia merovingia. In questa lunga catena di misteri e segreti ecco che fa capolino anche il vescovo tradizionalista monsignor Lefebvre.

     Gli autori de: "Il Santo Graal" riportano alcune righe tratte da un libricino di poche pagine, dal titolo "Le cercle d’Ulysse", il cui autore è un oscuro Jean Delaude che scrive: "Che cosa sta preparando il Priorato di Sion? Non so: ma rappresenta una potenza in grado di confrontarsi con il Vaticano nei giorni futuri. Monsignor Lefebvre ne è un membro attivissimo e temibile, capace di dire: <<Tu fammi papa e io ti farò re>>". Molti ricorderanno come papa Paolo VI, nel 1976, doveva scomunicare monsignor Lefebvre, ma ciò non accadde.

     E’ oltremodo interessante, a questo punto, leggere il commento del "Guardian" (30 agosto 1976) sulla questione: "I preti che in Inghilterra si sono schierati con l’arcivescovo… ritengono che il loro capo spirituale abbia ancora una potentissima arma ecclesiastica da usare nella sua disputa con il Vaticano. Nessuno di loro è disposto a lasciar trapelare di cosa si tratta, ma padre Peter Morgan, leader di questo gruppo… sostiene che è qualcosa che <<sconvolgerebbe la terra>>". Questo segreto aveva relazione con la tesi avallata da Lincoln, Baigent e Leigh? Non ci è dato di saperlo. Lefebvre, tuttavia, fu scomunicato da Giovanni Paolo II nel 1988 e nessun mistero sconvolgente fu rivelato.

     Ritornando all’arricchimento repentino di Saunière altri dissero che il parroco aveva scoperto il leggendario tesoro dei Templari e qualcun altro sostenne che, invece, era venuto in possesso di quello degli eretici Catari, detti anche Albigesi, che nel XIII secolo si erano rifugiati a Montségur, luogo molto vicino a Rennes-le-Château. Prima di essere massacrati dalla chiesa di Roma, si racconta che misero in salvo il loro favoloso tesoro, di cui si è scritto come di: "pecunia infinita". I libri, con varie interpretazioni ed ipotesi sui misteri di Rennes, pubblicati fino ad oggi, sono tanti, basti pensare che dal 1960 sono state date alle stampe più di cinquecento opere in francese e un altro buon numero in inglese e italiano.

     Un’ipotesi alquanto interessante e degna di maggior approfondimento la fa Gérard De Sède, esoterista e scrittore francese, nel suo libro "Rennes-le-Château" (1988). L’autore ci chiede di prestare attenzione a certe date. La prima è il 1891, una data molto importante per il parroco. E’ in quest’anno che egli scopre una tomba che conserva un segreto. Nel suo diario appunta questa misteriosa frase: "L’anno 1891 portato nell’eternità con il misterioso frutto…". Perché quest’anno merita l’immortalità? E’ un rebus, uno tra i tanti che ci ha lasciato don Berenger Saunière. L’abate annota ancora: "Scoperta una tomba – La sera piove". De Sède scrive: "A proposito della scoperta della tomba e del suo segreto… Secondo la tradizione rosacruciana… la Rosa+Croce si manifesta pubblicamente ogni cento e otto anni con la scoperta di una tomba". Stupefacente!

     I Rosa+Croce fanno la loro prima apparizione pubblica nel 1614 con due opuscoli Riforma Universale e Generale del Mondo Intero e con la Fama Fraternitatis, o Confraternita del Celebre Ordine dei R.C. (Rosa-Croce), Messaggio indirizzato ai governi, ai nobili ed ai sapienti d’Europa. Essi, tra l’altro, rimproveravano alla Chiesa cattolica un modo di vivere smodatamente lussuoso. Il loro mito di fondazione è la scoperta di una tomba intatta, che contiene gli arcani della sapienza e del potere, di cui si parla molto nella Fama Fraternitatis. Christian Rosenkreutz è considerato come il fondatore della confraternita Rosa+Croce, ma il nome è simbolico.

     La tomba di Rosenkreutz era collocata sotto un altare centrale. Si racconta, in una breve storia dell’Ordine, che Christian Rosenkreutz, nella ricerca di una sapienza occulta, arrivò <<a Damcar in Arabia>> dove <<i Sapienti non lo accolsero come uno straniero, ma come una persona che da tempo essi attendevano; lo chiamarono per nome e gli mostrarono segreti che nel suo chiostro non gli erano mai stati rivelati>>.

     In quel luogo tradusse dall’arabo in latino un libro misterioso dal titolo: M., considerato il più prezioso documento della confraternita dei Rosa+Croce. Nella chiesa di Rennes-le-Château le iniziali delle statue dei santi: Germana, Rocco, Antonio l’Eremita, Antonio da Padova, Luca, furono collocate da Saunière in modo tale che le prime lettere del nome di ogni santo, unite tra loro, dessero la parola: GRAAL e poste in modo tale da formare una M. Cosa voleva significare questa lettera? Poteva essere un’allusione al misterioso libro M ?

     Christian Rosenkreutz, secondo la leggenda, visse cento e otto anni. Gérard De Sède ci ricorda ancora quanto assicura la tradizione rosacruciana: "la Rosa+Croce si manifesta pubblicamente ogni cento e otto anni con la scoperta di una tomba… (…). …quando si compie il ciclo dei cento e otto anni, durante i quali la Rosa+Croce si tiene nascosta nell’ombra, un adepto deve ripetere l’impresa di questo discepolo, scoprendo una tomba nascosta contenente dei documenti, dopo la Rosa+Croce è <<risvegliata>>, vale a dire che entra in un nuovo periodo di manifestazione pubblica".

     Applichiamo tutto ciò agli accadimenti di Rennes seguendo ancora quanto pone in risalto Gérard De Sède, che in sostanza fa notare:

     -Nel 1783, l’abate Antonio Bigou incide sulla tomba di Marie de Nègre d’Ables, signora di Hautpoul, un misterioso epitaffio che Berenger Saunière poi cancellerà.

     -Nel 1891, esattamente 108 anni dopo, Saunière scopre la tomba Hautpoul e il suo <<segreto>>.

     Quest’anno per il curato sarà, come abbiamo visto, un anno importantissimo. Egli, sulla colonna visigota, posta nel giardino adiacente alla chiesa, il 21 di giugno del 1891, farà erigere una statua della Madonna di Lourdes e, su questa colonna, inciderà "PENITENCE-PENITENCE" e "MISSION 1891". A quale tipo di missione si riferisce? Non certamente a quella del suo sacerdozio.

     Il 1891 sarà anche un anno notevole per l’occultismo. In quest’anno, infatti, si registreranno tutta una serie di avvenimenti importanti. Muore Héléna P. Blavastky, ambigua fondatrice della Società Teosofica. La Blavatsky non godette di una buona reputazione. A Parigi verrà fondata la loggia Ahathor della "Golden Dawn" (Alba Dorata) e Joséphin Péladan, sempre nel 1891, fondò l’Ordine della Rosa+Croce, del Tempio e del Graal o della Rosa+Croce cattolica e dirà di aver "restaurato ufficialmente" la Rosa+Croce.

     Assistiamo così alla grande rinascita dell’Ordine. Si può ben dire che in quell’anno si assistette ad un vero e proprio risveglio di speculazioni esoterico-alchemiche rosacruciane. A tal riguardo, nella chiesa di Saunière, notiamo, non senza grande meraviglia, che il simbolo della Rosa+Croce è impresso nelle cornici che racchiudono i quadretti, che illustrano le diverse stazioni del Calvario di Gesù. Cosa decisamente insolita per una chiesa.

     La scoperta del parroco potrebbe riguardare dei segreti alchemici. Vi è più di una prova che Berenger Saunière praticasse l’alchimia e che fosse in contatto con riservatissimi circoli ermetici. Molti simbolismi nella chiesa parrocchiale lo dimostrerebbero. Vi è la statua del diavolo Asmodeo che, secondo la tradizione, vigilava sul tesoro. Egli regge l’acquasantiera e sopra si possono osservare delle salamandre e, infine, più in alto ancora, quattro angeli che si segnano con la croce. E’ il simbolo degli antichi quattro elementi (Terra, Acqua, Fuoco e Aria) importantissimi nella pratica alchemica. Quelle pergamene da lui trovate svelavano, forse, l’Arcano degli Arcani? In caso affermativo, chi furono i redattori di quei segreti alchemici?

     Non è assurdo supporre che, tra gli antichi alchimisti e filosofi ermetici, vi fosse un legame iniziatico da tempi molto lontani che comprendeva, tra le loro conoscenze, anche il mistero della Rosa e della Croce, oltre all’arte della trasmutazione dei metalli. La misteriosa confraternita si manifestò al mondo profano coi simboli di un insegnamento occulto. Se Saunière era un Rosa+Croce, ipotesi non del tutto peregrina, allora bisogna dedurre che fu affidato a lui il compito di preparare la manifestazione dell’Ordine al mondo profano. Egli, perciò, eseguì il rituale prescritto, il ritrovamento di importanti pergamene nascoste in una tomba. Questo era il segno, nei piani sottili, che qualcosa di importante stava per accadere.

     Dei Rosa+Croce Salmon parla in questi termini: <<Ci si dice che essi spiritualizzino i loro corpi, che si trasportino in breve tempo in luoghi assai lontani, che possano rendersi invisibili quando a loro piace e che facciano molte altre cose che sembrano impossibili>>. Il 1891, come si è visto, è stato un anno denso di sorprese. E’ l’anno in cui Saunière ha effettuato il rituale della scoperta della tomba col suo <<segreto>>.

     Nel suo diario, alla data del 21.9.1891, come abbiamo visto, egli aveva annotato: "Trovata una tomba. La sera, pioveva" e consapevolmente, da adepto, aveva relegato quell’anno all’immortalità: "L’anno 1891 portato nell’eternità con il misterioso frutto…". Era consapevole dell’evento che si stava realizzando e della sua portata. Il suo compito si sarebbe esaurito nell’edificare i simboli a testimonianza di quanto in quel luogo sacro era avvenuto. Fatti inconcepibili e spaventosi per la mente profana, ecco perché all’ingresso della chiesa aveva posto la scritta: "Terribilis est locus iste" (questo è un luogo terribile).

     Luoghi, per certi versi, sinistri, impregnati di presenze e antichi e rigorosi esoterismi. Qualcuno ha anche parlato di presenze infernali. Marco Massimiliano Lenzi sul n. 314 de "Il Giornale dei Misteri", ha scritto, in un interessante articolo suoi misteri di Rennes: "Taluni asserivano, con sicurezza, che in tutta la zona, da secoli, erano ampiamente diffusi riti e culti satanici; e che, addirittura, si potevano incontrare numerose vestigia a testimonianza di apparizioni del maligno, sparse ovunque".

     Luoghi pregni di energie arcane. I misteri relativi alle date non sono ancora finiti. Se al 1891, anno in cui si manifestarono per l’ultima volta gli enigmatici Rosa+Croce, si sommano i 108 anni di intervallo (1891+108) si ottiene 1999. E’, dunque, nell’anno in corso che torneranno a manifestarsi pubblicamente i Rosa+Croce, dopo la scoperta di una tomba col suo segreto? Non ci stupiremo, perciò, se un giorno qualunque, di un mese qualunque dell’anno 1999, troveremo affissi questi manifesti sui muri nelle nostre città:

     <Noi, deputati del Collegio dei Rosa-Croce, annunciamo a tutti coloro che vorranno entrare nella nostra Società e Congregazione, che saranno istruiti nella perfetta conoscenza dell’Altissimo, nel cui nome quest’oggi ci riuniremo, e li renderemo come noi da visibili invisibili e da invisibili visibili, e saranno trasportati in tutti i paesi stranieri in cui vorranno andare. Ma avvertiamo il lettore desideroso di acquisire tali meravigliosi poteri, che noi conosciamo i suoi pensieri, che se desidera vederci per sola curiosità, non riuscirà mai a comunicare con noi; ma se vuole veramente essere iscritto sul registro della nostra confraternita, noi che possiamo giudicare i suoi pensieri, gli mostreremo la veracità delle nostre promesse, a tal punto che non indicheremo il luogo della nostra dimora, poiché i pensieri uniti alla volontà sincera del lettore potranno svelarci a lui e lui a noi>

Giuseppe Cosco

  Rosenkreuz

Tratto dal libro: «La leggenda dei simboli»

Fu da una di quelle società segrete di Germania, a cui abbiamo accennato prima, che uscì «Rosenkreuz».Educato in un centro d’Iniziati, egli era stato cullato, fin dalla sua fanciullezza, dal soave mormorio delle simboliche leggende. Gli era stato insegnato quale fosse il delitto dei Papi, e svelato che, secondo Pietro Oliva, la grande Meretrice dell’Apocalisse non era altro che la Roma Papale. Allora, sui vent’anni, tutto vibrante d’entusiasmo per la Gnosi perseguitata, si recò in Turchia, in Palestina e in Arabia, a battere alle porte di tutti i Santuarii degli Iniziati per completare le sue conoscenze; poi arrivò a Fez dove un gruppo di Cabalisti vi si erano rifugiati, e lor domandò di perfezionarsi ancora presso di essi.Tornato in Germania, effettuò una Sintesi di tutti gli insegnamenti ricevuti, poi fondò la «Confraternita della Rosa-Croce», il cui scopo era di stringere in un sol fascio gli Gnostici i Cabalisti e gli Alchimisti.

I membri di questa associazione, ch’era segreta, si distinguevano gli uni dagli altri con numeri d’ordine, e si riunivano in una cappella dedicata allo Spirito Santo, Simbolo della loro anima illuminata dalla eterna scienza del Bello, del Vero e del Bene. La loro missione sociale consisteva nell’esercitare la medicina senza alcuna retribuzione, nella carità, nel ridurre in polvere il triplice diadema del Papa, nel dimostrare che egli era l’Anticristo e nel ricondurre gli Uomini alle cerimonie e ai sacramenti della primitiva Chiesa. Inoltre i Rosa-Croce pretendevano conoscere la Magia e tutti i segreti scientifici degli antichi Misteri; si proclamavano eredi della Sfinge, e come lei erano amici del Silenzio.Di essi non si conosceva che un simbolo, vero arcano diabolico per i profani.

Il simbolo dei Rosacroce

Tratto dal libro: «La leggenda dei simboli»

Questo simbolo consisteva in una stella di dodici raggi, con al centro un Triangolo iscritto in una circonferenza, e dentro questo Triangolo una Croce con una Rosa sotto la quale un Uccello ad ali aperte si strappava il ventre a colpi di becco per nutrire delle sue viscere tre suoi piccoli affamati. E il tutto era circondato da cinque Stelle a cinque raggi mentre un’altra con sette sorgeva sopra la punta del Triangolo. La prima Stella incarnava il Simbolo dei dodici segni zodiacali e della loro influenza nell’essere umano. Il Triangolo manifestava la Trinità immutabile, Forza Materia e Movimento, e la Croce la crocefissione del Movimento nella Materia, l’Involuzione dell’anima nei quattro elementi onde ogni carne è impastata. Ma, come la Croce era il Simbolo dell’Incarnazione e della Morte, era anche quello della Resurrezione e della Immortalità. Saper morire, voleva dire rendersi Immortale, ed ecco perché una Rosa nasceva dal cadavere e sbocciava odorosa e bella, come, un tempo, dal corpo dio Iram assassinato era nata l’Acacia.

Ma in qual modo far fiorire questa Rosa? In qual modo operare questa trasformazione? Traendo esempio dall’Uccello, che significava l’Amore infinito, la Carità, la Fenice rinascente dalle sue ceneri, e insieme il Sole Levante e Cadente, Osiride e Oro, Cristo, in una parola, che accettava di morire per il bene degli uomini, l’Amore che solo può nutrire il Corpo e l’Anima e la Mente di continuo affamati di ideale e di speranza... Quanto alle cinque Stelle, esse simboleggiano la volontà trasformatrice dei sentimenti, e quella dai sette raggi, brillante allo Zenit, indicava i sette gradini che il Saggio deve salire per conoscere lo Spirito Santo, ovvero la Luce in tutto il suo splendore.Questo Simbolo della Rosa-Croce, riassumeva dunque tutto l’insegnamento della Piramide. Esso era figlio di Ram, di Ermete, di Orfeo, di Budda, di Gesù, e la sua divisa «Per l’Amore alla Scienza, per la Scienza alla Vita e alla Bellezza» appariva invero un’eco della dottrina dei Messia, poiché celebrava perdutamente ancora una volta la Via Una, Vod-Eva, sublime sintesi di tutti gli Esseri.

www.disinformazione.it

Simbolismo esoterico nel dollaro statunitense?

di Marcello Pamio, pubblicato su "Nexus New Times" n. 43

da www.disinformazione.it

Ce ne siamo già occupati in passato! La simbologia occulta nelle banconote, oramai dovrebbe essere ben nota ai lettori di Nexus: ricordiamo infatti l’articolo pubblicato nel numero 40 nel quale Carmen Rettore ha dimostrato inconfutabilmente come i marchi tedeschi recavano impressi dei numeri Maya! Numeri «fuori luogo», che apparentemente non c’entravano nulla nel contesto, almeno per noi comuni mortali, e che invece avevano una loro e sottile funzione subliminale!Oggi invece analizzeremo una delle banconote più conosciute e diffuse al mondo: il dollaro statunitense. Cercheremo di comprendere se anche in questa banconota esiste un «linguaggio» o dei messaggi segreti che sfuggono al nostro controllo conscio. «The One Dollar», come viene comunemente chiamato, fu adottato per la prima volta durante la presidenza di George Washington, nell’anno 1794. Questo spiega come mai un lato della banconota - che per comodità chiameremo lato A - presenta proprio l’effige del primo presidente degli Stati Uniti d’America. 


Lato A del dollaro

Sulla figura storica di George Washington si potrebbe scrivere un intero libro, ma in questa sede ci accontenteremo di una piccola parentesi storica, perché colui che supervisionò la costruzione della «White House»[1] ha avuto strettissimi collegamenti con la massoneria dell’epoca. Ufficialmente George Washington venne eletto il 30 aprile 1789[2], ma quello che pochi ignorano è che tale nomina fu voluta fortemente dal Gran Maestro (massone) di New York, e che il giuramento presidenziale fu fatto addirittura sopra la «bibbia sacra» della massoneria[3]. Non è certo una novità questa per il giovane George, se consideriamo che venne «iniziato» ai segreti esoterici prima di compiere ventuno anni; quindi ben prima della sua candidatura. A destra di Washington, sempre nel lato A, compare un cerchio di colore verde rappresentante il simbolo del Dipartimento del Tesoro («Department of The Tresury») e una data: il 1789. 

Logo del Dipartimento del Tesoro e data 1789 Logo della Riserva Federale di Chicago

La data indica la nascita del Dipartimento del Tesoro statunitense ma coincide anche con la Rivoluzione francese, «una rivoluzione in cui la massoneria - guarda caso - ha contribuito alla sua preparazione intellettuale e ha svolto un ruolo determinante nelle agitazioni»[4]. Il logo ad una osservazione più attenta, risulta pregno di simboli massonici: «scudo», «bilancia», «squadra», «chiave» e «tredici» punti.

La «bilancia», lo «scudo» e la «chiave» sono facilmente identificabili, mentre la «squadra» lo è un po’ meno. Graficamente è quella linea spessa di colore verde con il vertice al centro della bilancia, che divide in due lo «scudo»: separa in definitiva la «bilancia» dalla «chiave». La «squadra», in cui sono disegnati «tredici» punti, rappresenta lo strumento principe del «lavoro massonico»: un utensile che racchiude in sé il rigore morale e la perfezione, e con il suo angolo sempre fisso può essere usata come mezzo di riferimento. La «chiave» altro non è che la conoscenza esoterica - rigorosamente gnostica - che i fratelli massoni si tramandano, e la «bilancia» indica l’equilibrio tra le forze opposte. Non male come sigillo, vero? Almeno cinque simboli universalmente conosciuti in massoneria! Se ci spostiamo a sinistra, sempre nel medesimo lato, troviamo il logo della Riserva Federale di Chicago (Federal Riserve Bank of Chicago, Illinois).

Ad un occhio «esotericamente» allenato, colpisce immediatamente la lettera «G» maiuscola stampata all’interno del cerchio. Lettera diffusissima in massoneria a tal punto che viene considerata come uno dei simboli più importanti.Qual è il suo significato? Ci sono così tante interpretazioni che è difficile integrare il vero significato, almeno per coloro che non sono iniziati agli «insegnamenti nascosti»: iniziale della parola «Gnosi» (conoscenza), «Geometria» (l’arte sacra della «costruzione»), «God» in inglese, «Got» in tedesco: Dio, «Generazione», «G.A.D.U.» (Grande Architetto dell’Universo), ecc.E’ d’obbligo precisare, per non cadere nel ridicolo, che esistono altre serie della stessa banconota che presentano invece della lettera «G» la lettera «H» o la «J», questo a seconda della banca federale.Però è altresì vero che una simile coincidenza - per chi crede naturalmente nelle coincidenze - è molto interessante. Giriamo a questo punto il dollaro e passiamo al lato B. A destra, dentro un cerchio, l’animale per così dire ufficiale degli Stati Uniti d’America: l’aquila calva o aquila romana.


Lato B del dollaro

Questa «ufficialità» l’ha sicuramente reso l’animale più diffuso in loghi e/o simboli governativi. Senza nulla togliere agli altri animali, l’aquila per sua natura, è forse più «vicina» a Dio di qualsiasi altro animale. Il significato quindi è indubbiamente «divino». Essa infatti vola alta, sfiorando il cielo e osserva tutto e tutti. Nulla le sfugge dall’alto. Nel dollaro, l’aquila tiene nel becco un nastro con la scritta latina «E Pluribus Unum» (Out of Many, One), composta da «tredici» caratteri, che significa: «Da Molti Uno».Il numero «tredici», come vedremo meglio più avanti, è presente numerose volte nella banconota:

- le frecce che l’aquila tiene negli artigli della zampa a destra;
-
le foglie del ramo nella zampa sinistra;
- le strisce dello scudo centrale che coprono il corpo;
-
le stelle sopra la testa dell’aquila (che unite formano una stella a sei punte, sic!)
- i gradini della piramide;
-
le lettere della scritta «E Pluribus Unum»;
- le lettere scritta «Annuit Coeptis»;

Aldilà dell’ovvio riferimento ai tredici stati che formarono la prima confederazione americana (tuttora presenti come numero nelle tredici strisce bianche e rosse della bandiera statunitense), il significato del «tredici» in numerologia potrebbe riempire tranquillamente una intera enciclopedia. Nei 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi è raffigurato con la «Morte», intesa come trasformazione, cambiamento e rinascita. Nella tradizione cristiana, in cui Giuda il traditore è legato al tredici (Gesù più dodici apostoli), è considerato il numero della gerarchia infernale. Per alcuni studiosi dell'alfabeto ebraico il «tredici» è simbolo di distruzione e morte. Secondo invece Carmen Rettore, il tredici «oltre ad essere il numero cosmico del perdurare della presenza è anche il numero del “trasporto” e del “volo”». Cosa significa questo? «In pratica con questo numero - continua Carmen Rettore - viene data alla banconota la pulsazione di un movimento universale», della serie: un movimento di «circolazione» che «perdura, trascende e resiste per l’eternità». La conferma di quest’ultima affermazione, e cioè della «circolazione che perdura», sta nel fatto che il dollaro è sicuramente la banconota che circola maggiormente nel mondo e da tantissimo tempo.
Spostiamoci ora a sinistra, perché adesso viene il bello. Preparatevi.

La Piramide del Potere

L'aquila calva

Le stelline sopra l'aquila formano il Sigillo di Salomone (stella a sei punte)

All’interno di un cerchio una piramide - o tronco di piramide - a base quadrata con un occhio al vertice. Un simbolo affascinante e soprattutto intrigante, che vedremo di estrema importanza: si tratta infatti del «Delta Luminoso», chiamato dagli amanti della cospirazione: «Piramide del Controllo» o anche «L’occhio che tutto vede».Talmente importante è il suo «significato» che perfino Gustav Jung se n’è occupato: «il  triangolo con dentro un occhio s’impone – sempre secondo il grande psichiatra svizzero - immediatamente ad ogni osservatore (a livello inconscio) indipendentemente dal livello di coscienza di chi lo sta guardando».[5] Ciò significa che va a lavorare direttamente a livello inconscio bypassando la parte consapevole.Ma cosa ci comunica?

Lo scopo dell’«Occhio della Trinità e dello Spirito Santo», come lo chiama la Rettore, è quello di ricordare che: «l’occhio di Dio ti vede sempre, ovunque tu sia!», mentre il triangolo va a colpire direttamente i tre corpi: materia, sensi e mente, di cui è composto l’uomo. Molto interessante, ma andiamo avanti perché non finisce qui. La piramide ha «tredici» gradini, simbolo - per alcuni - del «percorso iniziatico rosicruciano»[6], alla base della quale vi è incisa la data: «MDCCLXXVI» cioè 1776, anno della fondazione degli Stati Uniti, ma anche anno della nascita dell’«Ordine degli Illuminati»: la società segreta fondata il 1° maggio da Adam Weisshaupt, allora professore ventottenne di giurisprudenza dell’Università dei Gesuiti in Baviera.Sopra il vertice della piramide compare la scritta «Annuit Cœptis», anch’essa di «tredici» caratteri il cui significato è: «la provvidenza ha favorito il nostro impegno», «la divinità ha acconsentito» o anche «approva le cose iniziate». Sotto la base della piramide la scritta «contenente un evidente errore ortografico affinché la “divisa” «Novus Ordo Seclorum» risulti composta di 17 lettere invece di 18».[7] Effettivamente la scritta corretta dovrebbe essere più o meno così: «Novus Ordo Secolorum».

Perché allora inserire volutamente ad arte un errore? Cosa significherà mai il numero «diciassette»? Esso equivale alla «privazione della perfezione celeste altrimenti rappresentata dal numero 18»[8]. Il XVII Arcano è rappresentato da: «Le Stelle»[9], ma indica anche la «perpetuazione» e «realizzazione»[10].  Come dire al mondo: «ecco a voi la realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale».Un altro simbolo curioso è invece la «farfalla» ai piedi della piramide. Per i greci la parola «psiche» significa anche «farfalla», oltreché naturalmente «anima». Quindi la piramide «sovrasta» e «sottomette» l’anima-psiche che sta alla base. Ma quand’è che il «Delta luminoso» è stato utilizzato per la prima volta? I primi ovviamente furono i membri dell’Ordine degli Illuminati, mentre nel dollaro la decisione di stamparlo fu presa solamente nel 1933 per volere del 31esimo presidente Franklin Delano Roosevelt. Un «presidente - tanto per cambiare - massone del 33esimo grado»[11].Questo simbolo, modificato graficamente da renderlo ancora più «illuminante» (l’occhio che osserva e/o controlla il mondo intero), oggi viene usato anche dall’agenzia governativa per i programmi della difesa statunitense: la D.A.R.P.A. (Defense Advanced Research Projects Agency). 

O meglio, veniva usato: dopo averlo scaricato dal sito ufficiale www.darpa.mil (vedi immagine) sembra misteriosamente sparito dalle pagine web.Questo sì che è vero occultismo! Possiamo quindi affermare, senza paura di essere smentiti, che il dollaro statunitense «veicola» così tanti simboli esoterici e/o massonici che pensare a semplici coincidenze fortuite è sinceramente un’offesa al buon senso e alla comune intelligenza.Sicuramente per qualcuno queste affermazioni potranno sembrare semplici forzature, qualcun altro troverà il tempo di sorriderci sopra, ma è bene sempre ricordare due cose: primo che «nulla in massoneria è ritualmente superfluo…»[12] e secondo di non sottovalutare il «simbolo», perché come disse Jung: «può trasformare la natura stessa dell’uomo»[13].Chi ha orecchie per intendere…intenda!

Marcello Pamio