Luoghi misteriosi

  Il fantasma rumoroso

  Il mistero di Eilean Moore

  Visita al British Museum

  La Casa Rosa

  Il Ponte maledetto

  Il labirinto templare sotto l'Abazia      dei   Misteri

  Grotta del Romito (CS)

  Il mistero del cimitero di Aalsum

Il mistero del cimitero di Aalsum

BRUXELLES - "Non è un pesce d'aprile", assicura la polizia. "Non sono i fantasmi", giura il sagrestano. Così tutti brancolano nel buio senza poter dare una spiegazione al mistero di Aalsum, paesino del profondo nord dell'Olanda, 162 anime in tutto. E' nel cimitero della chiesetta locale che l'enigma si ripete da mesi: il coperchio di una tomba, 450 chili di granito, si sposta da solo lasciando il sepolcro a cielo aperto. Il tutto ha avuto inizio quando una famiglia ha trovato la tomba di un parente scoperchiata. Pensando ad un atto di vandalismo, si è rivolta alla polizia. Il fatto però si è ripetuto ben quattro volte senza che gli agenti riuscissero ad individuare i responsabili. Regolarmente quando i parenti o il sagrestano andavano a controllare la tomba, la trovavano aperta, con il pesante coperchio spostato lateralmente di oltre un metro. A questo punto la polizia ha preso la cosa a cuore e in gran segreto ha installato una telecamera proprio di fronte alla sepoltura. Quel che è successo dopo lo spiega meglio di tutti Anna Van der Meer, portavoce della polizia frisone: "Assurdo, da brividi, assolutamente incredibile. Quando ho visto il nostro video sono rimasta di stucco. Si vede la pietra scivolare di lato, quasi cadere per terra. Poi tocca la tomba di fianco e si ferma lasciando il sepolcro in gran parte scoperchiato con un movimento di più di un metro. Com'è possibile? Non lo so, pesa 450 chili. Oltretutto nel video si vede benissimo che la pietra è ferma, poi in un batter d'occhio schizza di lato. Non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia carriera. Noi non abbiamo nessuna spiegazione". La storia ha subito fatto il giro dei Paesi Bassi, con i media scatenati alla ricerca del video. Ma sono rimasti a bocca asciutta, visto che su richiesta della famiglia il Dvd è stato secretato e spedito alla scientifica di Amsterdam. Intanto è partita la corsa alla soluzione del mistero di Aalsum. Gli scienziati negano si possa trattare di smottamenti o movimenti sotterranei del terreno. C'è chi incolpa dei ratti giganti, ma la teoria fa acqua da tutte le parti. Si parla allora degli sbalzi di temperatura che potrebbero creare scompensi alla pressione interna della tomba. Insomma, poche idee e ben confuse. L'unica apparente certezza arriva dal sagrestano di Aalsum, Tjerk Smit: "Di certo non sono stati i fantasmi. Io non credo agli spiriti, altrimenti non avrei scelto questo mestiere".

Alberto D'Argenio www.repubblica.it

La Casa Rosa

Era una grande casa rosa, grave e maestosa nelle sue linee seve­re, se pur ingentilite da grandi finestre che occhieggiavano su un verdissimo parco pieno di alberi, di palme, di fiori.La sua costruzione risaliva al 1700 e nei suoi tempi migliori doveva aver visto passeggiare nel suo parco e nelle sue sale dame e cavalieri che portavano i nomi più illustri  della nobiltà dell'antica Genova. A quei tempi era stata certamente una casa patrizia, una specie di villa di campagna, perché a tale scopo erano destinate le belle costruzioni disseminate tra il 1600 ed il 1700 sulla colli­na di Albaro,  ma ora, ai giorni nostri, era certo una casa strega­ta. Lo si avvertiva subito, appena superato il cancello che portava nel grande giardino. Se fuori c'era il sole e non si sentiva un alito di vento,  all'interno ci si trovava avvolti dall'ombra ed un vento fresco raggelava le membra.Nel suo parco, sotto gli alberi, aleggiava un silenzio strano, come ovattato, rotto solo dal tubare delle tortore, l'unico rumore che si sentiva. L'uso del suo interno era stato svilito ormai da anni e trasfor­mato in uffici, dove persone si muovevano in continuo da una stanza all'altra, telefoni squillavano e macchine da scrivere ticchettavano. Ma anche qui strane correnti d'aria ti aggrediva­no nei corridoi, strani silenzi improvvisi mentre salivi una scala, e strani rumori, insoliti, provenienti non si sa da dove.Ma sopratutto la gente cambiava lì dentro. Quelli che vi entra­vano non erano più gli stessi di prima. Quelli che erano stati amici, ora sembrava si odiassero, tutti erano affannati e tutti volevano arrivare da qualche parte  e possibilmente sempre prima degli altri. Tutti erano in competizione con tutti.  

Entrando  nella grande casa rosa le persone  perdevano  la loro gioiosa allegria per sostituirla con una cupa  malinconia  o  tristezza che fosse, che  li  assaliva appena  passavano  il cancello. Voci  sussurrate, bisbigli  che crescevano a dismisura, creando  paure, insicurezze, inimicizie.La  casa doveva essere abbandonata, non  c'era  altra  soluzione, poi tutto sarebbe tornato  normale. Il  lavoro  sarebbe scorso via liscio,  la gente sarebbe tornata  tranquilla e gli odi ed i rancori  sarebbero  svaniti come per incanto. E così fu fatto, un giorno tutto fu imballato  e gli uffici furono trasferiti in un moderno edificio in centro. E  la  grande  casa ? Non mi meraviglierei se una  mattina,  svegliandosi, le persone delle case  vicine  non la vedessero più, inghiottita nella notte dal suo  grande  parco,  che si è richiuso su di lei. Poi, magari tra  secoli, potrebbe  riapparire,  come  per  incanto, in una notte, e di nuovo la gente tra le sue mura  sentirebbe quelle strane correnti d'aria, quegli strani silenzi e quegli strani rumori..............

Di Annamaria “Lilla” Mariotti lilla.mariotti@alice.it Sito www.ilmondodeifari.com

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Visita al British Museum

Cosa dire? beata gioventu' !! si prende un aereo e si vola a Londra ad ammirare il piu' antico e importante museo del mondo. Questo è quanto ha fatto il nostro componente del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 - Gruppo Camelot Gianluca Santaniello che con dei suoi amici ci ha dato la possibilità di farvi ammirare in anteprima queste splendide foto, non aggiungiamo altro!!

Le foto rappresentano delle mummie, un imbarcazione egizia, il famoso Teschio di Cristallo, la Stele di Rosetta, statue di divinità egizie.

A cura di Gianluca Santaniello Componente Direttivo Regionale del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria - Gruppo Camelot - Nonsiamosoli.com

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Il mistero di Eilean Moore

Vivendo in un paese di mare mi ritrovo spesso ad assistere a  splendidi tramonti, con una brezza fresca e umida che ti fa rilassare e ti scioglie i pensieri, così quando posso mi ritrovo sulle spiagge del mio paese in zone tranquille a riflettere o scrivere, e proprio oggi ho rispolverato un vecchio mistero del mare, il mistero delle isole Eilean More e la scomparsa di tre uomini posti li  a salvaguardia e custodia del faro.In pieno atlantico a  un centinaio e più chilometri dalle isole Ebridi, si trovano le isole Flannan chiamate dai viaggiatori i “sette cacciatori” tra queste vi è l’isola Eilean More la più grande e la più settentrionale come posizione. A queste isole venne dato il nome di San Flannan, da un vescovo del XVII secolo, qui eresse anche una cappella. Su Eilean More c’era una ricca quantità di pascoli e spesso i pastori vi portavano i greggi in pascolo, ma stranamente mai nessuno che vi abbia passato una sola notte, in quanto si raccontava che su l’isola abitasse il piccolo popolo, entità elementali che incutevano timore.Non appena i traffici mercantili iniziarono a solcare più frequentemente queste zone di mare, intorno al XIX secolo, le navi che tagliavano da nord a sud sulla rotta di Clydebank, spesso si andavano a schiantare contro le Flennan. Questa situazione portò la sovrintendenza inglese settentrionale nel 1895 a programmare la costruzione di un faro su Eilean More, faro che sarebbe stato punto di riferimento per quella zona di mare. Per l’inizio dei lavori si dovette aspettare due anni e gli stessi perdurarono per molto tempo prima di essere completati. Le difficoltà furono tante  il continuo mare in tempesta, una costruzione che doveva sorgere su un picco a oltre 60 metri di altezza, resero la costruzione del faro davvero difficile. Nonostante le difficoltà il faro venne inaugurato nel dicembre del 1899.La sua luce avrebbe illuminato quelle sinistre scogliere. Ma non tutto andò come previsto, infatti undici giorni prima del Natale del 1900 il faro era già spento, perché?La sovrintendenza cercò di verificare immediatamente l’accaduto. Qui erano stati inviati quali custodi del faro tre persone di esperienza, James Ducat, Donald Mc Artur, Thomas Marshall, possibile che tutti e tre erano misteriosamente assenti? Cosa era successo?Il 26 Dicembre del 1900 l’alba si apprestava a essere chiara e limpida con un mare finalmente calmo. La nave Hesperus potè salpare per condurre il sig. Joseph Morr a verificare il mistero.Stranamente vicino l’isola il mare si presentava grosso e dopo tre tentativi si potè attraccare.Nessun segnale era stato ricevuto alle segnalazioni della nave in arrivo. Morr raggiunge il recinto del faro e inizia a salire chiamando a viva voce i tre custodi, senza ottenere nessuna risposta.Giunto dentro il faro con altri due marinai, vide con angoscia che tutto era in ordine!! Nesuna cosa era fuori posto ,letti in ordine, camino con ceneri fredde, orologio a muro fermo, niente di niente, solo su una lavagnetta erano scritte alcune note datate 15/12/1900 ore 09.00, il giorno in cui il faro si spense!!! Venne controllato anche la struttura di illuminazione del faro, ma anche li tutto era in ordine, stoppini imbevuti e puliti pronti per l’accensione. Mistero fitto, la squadra rientro a Lewis con i regali di natale e senza una risposta. Le ipotesi si susseguirono ma nessuna convincente, non essendo stati ritrovati i corpi cosa presumere? Si pensò che tutti e tre siano stati vittime di una tempesta, che li travolse sul molo facendoli precipitare in mare, il problema è che il 15 dicembre era stata una giornata calma con mare piatto!! Confermato anche dal transito della nave Archer, il capitano Holman che transitò in prossimità dell’isola, e che rilasciò questa dichiarazione aggiungendo che il faro era già spento al suo passaggio. Altra ipotesi fu l’omicidio, un raptus di follia di uno dei tre che uccise i compagni e si tolse poi la vita, ma nessuna prova a suffraggio di tale ipotesi venne mai riscontrata. Un onda anomala? Investi improvvisamente i tre dal molo? Ma si evidenziò che uno dei tre era sicuramente nel faro, in quanto mancavano solo due dei tre impermiabili di protezione, mentre il terzo era al suo posto, pur vedendo gli amici in difficoltà non si sarebbe precipitato verso di loro con un minimo di protezione, insomma un mistero agghiacciante e  irrisolto. Mai nessuno ne ha più fatto suo il caso, ma in fondo su cosa indagare? Le mie ipotesi si aggiungeranno alle miriade di altre ipotesi che negli anni si susseguirono…forse la stessa forza che agisce nel triangolo delle Bermuda a fatto capolino da queste parti magari più che una forza è un qualcosa di più materiale…di mobile di pilotato…oppure è una forma di abduction in grande stile alla x-files, luogo ideale, fuori dal mondo, desolato, tranquillo, dove indisturbati i cari grigi hanno messo sotto vuoto altro materiale biologico molto utile…o è davvero una forza sovrannaturale che si è ribellata, incattivita dalla nostra devastante e invadente civiltà tecnologica che sta cancellando definitivamente da ogni landa del mondo, quel senso di magico che si perde nella notte dei tempi, in  echi lontani, nei boschi vivi e popolati da creature eteree e fantastiche, ormai relegate da una nefasta umanità come leggende, su vecchi libri in oscure e dimenticate biblioteche.

Responsabile del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria – Gruppo Camelot – Stargate Toscana

Paolo De Gaetano

crcosenza@email.it   www.leonardodavincics1.it  www.cr-leonardodavinci.org  www.gruppocamelot.too.it

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Il labirinto Templare sotto l'Abazia dei Misteri

Una chiesa che nasconde uno strano segreto...un parroco che appare e scompare...simboli inquietanti, scheltri del passato, scavi impediti.

                                                                   

Umberto Eco ha scelto un’antica abbazia del nord per ambientarvi il suo thriller storico Il nome della Rosa, pieno di intrighi, delitti, misteri. Chissà se conoscerva gli eventi legati alla chiesa di Frassinoro, vicino Modena, che non sono meno sorprendenti di quelli descritti nel suo celebre romanzo…Se ne sta occupando, per il CIR, un nostro corrispondente dell’Emilia Romagna, Ivan Rurini, che è venuto a conoscenza qualche anno or sono di certi fatti misteriosi legati a una chiesa che sorge sulle rovine di un’antica abbazia.In questo articolo vi presentiamo i risultati delle sue ricerche svolte sul posto e alcune foto e planimetrie che lui stesso ha realizzato. Ascoltando le voci locali, Ivan si è fatto l’idea che sotto la chiesa si trovi "qualcosa". Qualcosa che persone ignote si sforzano di mantenere segreto. Nel 1970 — per esempio — una scolaresca, guidata dagli insegnanti, intraprese degli scavi a scopo didattico per delineare l’antico perimetro dell’abbazia (oggi sconosciuto). Furono rinvenute mura che sembravano appartenere a una possibile cripta sotterranea. Gli scavi vennero immediatamente sospesi, avvertendo le autorità competenti alla conservazione archeologica. Tutto fu ricoperto con le solite effimere promesse che si sarebbero fatti studi e rilievi per riportare alla luce i resti sepolti: ma tutto è ancora sotto terra. Che avevano scoperto i ragazzi della scuola? Forse una cripta, una stanza segreta? Certo, a condire il tutto con un ulteriore strato di mistero ci sono episodi a dir poco strani. Un certo don Adriano prestava servizio presso la chiesa alcuni anni fa. A quanto sembra era solito sparire per pomeriggi interi, e nel paese sono sicuri di averlo più volte visto aggirarsi nei campi dietro la chiesa e poi eclissarsi. Un prete con la passione della speleologia? Ci sono nella storia casi illustri di personaggi simili che avevano scoperto stanze e cripte sepolte e abbandonate (vedi il caso di Rennes-le-Châteaux). Gli anziani del paese ripetono concordi la leggenda di un labirinto sotto la chiesa, dove per non perdersi bisogna girare sempre verso destra. Insomma, sembra certo che sotto la chiesa esista una parte dell’antica abbazia, che contiene dei segreti o che comunque si cerca di tenere nascosta. Ma perché? Ivan Rurini si è dato molto da fare per chiarire, almeno in parte, i segreti dell’abbazia di Frassinoro. Risulta che la caldaia della chiesa attualmente poggi su di un antica tomba; sembra anche che i suoi fumi escano dall’interno della chiesa lì dove si trova un altare di marmo. "Questo vuol dire", spiega Ivan, "che esiste un passaggio sotterraneo sotto la chiesa; un passaggio seguito e segnato dai fumi che spariscono sotto terra in un punto del pavimento, dove poggia la caldaia e c’è l’antica sepoltura, e che poi conduce chissà come sotto l’altare…"Ma ci sono anche varie "stranezze" che inducono a pensare alla possibilità che qualche oscuro personaggio operi per mantenere nascosto un qualche segreto. Mi riferisco a singolari "interventi di restauro" effettuati sulla chiesa. Rurini si è messo alla ricerca di fotografie d’epoca della chiesa di Frassinoro per vedere come doveva essere prima di tali interventi. Ne sono emerse alcune decisioni architettoniche quanto meno strane…Intorno agli anni ’40 il parroco di allora fece realizzare sostanziali modifiche all’aspetto originario della chiesa. Innanzitutto fece accorciare la facciata di circa un metro, e rimuovere due altari dei sette consacrati ai santi. Accorciando la chiesa dovette togliere una piccola nicchia con una riproduzione della Madonna, che fece poi sistemare all’esterno, sul portale d’ingresso. Osservando la facciata della chiesa, si nota subito che la disposizione del rosone e della finestra risultano spostate verso la sinistra. Tutto l’asse è decentrato enormemente. Ivan ha scoperto fonti certe per cui sarebbe stato il parroco committente dei lavori a volere la facciata così; lo stesso parroco che fece poi costruire una croce templare sul sagrato di fronte all’entrata della chiesa. Che senso poteva avere quasta singolare "decorazione"?

L’ipotesi di Ivan…"Forse", dice Ivan, "il parroco coltivava simpatie per i Templari; ma non il genere di "simpatia", quella del massonica, che frettolosamente si potrebbe pensare…"Per meglio comprendere la mia ipotesi, facciamo un salto indietro. All’epoca della costruzione del parco adiacente la chiesa, durante gli scavi e la preparazione del terreno vennero alla luce numerosi scheletri umani, di epoca alto medioevale. Da qui cominciai a lavorare a una possibilità. E la presenza della croce templare sembra avvalorarla. Nessuno conosce con certezza la fine dell’abbazia di Frassinoro. Alcune fonti la vogliono rasa al suolo dalla truppe di Niccolò III d’Este, altre da una frana che non lasciò nulla in piedi. Altre fonti ancora sostengono che fu lasciata in abbandono. La cosa che subito mi incuriosì fu che non esiste più la minima traccia di un’abbazia che a giudicare dai ritrovamenti doveva essere tra le più forti e potenti dell’Italia dell’epoca; tanto da vantare un proprio esercito e un castello con roccaforte come Montefiorino, che i Templari avevano trasformato in un gioiello bellico. Senza contare poi che vi si avvicendarono i più potenti abati nella gerarchia ecclesiastica di queste zone".Quali legami hai scoperto tra gli abati di Frassinoro e i Templari? "Ho svolto varie ricerche sui Cavalieri Templari in questa zona, e la loro tormentata storia è risultata strettamente legata alle vicissitudini dell’abbazia. Ha preso il via dal bellissimo bassorilievo raffigurante i cavalieri della Tavola Rotonda scolpito sul portale posteriore del Duomo di Modena, con al centro una croce Templare. "Le prime notizie certe compaiono nel 1201, quando si svolse la battaglia del Sanguineto a Formigine, tra reggiani e modenesi. I prigionieri catturati dai reggiani vennero portati all’Ospedale Templare di Santo Stefano. Questo pagava all’abbazia di Frassinoro un canone annuo di 10 soldi lucchesi. Il 25 febbraio 1136 l’Ospedale era stato donato proprio all’abbazia di Frassinoro, che lo gestì fino al 1161 quando dopo una controversia con l’abate passò in mano ai Templari reggiani. Questo passaggio di proprietà inasprì i rapporti fra Templari e abbazia. Nel 1240 il Comune di Modena si alleò con la potente famiglia dei Gualandelli inviando un esercito nel Frignano. Dopo una serie fortunata di assalti ad altrettanti castelli, l’esercito modenese decise di porre l’assedio al Castello di Montefiorino, che cadde dopo un’accanita resistenza. L’abate di Frassinoro non si fece attendere e corse subito in aiuto di Montefiorino fornendo un proprio esercito e rientrando in possesso del castello. Al termine di questa guerra, verso il 1240, compare sulla scena dell’abbazia un oscuro personaggio: l’abate M. Alla morte del vecchio abate Ugo, il Legato Pontificio per la Lombardia, Gregorio da Montelongo, proibì sotto pena di scomunica l’elezione del nuovo abate; imponendo poi come sua scelta un certo Benedetto, del monastero di S. Pietro in Modena."Si può certo ipotizzare che tale decisione inconsueta sia stata motivata dall’ingerenza del vecchio abate nelle guerre locali. Numerosi indizi archeologici sembrano inoltre avvalorare la possibilità che a Frassinoro coabitassero insieme ai monaci benedettini alcuni cavalieri Templari col loro seguito di sergenti e servi. La presenza dei Cavalieri assicurava un buon servizio di polizia a chi transitava, pellegrini o mercanti, lungo la via Bibulca, grosso snodo di traffici. Non va dimenticato che nel 1260, con lo stesso scopo, alloggiavano presso l’abbazia anche comunità cavalleresche appartenenti ai cavalieri del Tau di Altopascio…"

Che successe con l’elezione del nuovo abate?

Malgrado i divieti dall’alto e le minacce di scomunica, i monaci di Frassinoro elessero comunque un nuovo abate. Nei registri è menzionato con la sola lettera M, che all’epoca veniva usata col significato di Magister, "maestro". Sarebbe significativo se la parola "Maestro" la associassimo alla presenza Templare: ne verrebbe che sarebbe stato un Maestro Templare a governare l’abbazia. Seguirono varie vicissitudini tra cui una convocazione del papa Innocenzo IV del neo-abate, che però non si presentò. Fu deposto, e rieletto su pressione degli stessi monaci. Insomma, per un’abbazia di provincia mezza dimenticata, un bel po’ di eventi storici particolari e inconsueti…"E non è tutto. Riavuti in pieno i suoi poteri, l’abate M distaccò l’abbazia dalla casa madre francese (Casa di Dio). Inoltre svelò subito la sua origine militare: trasformò il castello di Montefiorino, ridotto a poco più di un rudere, in un gioiello di fortezza, dotandolo di nuovi e possenti bastioni, una nuova torre e una rete di cunicoli sotterranei. Ancora oggi gli anziani del paese dicono che un tunnel colleghi l’abbazia a una torre che si trovava sotto la collina, dove sembra risiedesse l’abate. Successivamente la rocca, in mano all’abate, fu messa di nuovo sotto assedio dai modenesi, e dopo alterne vicende cadde in rovina. Lo stesso abate M scomparve (morì o esaurì il mandato) nel 1250. Risparmio ulteriori vicende storiche di passaggi di mano del castello e dell’abbazia; l’unica certezza è che per un periodo abbastanza lungo l’influenza dei Cavalieri Templari si è fatta sentire sul entrambi… Ed è proprio in questo contendersi la proprietà dell’abbazia e del maniero tra Templari e Curia che risiede la mia ipotesi. Ho già detto dei numerosi scheletri ritrovati durante i lavori per la costruzione dell’attuale parco della chiesa, e menzionato il fatto che l’abate M. aveva costruito una rete di gallerie per mettere in comunicazione il castello e l’abbazia. Gli anziani oggi parlano di un labirinto sotterraneo. Aggiungo le strane vicissitudini della scolaresca che scopre durante uno scavo senza pretese "qualcosa" che viene immediatamente ricoperto e dimenticato. Ricordo la storia di un parroco che si aggira furtivo nelle campagne oltre la chiesa e poi sparisce per riemergere solo a notte fonda: lo stesso parroco che fa eseguire sostanziali opere di ristrutturazione, ma inspiegabilmente sposta verso destra tutto l’asse della chiesa e ne accorcia la facciata. Uno strano sacerdote, che fa installare una croce templare sul sagrato… Infine, c’è il fatto che i fumi della caldaia situata su una tomba escono vicino a un altare nella chiesa, dopo un oscuro percorso sotterraneo. A questo punto, il quadro è molto delineato…"

Ma allora, qual è la tua idea?

Penso ci sia stata una sanguinosa repressione della chiesa di Roma nei confronti dei Templari che amministravano questi posti. Non so se questo è avvenuto intorno al 1250 o dopo il concilio di Vienne, e quindi dopo l’editto di Filippo il Bello e l’inizio delle persecuzioni ai Templari, nel 1307. Ritengo verosimile che in qualche zona sotterranea della vecchia abbazia — magari proprio in uno dei cunicoli o stanze che esistevano (e sicuramente esistono ancora, visto il problema della caldaia e del fumo che riemerge vicino a un altare) e collegavano il castello con l’abbazia e la torre dell’abate M — si sia svolta un’appendice del processo ai Templari istituito da Papa Martino V, Bertrand De Got; e che le tracce di questa sciagura storica sfociata nel sangue siano presenti al giorno d’oggi e più che mai evidenti in qualche locale nascosto sotto la chiesa…"

E che cosa c’entrerebbe il parroco?

Sicuramente deve aver sentito di queste leggende e deve essersi convinto della loro fondatezza. Negli anni ’40 credo abbia promosso i lavori di ristrutturazione solo per mascherare veri e propri scavi alla ricerca delle prove. Il parroco che esercitava nel ’43 si è chiuso in casa dall’epoca, non ha più visto nessuno e non esce mai. E’ irraggiungibile e si dice sia stato minacciato di morte. Penso che coi secoli uno di quei cunicoli deve essere franato rivelando l’accesso al dedalo di gallerie. Forse quando lo vedevano aggirarsi nei prati, il parroco cercava proprio quelle, ed è lì sotto, da qualche parte, che trascorreva la giornata. Mi piacerebbe sapere che cosa si aspettava di trovare. O che cosa ha trovato. Le tombe dei cavalieri? Ritengo che il parroco abbia voluto far posare una croce Templare sul sagrato proprio per rendere un omaggio alla memoria di quei cavalieri che tanti martiri hanno avuto nel corso dei secoli. E forse la stessa posizione della croce non è casuale. Se si potesse scavare proprio in corrispondenza…"

E ora che farai?

Voglio andare avanti ancora un po’. Ho scovato un documento interessante ma mal conservato, di quegli anni, in cui più o meno si parla di una delegazione papale in visita all’abbazia in seguito alla morte di un monaco. Sul documento c’è anche il disegno di una tomba… E’ in latino del 1250 e sto lavorando alla traduzione. Vedremo se porterà novità di rilievo…

Giorgio Franchetti inchiesta per l'Emilia del collaboratore del Centro Ricerche Ivan Ruini

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Il fantasma rumoroso

Nel 1987 la famiglia di D. G. acquistò due appartamenti nell'edificio storico, antico palazzo a tre piani di fine '800 situato in piazza Stocco, appartenuto al nobile A.M.. La famiglia andò ad abitare, e abita tutt'ora, al terzo piano dal quale si accedeva alla soffitta lasciata dai vecchi proprietari piena di oggetti antichi, anche se di poco valore. Per D. G., allora un bambino di 7-8 anni, ciò costituiva un luogo carico di misterioso fascino e, spesso, quando lo cercavano per la casa perché non si vedeva più in giro, lo ritrovavano in quella soffitta che era divenuta la sua personale "sala giochi". Vecchie casse con fogli e libri per i conti ingialliti dal tempo, fotografie sfuocate di luoghi e persone senza un nome, abiti di antica foggia appartenuti ad un uomo che teneva molto alle sue giacche grigie, soprammobili e chincaglierie di vario genere erano gli "oggetti misteriosi" che attraevano tanto il piccolo D. e stimolavano la sua già fervida fantasia. Certo egli si chiedeva chi fosse stato l'antico proprietario di quelle "magiche" cose e il perché di quell'abbandono, ma mai più di tanto poiché l'importante per lui, era poter accedere di nascosto in quel "luogo dei sogni", vietatogli dai genitori. La vera ragione del divieto era un pericolo reale: una piccola porticina, che si apriva sulla parete di fondo dell'ultima stanza dell'appartamento, immetteva su un'antica e pericolante scala di legno, che sembrava potesse cedere da un momento all'altro anche sotto il peso di un bambino, e il pavimento della vecchia soffitta era anche più malfermo. ma per D. la trasgressione era fondamentale, nonostante il rischio. Con gli anni il fascino di quel luogo passò. Il tempo della pubertà, gli amici, il motorino e il computer costituirono nuovi interessi per D. e la "soffitta del mistero" cadde nel dimenticatoio. Passarono sei anni e D. conquistò l'indipendenza con il possesso della famosa "ultima stanza con la porticina" che divenne e "il suo nuovo regno". Quando prese possesso della sua nuova camera fu felice. ma i problemi cominciarono di notte. Spesso iniziò ad essere svegliato da chiari e forti rumori, ampliati dal silenzio della notte. Qualcuno apriva la porticina e s'incamminava sulle scale di legno, che scricchiolavano sinistramente, saliva verso la soffitta e cominciava a passeggiare sulla sua testa, a volte con passo cadenzato, a volte nervosamente. La prima volta l'incredulità e la meraviglia superarono la paura. ma le altre notti la tensione e il sudore freddo presero il sopravvento! Non era più tranquillo nella sua stanza! Ne parlò con i genitori e la sorella, i quali, non avendo, invece, mai udito nulla di strano in casa durante la notte, naturalmente non gli diedero alcun credito! D. era un ragazzo ribelle, fantasioso e burlone. sicuramente era un ennesimo tentativo di attirare l'attenzione su di se. A quel punto, però, entrò in ballo il carattere combattivo del ragazzo: la sfida era lanciata! Egli si disse che un "fantasma rumoroso" non poteva vincere la battaglia per il possesso del suo "posto al sole" e, nonostante i soliti rumori si ripetessero quasi ogni notte, s'impose di far finta di non sentire nulla. Tornava sempre più tardi nella sua stanza e sempre più stanco, pronto a cadere subito in un sonno profondo. Nulla da fare, i rumori erano sempre più forti! Allora pensò di cercar di comprendere il perché di quel fenomeno insistente e aprì un dialogo verbale con l'invisibile visitatore. Gli chiese ad alta voce il perché dei rumori, gli spiegò di sentirsi molto disturbato dalla sua presenza e anche di non voler cedere il suo spazio: "Ora sono io che abito qui!" disse. Da quella notte i rumori si attenuarono e le visite divennero sempre meno frequenti. Ma una notte, all'improvviso, quando D. stava quasi per addormentarsi, sentì scuotere fortemente le imposte del balcone della sua stanza, tanto che pensò ad un terremoto, e una voce d'uomo nel buio che chiaramente lo chiamò per nome con tono imperioso: "D.!". Fuggì fuori dalla stanza e per qualche notte non dormì più nel suo letto. Fu proprio in quei giorni che i genitori furono avvertiti, da tecnici specializzati, che, avendo gli inquilini del primo piano fatto indebitamente dei lavori di ristrutturazione al loro appartamento, la loro abitazione era diventata pericolante e correvano il rischio che il pavimento cedesse da un momento all'altro! Così la famiglia di D.G., fatta causa agli incauti abitatori del primo piano per i danni provocati, dovette velocemente abbandonare l'edificio e attendere, per sei anni ancora, di essere rimborsati e di ristrutturare a loro volta la casa. In quegli anni D. pensò a quello che era accaduto nella stanza del suo appartamento e formulò un'ipotesi: sicuramente il "fantasma rumoroso" era il vecchio proprietario del palazzo che, per qualche anno, era stato comunque rallegrato dalla presenza di un bambino fra le sue vecchie cose. quando poi D. aveva smesso le sue visite in soffitta, egli si era sentito solo e aveva cominciato a farsi udire, invitandolo, con quei rumori, a risalire le scale che lo avevano sempre portato a fargli inconsapevole visita e compagnia. Lo scuotere violentemente le imposte era stato invece un avvertimento: "Attenzione! Andate via! Tutto potrebbe crollare da un momento all'altro!". L'unico modo, in fondo, che la presenza aveva di manifestare la sua apprensione, e, tramite il tentativo di indurli ad aver paura e fuggire, evitare una disgrazia che avrebbe coinvolto tutta la famiglia. D., oggi, dorme tranquillamente, da più di tre anni, nella sua nuova camera completamente ristrutturata. La porticina e la vecchia scala in legno non esistono più, sostituite da una botola con scala retrattile a scomparsa che porta nella nuova soffitta.svuotata dagli antichi oggetti "magici" ma piena di cianfrusaglie nuove. Ogni tanto D. viene rimproverato dalla madre per aver lasciata accesa la luce della sua stanza tutta la notte, ma lui pensa che sia inutile negare quella responsabilità poiché, pur essendo sicuro di chiuderla rigorosamente ogni sera prima di dormire, sa che non sarebbe creduto ancora una volta se dicesse che invece, per lui, è il segno tangibile del passaggio del suo "amico fantasma", il quale gli dimostra, in silenzio, di essere sempre presente, senza dover essere, per necessità o solitudine, ancora "il rumoroso". 

Articolo di Luciana Loprete(collaboratrice del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria)

http://digilander.libero.it/CalabryaMistery/ (sito personale)

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Grotta del Romito (CS): ritrovato scheletro di 13000 anni fà

Come di nostra abitudine raccogliamo dalle cronache locali ogni notizia di rilevante interesse, come questa che andiamo a proporvi riguardante il ritrovamento in località Papasidero (CS) nel sito proto-preistorico denominato Grotta del Romito.Qui l’equipe diretta dal professor Fabio Martini dell’Università di Firenze ha dato alla luce una sepoltura posta in parallelo con quella scoperta un anno fa circa, anche se a un livello stratigrafico inferiore, di uno scheletro risalente al Paleolitico (13000 anni fa) che va ad aggiungersi a quelli già scoperti dal prof. Graziosi negli anni sessanta, e quello scoperto dal equipe nel 2001.Lo scheletro in questione è di un giovane maschio di 20 anni, alto m1,75, robusto, e di una certa importanza all’interno di questa comunità di agricoltori e cacciatori, in quanto questo tipo di sepoltura e ritualistica, venivano in genere utilizzate solo per esponenti di una certa”classe” sociale; si disconoscono le cause della morte, in questi giorni il gruppo di studio provvederà alla rimozione delle ossa, compiendo successivamente le necessarie analisi paleo-patologiche indispensabili a stabilirne le cause di decesso.Sono stati effettuati rilievi ed analisi anche sulla presenza di pollini e resti di cibo rinvenuti all’interno della grotta.Il lavoro comunque non si fermerà a questa scoperta anzi sarà predisposto per il futuro un incremento dei lavori “procedendo nella successione degli strati attraversando cioè una sequenza stratigrafica di 8 metri e all’interno di essa ricostruire la successione delle culture e dei cambiamenti paleo-ambientali”.Sarà un lungo lavoro quindi quello che aspetterà l’equipe del professor Martini, ricordiamo comunque che vi è stato un grosso sostegno da parte dell’Amministrazione di Papasidero, della Soprintendenza Archeologica per la Calabria, l’Università di Firenze e il Museo Fiorentino di Preistoria, augurandoci una sempre e solerte cooperazione di questi organismi che possano dare la forza necessaria a portare a termine questo importante lavoro che dona nuova linfa ad una realtà della ricerca Paleo - archeologica di tempi così lontani.

* Fonte informativa per l’articolo “ La Provincia” Cosentina del 06/10/2002.

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 Il Ponte Maledetto

 CATANZARO:Il viadotto Morandi (Ponte sulla Fiumarella): trampolino di lancio per l’ultimo disperato gesto di troppi giovani.

E’ senz’altro il monumento-simbolo della città di Catanzaro. La città, che domina dall'alto uno sperone roccioso, è tagliata in due da un profondo vallone ma unita, nelle due sommità, da un colossale ponte: il viadotto Morandi, o “Ponte della Fiumarella” (fra i più alti nel mondo, in cemento e ad una sola arcata, primo d’Italia e secondo d’Europa), costruito nel 1960. Anche questa spettacolare opera architettonica non si sottrae ad innumerevoli racconti che la vogliono protagonista di eventi soprannaturali…Come il suo predecessore, il Ponte di Siano, il “nuovo” Ponte ha attirato a se moltissime anime in pena che hanno messo fine alla loro vita lanciandosi nel vuoto da quell’insuperabile altezza. Il viadotto sulla Fiumarella è una delle più importanti realizzazioni di Riccardo Morandi - ingegnere e architetto (nato a Roma nel 1902 e scomparso nel 1989), un'opera ardita, riassunto delle soluzioni adottate in tanti lavori da uno dei più grandi strutturisti italiani, geniale interprete della tecnica del cemento armato precompresso. Il viadotto ha un fratello gemello nel Katanga, tra Congo e Sudafrica, ma il Ponte sulla Fiumarella ha pure tre primati invidiabili: è il primo ponte ad arco in cemento armato nel mondo con una luce superiore ai 200 metri e che non ha ceduto all'atto del disarmo; è il secondo ponte ad arco del mondo per grado di luce dopo quello svedese; e ha avuto la centina, cioè l'ossatura resistente creata temporaneamente in calcestruzzo e tubi d'acciaio, che è una delle più alte del mondo, in quanto supera i 120 metri.Ombre, sul “ponte dei suicidi”,guardano giù dal “ponte maledetto”. Troppo frequentemente viene riconosciuto, ricordato e citato solo come “il ponte dei suicidi”, capitolo tragico della sua storia, punteggiato da una lunga serie di salti nel vuoto e da innumerevoli tentativi di suicidio, sventati casualmente e fortunosamente, all’ultimo minuto. Depressione, squilibri, nevrosi latenti, lucida determinazione, ultima spiaggia: in molti casi il viadotto sulla Fiumarella ha offerto, suo malgrado, la soluzione finale. Il così triste titolo di “Ponte maledetto”, che fu prima ancora dell’altro, poco distante, Ponte di Siano, ha passato lo scettro. Nonostante la recinzione del viadotto Morandi sia stata alzata proprio per evitare i suicidi, purtroppo, in alcuni precisi punti, non è difficile scavalcarla. Le cronache cittadine riportano dati confusi: forse 16, qualcuno dice 18, altri asseriscono con certezza che il numero sia superiore a 20, solo negli ultimi anni. Sicuramente tanti, troppi. Si dovrebbe fare di tutto per trovare una soluzione ed impedire o, quanto meno, rendere più difficili questi voli verso una morte certa! Molti sono i testimoni, soprattutto tra i giovani catanzaresi, i quali affermano che, passando sul “ponte maledetto” di notte, vedono, circa a metà del percorso, delle ombre scure o persone ferme in quel punto, spesso nell’atto di guardare giù. Naturalmente, vista l’ora tarda, incuriositi e insospettiti dalla presenza sul posto di qualcuno, pur se solo di passaggio con la macchina, i guidatori, un attimo dopo, guardano nello specchietto retrovisore per controllare se l’ombra è ancora lì ma, sistematicamente, non vedono più nulla! Allucinazioni o presenze spiritiche? Forse è ormai solo una “leggenda metropolitana”, ma è certo che troppe sono le anime che avrebbero voluto avere le ali per tornare indietro e non ripetere quel volo senza ritorno.

Articolo di Luciana Loprete(collaboratrice del Centro Ricerche Leonardo da Vinci Cosenza1 e Calabria)

http://digilander.libero.it/CalabryaMistery/ (sito personale)

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