|
|
|||
Era
una grande casa rosa, grave e maestosa nelle sue linee severe, se pur
ingentilite da grandi finestre che occhieggiavano su un verdissimo parco pieno
di alberi, di palme, di fiori.La
sua costruzione risaliva al 1700 e nei suoi tempi migliori doveva aver visto
passeggiare nel suo parco e nelle sue sale dame e cavalieri che portavano i
nomi più illustri della nobiltà
dell'antica Genova. A quei
tempi era stata certamente una casa patrizia, una specie di villa di campagna, perché a tale scopo erano destinate le belle
costruzioni disseminate tra il 1600 ed il 1700 sulla collina di Albaro,
ma ora, ai giorni nostri, era certo una casa stregata. Lo si
avvertiva subito, appena superato il cancello che portava nel grande
giardino. Se fuori c'era il sole e non
si sentiva un alito di vento,
all'interno ci si trovava avvolti dall'ombra ed un vento fresco
raggelava le membra.Nel
suo parco, sotto gli alberi, aleggiava un silenzio strano, come ovattato, rotto
solo dal tubare delle tortore, l'unico rumore che si sentiva. Entrando nella grande casa rosa le persone perdevano la loro gioiosa allegria per sostituirla con una cupa malinconia o tristezza che fosse, che li assaliva appena passavano il cancello. Voci sussurrate, bisbigli che crescevano a dismisura, creando paure, insicurezze, inimicizie.La casa doveva essere abbandonata, non c'era altra soluzione, poi tutto sarebbe tornato normale. Il lavoro sarebbe scorso via liscio, la gente sarebbe tornata tranquilla e gli odi ed i rancori sarebbero svaniti come per incanto. E così fu fatto, un giorno tutto fu imballato e gli uffici furono trasferiti in un moderno edificio in centro. E la grande casa ? Non mi meraviglierei se una mattina, svegliandosi, le persone delle case vicine non la vedessero più, inghiottita nella notte dal suo grande parco, che si è richiuso su di lei. Poi, magari tra secoli, potrebbe riapparire, come per incanto, in una notte, e di nuovo la gente tra le sue mura sentirebbe quelle strane correnti d'aria, quegli strani silenzi e quegli strani rumori.............. Di Annamaria “Lilla” Mariotti lilla.mariotti@alice.it Sito www.ilmondodeifari.com Cosa dire? beata gioventu' !! si prende un aereo e si vola a Londra ad ammirare il piu' antico e importante museo del mondo. Questo è quanto ha fatto il nostro componente del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 - Gruppo Camelot Gianluca Santaniello che con dei suoi amici ci ha dato la possibilità di farvi ammirare in anteprima queste splendide foto, non aggiungiamo altro!! Le foto rappresentano delle mummie, un imbarcazione egizia, il famoso Teschio di Cristallo, la Stele di Rosetta, statue di divinità egizie.
A cura di Gianluca Santaniello Componente Direttivo Regionale del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria - Gruppo Camelot - Nonsiamosoli.com Vivendo in un paese di
mare mi ritrovo spesso ad assistere a splendidi tramonti, con una brezza fresca e
umida che ti fa rilassare e ti scioglie i pensieri, così quando posso mi
ritrovo sulle spiagge del mio paese in zone tranquille a riflettere o scrivere,
e proprio oggi ho rispolverato un vecchio mistero del mare, il mistero delle
isole Eilean More e la scomparsa di tre uomini posti li a salvaguardia e custodia del faro.In pieno atlantico
a un centinaio e più chilometri dalle
isole Ebridi, si trovano le isole Flannan chiamate dai viaggiatori i “sette
cacciatori” tra queste vi è l’isola Eilean More la più grande e la più
settentrionale come posizione. A queste isole venne dato il nome di San
Flannan, da un vescovo del XVII secolo, qui eresse anche una cappella. Su
Eilean More c’era una ricca quantità di pascoli e spesso i pastori vi portavano
i greggi in pascolo, ma stranamente mai nessuno che vi abbia passato una sola
notte, in quanto si raccontava che su l’isola abitasse il piccolo popolo,
entità elementali che incutevano timore.Non appena i traffici
mercantili iniziarono a solcare più frequentemente queste zone di mare, intorno
al XIX secolo, le navi che tagliavano da nord a sud sulla rotta di Clydebank,
spesso si andavano a schiantare contro le Flennan. Questa situazione portò la
sovrintendenza inglese settentrionale nel 1895 a programmare la costruzione di
un faro su Eilean More, faro che sarebbe stato punto di riferimento per quella
zona di mare. Responsabile del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria – Gruppo Camelot – Stargate Toscana Paolo De Gaetano crcosenza@email.it www.leonardodavincics1.it www.cr-leonardodavinci.org www.gruppocamelot.too.it Il labirinto Templare sotto l'Abazia dei Misteri Una chiesa che nasconde uno strano segreto...un parroco che appare e scompare...simboli inquietanti, scheltri del passato, scavi impediti. Umberto Eco ha scelto un’antica abbazia del nord per ambientarvi il
suo thriller storico Il nome della Rosa, pieno di intrighi, delitti,
misteri. Chissà se conoscerva gli eventi legati alla chiesa di Frassinoro,
vicino Modena, che non sono meno sorprendenti di quelli descritti nel suo
celebre romanzo…Se ne sta occupando, per il CIR, un nostro corrispondente
dell’Emilia Romagna, Ivan Rurini, che è venuto a conoscenza qualche anno or sono
di certi fatti misteriosi legati a una chiesa che sorge sulle rovine di
un’antica abbazia. L’ipotesi di Ivan…"Forse", dice
Ivan, "il parroco coltivava simpatie per i Templari; ma non il genere di
"simpatia", quella del massonica, che frettolosamente si potrebbe pensare…"Per meglio
comprendere la mia ipotesi, facciamo un salto indietro. All’epoca della
costruzione del parco adiacente la chiesa, durante gli scavi e la preparazione
del terreno vennero alla luce numerosi scheletri umani, di epoca alto
medioevale. Da qui cominciai a lavorare a una possibilità. E la presenza della
croce templare sembra avvalorarla. Nessuno conosce con certezza la fine
dell’abbazia di Frassinoro. Alcune fonti la vogliono rasa al suolo dalla truppe
di Niccolò III d’Este, altre da una frana che non lasciò nulla in piedi. Altre
fonti ancora sostengono che fu lasciata in abbandono. Che successe con l’elezione del nuovo abate? Malgrado i
divieti dall’alto e le minacce di scomunica, i monaci di Frassinoro elessero
comunque un nuovo abate. Nei registri è menzionato con la sola lettera M, che
all’epoca veniva usata col significato di Magister, "maestro". Sarebbe
significativo se la parola "Maestro" la associassimo alla presenza Templare: ne
verrebbe che sarebbe stato un Maestro Templare a governare l’abbazia. Seguirono
varie vicissitudini tra cui una convocazione del papa Innocenzo IV del
neo-abate, che però non si presentò. Fu deposto, e rieletto su pressione degli
stessi monaci. Insomma, per un’abbazia di provincia mezza dimenticata, un bel
po’ di eventi storici particolari e inconsueti…"E non è tutto.
Riavuti in pieno i suoi poteri, l’abate M distaccò l’abbazia dalla casa madre
francese (Casa di Dio). Inoltre svelò subito la sua origine militare: trasformò
il castello di Montefiorino, ridotto a poco più di un rudere, in un gioiello di
fortezza, dotandolo di nuovi e possenti bastioni, una nuova torre e una rete di
cunicoli sotterranei. Ancora oggi gli anziani del paese dicono che un tunnel
colleghi l’abbazia a una torre che si trovava sotto la collina, dove sembra
risiedesse l’abate. Successivamente la rocca, in mano all’abate, fu messa di
nuovo sotto assedio dai modenesi, e dopo alterne vicende cadde in rovina. Lo
stesso abate M scomparve (morì o esaurì il mandato) nel 1250. Risparmio
ulteriori vicende storiche di passaggi di mano del castello e dell’abbazia;
l’unica certezza è che per un periodo abbastanza lungo l’influenza dei Cavalieri
Templari si è fatta sentire sul entrambi… Ed è proprio in questo contendersi la
proprietà dell’abbazia e del maniero tra Templari e Curia che risiede la mia
ipotesi. Ho già detto dei numerosi scheletri ritrovati durante i lavori per la
costruzione dell’attuale parco della chiesa, e menzionato il fatto che l’abate
M. aveva costruito una rete di gallerie per mettere in comunicazione il castello
e l’abbazia. Gli anziani oggi parlano di un labirinto sotterraneo. Ma allora, qual è la tua idea? Penso ci sia stata una sanguinosa repressione della chiesa di Roma nei confronti dei Templari che amministravano questi posti. Non so se questo è avvenuto intorno al 1250 o dopo il concilio di Vienne, e quindi dopo l’editto di Filippo il Bello e l’inizio delle persecuzioni ai Templari, nel 1307. Ritengo verosimile che in qualche zona sotterranea della vecchia abbazia — magari proprio in uno dei cunicoli o stanze che esistevano (e sicuramente esistono ancora, visto il problema della caldaia e del fumo che riemerge vicino a un altare) e collegavano il castello con l’abbazia e la torre dell’abate M — si sia svolta un’appendice del processo ai Templari istituito da Papa Martino V, Bertrand De Got; e che le tracce di questa sciagura storica sfociata nel sangue siano presenti al giorno d’oggi e più che mai evidenti in qualche locale nascosto sotto la chiesa…" E che cosa c’entrerebbe il parroco? Sicuramente deve aver sentito di queste leggende e deve essersi convinto della loro fondatezza. Negli anni ’40 credo abbia promosso i lavori di ristrutturazione solo per mascherare veri e propri scavi alla ricerca delle prove. Il parroco che esercitava nel ’43 si è chiuso in casa dall’epoca, non ha più visto nessuno e non esce mai. E’ irraggiungibile e si dice sia stato minacciato di morte. Penso che coi secoli uno di quei cunicoli deve essere franato rivelando l’accesso al dedalo di gallerie. Forse quando lo vedevano aggirarsi nei prati, il parroco cercava proprio quelle, ed è lì sotto, da qualche parte, che trascorreva la giornata. Mi piacerebbe sapere che cosa si aspettava di trovare. O che cosa ha trovato. Le tombe dei cavalieri? Ritengo che il parroco abbia voluto far posare una croce Templare sul sagrato proprio per rendere un omaggio alla memoria di quei cavalieri che tanti martiri hanno avuto nel corso dei secoli. E forse la stessa posizione della croce non è casuale. Se si potesse scavare proprio in corrispondenza…" E ora che farai? Voglio andare avanti ancora un po’. Ho scovato un documento interessante ma mal conservato, di quegli anni, in cui più o meno si parla di una delegazione papale in visita all’abbazia in seguito alla morte di un monaco. Sul documento c’è anche il disegno di una tomba… E’ in latino del 1250 e sto lavorando alla traduzione. Vedremo se porterà novità di rilievo… Giorgio Franchetti inchiesta per l'Emilia del collaboratore del Centro Ricerche Ivan Ruini Nel 1987 la famiglia di D. G. acquistò due appartamenti nell'edificio storico, antico palazzo a tre piani di fine '800 situato in piazza Stocco, appartenuto al nobile A.M.. La famiglia andò ad abitare, e abita tutt'ora, al terzo piano dal quale si accedeva alla soffitta lasciata dai vecchi proprietari piena di oggetti antichi, anche se di poco valore. Per D. G., allora un bambino di 7-8 anni, ciò costituiva un luogo carico di misterioso fascino e, spesso, quando lo cercavano per la casa perché non si vedeva più in giro, lo ritrovavano in quella soffitta che era divenuta la sua personale "sala giochi". Vecchie casse con fogli e libri per i conti ingialliti dal tempo, fotografie sfuocate di luoghi e persone senza un nome, abiti di antica foggia appartenuti ad un uomo che teneva molto alle sue giacche grigie, soprammobili e chincaglierie di vario genere erano gli "oggetti misteriosi" che attraevano tanto il piccolo D. e stimolavano la sua già fervida fantasia. Certo egli si chiedeva chi fosse stato l'antico proprietario di quelle "magiche" cose e il perché di quell'abbandono, ma mai più di tanto poiché l'importante per lui, era poter accedere di nascosto in quel "luogo dei sogni", vietatogli dai genitori. La vera ragione del divieto era un pericolo reale: una piccola porticina, che si apriva sulla parete di fondo dell'ultima stanza dell'appartamento, immetteva su un'antica e pericolante scala di legno, che sembrava potesse cedere da un momento all'altro anche sotto il peso di un bambino, e il pavimento della vecchia soffitta era anche più malfermo. ma per D. la trasgressione era fondamentale, nonostante il rischio. Con gli anni il fascino di quel luogo passò. Il tempo della pubertà, gli amici, il motorino e il computer costituirono nuovi interessi per D. e la "soffitta del mistero" cadde nel dimenticatoio. Passarono sei anni e D. conquistò l'indipendenza con il possesso della famosa "ultima stanza con la porticina" che divenne e "il suo nuovo regno". Quando prese possesso della sua nuova camera fu felice. ma i problemi cominciarono di notte. Spesso iniziò ad essere svegliato da chiari e forti rumori, ampliati dal silenzio della notte. Qualcuno apriva la porticina e s'incamminava sulle scale di legno, che scricchiolavano sinistramente, saliva verso la soffitta e cominciava a passeggiare sulla sua testa, a volte con passo cadenzato, a volte nervosamente. La prima volta l'incredulità e la meraviglia superarono la paura. ma le altre notti la tensione e il sudore freddo presero il sopravvento! Non era più tranquillo nella sua stanza! Ne parlò con i genitori e la sorella, i quali, non avendo, invece, mai udito nulla di strano in casa durante la notte, naturalmente non gli diedero alcun credito! D. era un ragazzo ribelle, fantasioso e burlone. sicuramente era un ennesimo tentativo di attirare l'attenzione su di se. A quel punto, però, entrò in ballo il carattere combattivo del ragazzo: la sfida era lanciata! Egli si disse che un "fantasma rumoroso" non poteva vincere la battaglia per il possesso del suo "posto al sole" e, nonostante i soliti rumori si ripetessero quasi ogni notte, s'impose di far finta di non sentire nulla. Tornava sempre più tardi nella sua stanza e sempre più stanco, pronto a cadere subito in un sonno profondo. Nulla da fare, i rumori erano sempre più forti! Allora pensò di cercar di comprendere il perché di quel fenomeno insistente e aprì un dialogo verbale con l'invisibile visitatore. Gli chiese ad alta voce il perché dei rumori, gli spiegò di sentirsi molto disturbato dalla sua presenza e anche di non voler cedere il suo spazio: "Ora sono io che abito qui!" disse. Da quella notte i rumori si attenuarono e le visite divennero sempre meno frequenti. Ma una notte, all'improvviso, quando D. stava quasi per addormentarsi, sentì scuotere fortemente le imposte del balcone della sua stanza, tanto che pensò ad un terremoto, e una voce d'uomo nel buio che chiaramente lo chiamò per nome con tono imperioso: "D.!". Fuggì fuori dalla stanza e per qualche notte non dormì più nel suo letto. Fu proprio in quei giorni che i genitori furono avvertiti, da tecnici specializzati, che, avendo gli inquilini del primo piano fatto indebitamente dei lavori di ristrutturazione al loro appartamento, la loro abitazione era diventata pericolante e correvano il rischio che il pavimento cedesse da un momento all'altro! Così la famiglia di D.G., fatta causa agli incauti abitatori del primo piano per i danni provocati, dovette velocemente abbandonare l'edificio e attendere, per sei anni ancora, di essere rimborsati e di ristrutturare a loro volta la casa. In quegli anni D. pensò a quello che era accaduto nella stanza del suo appartamento e formulò un'ipotesi: sicuramente il "fantasma rumoroso" era il vecchio proprietario del palazzo che, per qualche anno, era stato comunque rallegrato dalla presenza di un bambino fra le sue vecchie cose. quando poi D. aveva smesso le sue visite in soffitta, egli si era sentito solo e aveva cominciato a farsi udire, invitandolo, con quei rumori, a risalire le scale che lo avevano sempre portato a fargli inconsapevole visita e compagnia. Lo scuotere violentemente le imposte era stato invece un avvertimento: "Attenzione! Andate via! Tutto potrebbe crollare da un momento all'altro!". L'unico modo, in fondo, che la presenza aveva di manifestare la sua apprensione, e, tramite il tentativo di indurli ad aver paura e fuggire, evitare una disgrazia che avrebbe coinvolto tutta la famiglia. D., oggi, dorme tranquillamente, da più di tre anni, nella sua nuova camera completamente ristrutturata. La porticina e la vecchia scala in legno non esistono più, sostituite da una botola con scala retrattile a scomparsa che porta nella nuova soffitta.svuotata dagli antichi oggetti "magici" ma piena di cianfrusaglie nuove. Ogni tanto D. viene rimproverato dalla madre per aver lasciata accesa la luce della sua stanza tutta la notte, ma lui pensa che sia inutile negare quella responsabilità poiché, pur essendo sicuro di chiuderla rigorosamente ogni sera prima di dormire, sa che non sarebbe creduto ancora una volta se dicesse che invece, per lui, è il segno tangibile del passaggio del suo "amico fantasma", il quale gli dimostra, in silenzio, di essere sempre presente, senza dover essere, per necessità o solitudine, ancora "il rumoroso". Articolo di Luciana Loprete(collaboratrice del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria) http://digilander.libero.it/CalabryaMistery/ (sito personale) Grotta del Romito (CS): ritrovato scheletro di 13000 anni fà
Come di nostra
abitudine raccogliamo dalle cronache locali ogni notizia di rilevante interesse,
come questa che andiamo a proporvi riguardante il ritrovamento in località
Papasidero (CS) nel sito proto-preistorico denominato Grotta del Romito. * Fonte informativa per l’articolo “ La Provincia” Cosentina del 06/10/2002. CATANZARO:Il viadotto Morandi (Ponte sulla Fiumarella): trampolino di lancio per l’ultimo disperato gesto di troppi giovani. E’ senz’altro il monumento-simbolo della città di Catanzaro. La città, che domina dall'alto uno sperone roccioso, è tagliata in due da un profondo vallone ma unita, nelle due sommità, da un colossale ponte: il viadotto Morandi, o “Ponte della Fiumarella” (fra i più alti nel mondo, in cemento e ad una sola arcata, primo d’Italia e secondo d’Europa), costruito nel 1960. Anche questa spettacolare opera architettonica non si sottrae ad innumerevoli racconti che la vogliono protagonista di eventi soprannaturali…Come il suo predecessore, il Ponte di Siano, il “nuovo” Ponte ha attirato a se moltissime anime in pena che hanno messo fine alla loro vita lanciandosi nel vuoto da quell’insuperabile altezza. Il viadotto sulla Fiumarella è una delle più importanti realizzazioni di Riccardo Morandi - ingegnere e architetto (nato a Roma nel 1902 e scomparso nel 1989), un'opera ardita, riassunto delle soluzioni adottate in tanti lavori da uno dei più grandi strutturisti italiani, geniale interprete della tecnica del cemento armato precompresso. Il viadotto ha un fratello gemello nel Katanga, tra Congo e Sudafrica, ma il Ponte sulla Fiumarella ha pure tre primati invidiabili: è il primo ponte ad arco in cemento armato nel mondo con una luce superiore ai 200 metri e che non ha ceduto all'atto del disarmo; è il secondo ponte ad arco del mondo per grado di luce dopo quello svedese; e ha avuto la centina, cioè l'ossatura resistente creata temporaneamente in calcestruzzo e tubi d'acciaio, che è una delle più alte del mondo, in quanto supera i 120 metri.Ombre, sul “ponte dei suicidi”,guardano giù dal “ponte maledetto”. Troppo frequentemente viene riconosciuto, ricordato e citato solo come “il ponte dei suicidi”, capitolo tragico della sua storia, punteggiato da una lunga serie di salti nel vuoto e da innumerevoli tentativi di suicidio, sventati casualmente e fortunosamente, all’ultimo minuto. Depressione, squilibri, nevrosi latenti, lucida determinazione, ultima spiaggia: in molti casi il viadotto sulla Fiumarella ha offerto, suo malgrado, la soluzione finale. Il così triste titolo di “Ponte maledetto”, che fu prima ancora dell’altro, poco distante, Ponte di Siano, ha passato lo scettro. Nonostante la recinzione del viadotto Morandi sia stata alzata proprio per evitare i suicidi, purtroppo, in alcuni precisi punti, non è difficile scavalcarla. Le cronache cittadine riportano dati confusi: forse 16, qualcuno dice 18, altri asseriscono con certezza che il numero sia superiore a 20, solo negli ultimi anni. Sicuramente tanti, troppi. Si dovrebbe fare di tutto per trovare una soluzione ed impedire o, quanto meno, rendere più difficili questi voli verso una morte certa! Molti sono i testimoni, soprattutto tra i giovani catanzaresi, i quali affermano che, passando sul “ponte maledetto” di notte, vedono, circa a metà del percorso, delle ombre scure o persone ferme in quel punto, spesso nell’atto di guardare giù. Naturalmente, vista l’ora tarda, incuriositi e insospettiti dalla presenza sul posto di qualcuno, pur se solo di passaggio con la macchina, i guidatori, un attimo dopo, guardano nello specchietto retrovisore per controllare se l’ombra è ancora lì ma, sistematicamente, non vedono più nulla! Allucinazioni o presenze spiritiche? Forse è ormai solo una “leggenda metropolitana”, ma è certo che troppe sono le anime che avrebbero voluto avere le ali per tornare indietro e non ripetere quel volo senza ritorno. Articolo di Luciana Loprete(collaboratrice del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria) http://digilander.libero.it/CalabryaMistery/ (sito personale) |